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VERSO ROUBAIX. QUELLI CHE... L'HANNO SOLO SFIORATA: ADRIE VAN DER POEL. GALLERY
di Benjamin Le Goff | 25/03/2026 | 08:23

Vincere la Regina delle Classiche è il sogno di una vita per un'intera categoria di corridori chiamati "Flandriens" così come per grandi campioni che attribuiscono particolare prestigio alla Paris-Roubaix Hauts-de-France. Ma oltre ai 95 diversi vincitori (5 per le donne), la storia dell'evento è segnata anche da corridori di prim'ordine che inciampano ripetutamente in questo obiettivo, conquistano posti d'onore, perdono la consacrazione per un intoppo, una foratura al momento sbagliato. Di cosa aveva bisogno Adrie van der Poel per vincere negli anni '80 nel velodromo dove suo figlio ha trionfato in tre edizioni consecutive? E Juan Antonio Flecha che si è avvicinato più volte all'impresa sui ciottoli del Nord? E Marianne Vos che ha vinto ovunque? I ricordi della passerella hanno un sapore amaro solo per Zdenek Stybar, Steve Bauer o Lorena Wiebes? Domande e risposte in una serie di sei intervistem realizzate in collaborazione con ASO, che ci accompagneranno fino all'appuntamento del 12 aprile.

Adrie Van der Poel, padre dell'«Olandese Volante», è stato un grande specialista del ciclocross e delle classiche. Nel cross ha vinto il titolo mondiale nel 1996, su strada ha conquistato due monumenti (il Fiandre 1986 e la Liegi-Bastogne-Liegi 1988), ma quello che amava più di tutti, la Parigi-Roubaix, lo ha sempre respinto. E non è per mancanza di tentativi: 14 partecipazioni (tante quanto Boonen, De Vlaeminck... o suo suocero Poulidor). Spesso era indicato tra i favoriti per la vittoria, specialmente nel 1986, una settimana dopo aver battuto Sean Kelly nella Ronde, l'altra prestigiosa corsa delle pietre. Nell'Inferno del Nord, la gerarchia si invertì nella volata di un gruppo molto ristretto con l'irlandese al trionfo davanti a Rudy Dhaenens e all'olandese. Adrie van der Poel aveva solo 26 anni, aveva ancora molte conquiste da compiere, ma la Roubaix rimaneva inaccessibile.

1986, QUANDO L’HA SFIORATA...
«Quell'anno, ero davvero al top». Quando arriva alla partenza a Compiègne in cerca di gloria, Adrie van der Poel ha appena vinto il Giro delle Fiandre mostrando grande padronanza fisica e tattica. A 26 anni ha già dimostrato il suo valore nell'Inferno del Nord arrivando 6º nel 1983 dopo il compagno di squadra e connazionale Hennie Kuiper, che succedette a un altro olandese, Jan Raas. Era arrivato il suo turno?

La fiducia in se stesso era ai massimi storici. E persino il tempo gli sorrideva: «Erano le condizioni che preferivo, una domenica secca dopo una settimana in cui ha piovuto. A me piace pedalare sulle pietre bagnate! Con la maglia della Kwantum addosso, Van der Poel evita tutte le trappole e avanza verso Roubaix, dove il traguardo viene posto in città in via del tutto eccezionale (fu riportato al velodromo dal 1989). «Avevo corso bene, non avevo avuto sfortune in gara» ricorda. Quattro uomini arrivano a lottare per la corsa: Van den Haute scatta a 300 metri, Van der Poel lo segue ma Kelly mette d’accordo tutti conquistando la sua seconda Roubaix, dopo il trionfo del 1984.

«Forse non ho fatto lo sprint più intelligente della mia carriera - ammette Van der Poel -. Ero già molto felice di essere in testa, di essere quasi sicuro di salire sul podio. Quindi non ero concentrato al 100%  sulla vittoria».

SEAN KELLY, IL MIGLIOR NEMICO
Quattro volte Adrie van der Poel e Sean Kelly sono saliti insieme sul podio di un monumento. E ogni volta, uno dei due era sul gradino più alto per ricevere gli onori riservati al vincitore. Nella Ronde del 1986 fu l'olandese a vincere, nelle altre tre volte (Lombardia 1983 e 1985, Roubaix 1986) toccò invece a Kelly.

«Sean è stato forse il miglior corridore degli anni '80 e '90 - dice Van der Poel, che lo ammira sinceramente -. Ho grande rispetto per lui. Certo, correvo per vincere ma quando arrivavo secondo o terzo dietro a Kelly ero comunque felice. Per me, è davvero uno dei migliori corridori della storia».
Con più di 150 vittorie in carriera (rispetto alle circa cinquanta di Van der Poel), l'irlandese si distingue per la quantità, ma anche per la varietà dei suoi successi. «Era sempre lì, dall'Étoile de Bessèges alla Lombardia - continua Van der Poel -. Che nevicasse o facesse caldo, non si è mai lamentato e ha sempre corso dando il massimo. Una persona straordinaria: a fine carriera abbiamo avuto molti scambi, siamo diventati molto amici».

I RIMPIANTI...
«Pensavo davvero che un giorno avrei vinto questa classica - conferma Van der Poel, trent'anni dopo la sua ultima partecipazione a Parigi-Roubaix -. Eppure, è uno dei pochi classici che non ho vinto: Fiandre, Amstel, San Sebastian, Liegi... sono un bel vincere! Ma per me, la Roubaix sarebbe davvero stata importante perché è sempre stata la mia gara preferita! D'altra parte, non avrei mai pensato di vincere a Liegi. Ma è così, non c'è nulla da aggiungere...».

Oltre a quella del 1986, anche la Roubaix del 1988 ha lasciato dei rimpianti, aldilà del 18° posto finale: «È stata una delle migliori gare che ho fatto a Roubaix. Dirk De Mol (vincitore) e Thomas Wegmuller (2°) hanno offerto una prestazione straordinaria per tutta la giornata. Dietro eravamo solo in due, Sean Kelly e io. Abbiamo corso a tutta velocità, e sono rimasto davvero deluso di non ottenere un risultato migliore con quelle gambe. Beh, la gara era molto aperta, ci mancavano i compagni di squadra, succede».

UN AMORE ETERNO
L'Inferno del Nord aspettava Mathieu per incoronare un Van der Poel, ma sedusse immediatamente Adrie, che già nel 1981 voleva affrontare il pavé come neopro ma dovette aspettare l'anno successivo: «Sono rimasto molto deluso di non essere stato selezionato - ricorda - ma capisco, perché all'epoca avevamo due grandi leader, Hennie Kuiper e Roger De Vlaeminck».

A 22 anni ha debuttato nell'Inferno del Nord (32º) e da allora il ritorno ogni anno (ad eccezione dell'edizione del 1984), fino al 1996, per mettersi alla prova delle sfide uniche di Parigi-Roubaix. 

«A volte ci sono alcuni settori nel percorso Tour de France, ma per il resto è un tracciato che si affronta solo una volta all'anno. Mentre se fai l'Omloop, Kuurne, E3, Waregem... trovi gli stessi muri del Fiandre, ad Arenberg si va solo una volta all'anno. E questo è stato davvero speciale per me».

E la conclusione sa di nostalgia: «Non l’ho mai vinta, l’ho sfiorata, ma non ho dubbi: per me la Parigi-Roubaix resta la più bella di tutte».

La Scheda di Adrie van der Poel
Nato il 17 giugno 1959 a Hoogerheide (Paesi Bassi)
Squadre: DAF Trucks (1981-1982), Jacky Aernoudt-Rossin-Campagnolo (1983), Kwantum (1984-1986), PDM (1987-1988), Weinmann (1989-1990), Tulip Computers (1991-1992), Mercatone Uno (1993), Collstrop (1994-1995), Rabobank (1996-2000)
Vittorie principali: Liegi-Bastogne-Liegi 1988 / Tour delle Fiandre 1986 / Amstel Gold Race 1990 / Clasica San Sebastian 1985 / Campione del Mondo di Ciclocross 1996
Risultati alla Parigi-Roubaix: 1982 : 32° / 1983 : 6° / 1985 : 9° / 1986 : 3° / 1987 : 37°/ 1988 : 18° / 1989 : 18° / 1990 : 10° / 1991 : 25° / 1992 : 14° / 1993 : 5° / 1994 : 16° / 1995 : 58° / 1996 : ritiro.

Caratteristica speciale: "Comunque, un Van der Poel che vince!" Adrie van der Poel ha potuto vedere suo figlio Mathieu scrivere il nome della dinastia nella lista dei vincitori della Queen of the Classics e ben tre volte consecutive (2023, 2024, 2025): "È un ragazzo che mi sorprende sempre. Quest'anno, penso che sia ancora pronto. Non c'è alcuna garanzia, ma in ogni caso ha fatto di tutto per essere pronto».

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