La lotta al doping al Tour de France non si ferma mai, nemmeno quando i corridori dormono. A ricostruire i retroscena dei controlli effettuati nelle ore notturne è stato il quotidiano francese Le Parisien, da anni uno dei media che con maggiore continuità segue e approfondisce le vicende legate all'antidoping nella Grande Boucle. Già in passato il giornale francese ha pubblicato numerose inchieste sul tema e, anche in questa edizione del Tour de France sta seguendo da vicino il lavoro degli investigatori e dei tecnici dell'International Testing Agency (ITA), impegnati in una campagna di controlli che avrebbe interessato quasi tutti i corridori presenti in corsa.
La scelta di effettuare test anche nel cuore della notte non è casuale. Al centro dell'attenzione c'è infatti una pratica conosciuta da anni dagli esperti di antidoping: il microdosaggio. Si tratta della somministrazione di quantità molto ridotte di sostanze proibite, sufficienti a produrre benefici fisiologici se assunte con continuità, ma decisamente più difficili da individuare durante i normali controlli.
Proprio in un aggiornamento di ieri sera su questo caso, il quotidiano francese ha voluto condividere con i lettori quanto saputo da alcuni esperti di antidoping.
«Per l'EPO si parla di una dose standard di circa 40 unità per chilogrammo tre volte alla settimana, mentre una microdose può essere di 20 o addirittura 10 unità per chilogrammo - spiega a Le Parisien Michel Audran, ex direttore del laboratorio antidoping di Châtenay-Malabry - L'effetto è meno evidente nell'immediato, ma prolungando il trattamento nel tempo si possono ottenere risultati simili».
Anche il professor Jean-Claude Alvarez, specialista in tossicologia presso l'ospedale di Garches, conferma che il fenomeno è ben conosciuto dagli addetti ai lavori.
«Non tutte le sostanze funzionano con il microdosaggio - osserva - Prodotti come l'ostarina non avrebbero effetti apprezzabili, mentre ormoni come l'EPO o l'ormone della crescita sono particolarmente adatti a questo tipo di utilizzo».
Il vero vantaggio, per chi scegliesse questa pratica illecita, è rappresentato dalla difficoltà di individuazione. «L'unico vantaggio del microdosaggio è che è molto più difficile da rilevare durante un controllo antidoping», sottolinea Alvarez. Non è un caso che studi scientifici abbiano dimostrato come piccole somministrazioni ripetute di EPO possano anche sfuggire al passaporto biologico, lo strumento che monitora nel tempo i parametri ematici degli atleti
Alcune sostanze hanno infatti tempi di permanenza nell'organismo estremamente brevi. L'IGF-1, ormone della crescita prodotto naturalmente dal fegato e coinvolto nei processi di recupero, può essere eliminato nel giro di poche ore. Una caratteristica che rende fondamentale il momento in cui viene effettuato il controllo.
Per questo motivo, spiega ancora Michel Audran, è necessario intervenire il più rapidamente possibile. «Queste sostanze devono essere rilevate il più vicino possibile al momento in cui vengono iniettate nell'organismo. Altrimenti si scende troppo rapidamente sotto la soglia di rilevabilità ed è troppo tardi per dimostrare qualcosa».
È proprio questa la ragione che avrebbe portato gli ispettori dell'ITA a effettuare controlli anche durante la notte, sorprendendo gli atleti nei loro hotel.
Secondo quanto ricostruito da Le Parisien, tra i corridori sottoposti a questi test ci sarebbero stati anche Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, svegliati nelle prime ore del mattino nel pieno del difficile weekend alpino. Una situazione che avrebbe provocato il malcontento delle rispettive squadre, UAE Team Emirates-XRG e Visma-Lease a Bike, preoccupate soprattutto per il recupero dei propri leader durante la fase decisiva della corsa.
L'Unione Ciclistica Internazionale ha difeso senza esitazioni l'operato dell'International Testing Agency, ribadendo il proprio pieno sostegno all'ITA nell'utilizzo di tutti i mezzi a sua disposizione per svolgere la propria missione nel modo più efficace possibile.
Ma la dichiarazione più significativa arriva da Jonathan Vaughters, ex professionista statunitense, ex compagno di squadra di Lance Armstrong e oggi manager della EF Education-EasyPost. Le sue parole spiegano meglio di qualsiasi analisi perché i controlli notturni rappresentino oggi uno degli strumenti più efficaci nella lotta al doping.
«Effettuare controlli alle due del mattino è uno dei modi più efficaci per contrastare il microdosaggio di EPO, ormone della crescita e testosterone», afferma Vaughters.
Poi arriva una riflessione destinata a far discutere, perché pronunciata da chi ha vissuto dall'interno una delle epoche più buie del ciclismo.
«Se l'UCI ci avesse controllato alle due del mattino nel 2001, saremmo stati tutti squalificati e avremmo risparmiato a questo sport venticinque anni di controlli antidoping».
Una frase che pesa come una confessione collettiva e che offre una chiave di lettura importante sull'evoluzione della lotta al doping. Oggi gli investigatori dell'ITA cercano di anticipare le strategie di chi potrebbe tentare di aggirare i controlli, intervenendo proprio nelle ore considerate più sensibili per il microdosaggio.