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UNO-X MOBILITY, TOBIAS JOHANNESSEN TRACCIA IL SUO 2026 E RACCONTA: «AL TOUR 2025 SONO STATO A UN PASSO DAL RITIRO»
di Federico Guido | 29/01/2026 | 08:25

Sei. È questo il numero da cui, a metà febbraio, Tobias Halland Johannessen ripartirà per la sua quinta stagione da professionista. È in sesta posizione, infatti, che il ventiseienne di Drøbak ha chiuso l’ultimo Tour de France, un risultato (il migliore di sempre ottenuto da un corridore norvegese in Francia) che l’ha messo sotto un’altra luce e che rischia concretamente di essere il turning point della sua carriera.

Da classe ’99 qual è, il fratello gemello di Anders non dovrebbe verosimilmente aver mostrato tutti i suoi limiti e raggiunto già l’apice del suo potenziale, un punto questo a cui lui, come la sua Uno-X Mobility, si augura di approdare progressivamente dando seguito a quanto fatto vedere nell’ultima annata e lavorando su dettagli e aspetti ancora non del tutto esplorati.

È questo il caso, ad esempio, della cronometro, una specialità che un ambizioso uomo da gare a tappe come lui deve e può curare ancora meglio se vuole eccellere in determinati contesti competitivi. Consci di ciò, in squadra, come lo stesso Johannessen ha rivelato in un’intervista rilasciata a Domestique Cycling durante il training camp in altura che sta svolgendo in Spagna, si sono rimboccati le maniche impegnandosi alacremente per apportare i correttivi più funzionali alla posizione in sella del vincitore del Tour de l’Avenir 2021.

“Il setup che abbiamo messo a punto è davvero notevole. Non rivelerò tutti i vantaggi che mi darà, ma posso dire che sono davvero importanti” ha dichiarato Johannessen. “Ora mettermi sulla bici da cronometro è molto più piacevole. La posizione è più comoda e sembra si traduca in una velocità maggiore e questo rende più facile sia allenarsi che performare con questo mezzo”.

Le sensazioni, da verificare poi sul campo in strada, sono quindi positive per il giovane norvegese che conosce bene l’importanza che rivestiranno le prove contro il tempo al prossimo Tour de France, corsa che, aprendosi proprio con una cronosquadre a Barcellona, obbligherà ad essere subito sul pezzo.

“Il tempo che ciascuno farà registrare sarà valido per la classifica, quindi gli uomini che cureranno la generale dovranno sprintare fin sulla linea e sarà essenziale essere ben preparati. Noi abbiamo corridori molto validi e siamo un gruppo a cui piace lavorare insieme” ha affermato Johannessen non lasciando dubbi su quello che sarà il focus principale di una stagione che, nel suo caso, comincerà il prossimo 16 febbraio con l’UAE Tour.

“Mi piace questo tipo di gara dove spesso a una giornata più facile ne segue una con una salita da affrontare a tutta” ha detto il corridore scandinavo in merito alla gara emiratina dove si troverà davanti, tra gli altri, Remco Evenepoel, Isaac Del Toro e Jonas Vingegaard.

“La salita di Jebel Mobrah è quella che aspetto con più impazienza perché è lì che noi scalatori leggeri possiamo avere un vero vantaggio e far registrare alcuni picchi di potenza, cosa che è piuttosto divertente”.

Chiusa l’esperienza negli Emirati Arabi, la stagione di Johannessen proseguirà dunque con Strade Bianche e Itzulia Basque Country (“Una gara che si adatta bene alle mie caratteristiche”) prima delle attese classiche delle Ardenne.

“Spero di poterle disputare forte di una buona condizione perché sono uno dei miei obiettivi principali per la primavera” ha esclamato Johannessen. “La Freccia è quella che meglio si sposa con le mie doti da scalatore per l’esplosività che è richiesta sulle pendenze di un traguardo iconico come il Mur de Huy, ma la gara più importante per me resta la Liegi. Il mio sogno è quello, un giorno, di finirla tra i primi cinque e naturalmente, magari, di vincerla, ma questo è piuttosto difficile oggi con la presenza di Pogačar. È una gara molto dura, penso una delle gare più difficili che ho fatto e farò nella mia vita”.

A quel punto, messosi alle spalle il rinomato Trittico, Johannessen avrà nei suoi pensieri solo il Tour de France dove cercherà di migliorare ulteriormente il superlativo piazzamento del 2025 anche dribblando malesseri e problematiche di salute come quelle avute durante l’ultima edizione.

“Nel corso della prima settimana ero ammalato e ho sofferto molto a causa della tosse. Durante la settima tappa, quella che arrivava sul Mur de Bretagne, a metà percorso stavo così male che ero quasi sul punto di ritirarmi, ma ho deciso di dare tutto per raggiungere al traguardo e vedere poi lì come affrontare la cosa. Un paio di giorni dopo mi sono sentito di nuovo abbastanza bene ed è stato possibile continuare il mio Tour” ha rivelato Johannessen che, tenendosi alla larga da queste situazioni, è convinto di poter elevare il livello delle sue prestazioni e, conseguentemente, anche il risultato finale.

“Penso che ci siano sicuramente più svantaggi che vantaggi nell’esser malati durante la prima settimana di un Grande Giro, quindi, considerato quante energie in meno ho avuto, credo che quest'anno potrò fare ancora meglio” ha spiegato il portacolori della Uno-X.

“La speranza è quella un giorno di salire sul podio perché sarebbe davvero un gran risultato per me ma, se quest’anno finirò col fare una gara migliore rispetto all'anno scorso concludendo settimo, non sarò deluso perché il Tour, si sa, è una gara molto dura, sei gomito a gomito con tanti corridori davvero validi al massimo della forma ed è difficile prevedere come possa andare”.

Quel che è certo è che quella francese è una gara esigente e sfibrante, in grado di consumarti e sollecitare oltremodo le tue doti da recupero e la tua tenuta mentale. Per questo Johannessen valuterà che piega dare alla sua seconda parte di stagione solo una volta raggiunti i Campi Elisi, anche se un’altra manifestazione a cui rivolgere i propri pensieri il terzo classificato all’ultima Milano-Torino l’avrebbe già.

“Quello dei Mondiali è un percorso molto bello su cui voglio davvero mettermi alla prova perché, a guardarlo bene, dovrebbe essere abbastanza adatto a me. È molto più impegnativo di quanto si veda in televisione e per questo il prossimo potrebbe essere uno dei Campionati del Mondo uno dei più duri degli ultimi anni” ha ammesso Johannessen a cui, dunque, non dispiacerebbe essere della partita in Canada, nazione in cui potrebbe atterrare magari dopo aver messo a punto la gamba in quella che sarebbe la sua prima Vuelta España.

“Il mio programma per l’autunno è ancora da definire ma c’è ancora la possibilità che possa partecipare a due Grandi Giri in questa stagione. Disputare la Vuelta sarebbe un sogno e, se riuscirò a rimettermi in sesto in maniera adeguata dopo il Tour, credo sia possibile realizzarlo quest'anno” ha detto Johannessen prima di svelare come non sia affatto un ragazzo ossessionato dal Tour e come forse, in un’altra situazione, avrebbe addirittura seguito strade diverse per questo suo primo anno stabile nel World Tour.

“Il Tour è ovviamente la corsa più importante al mondo, ma penso che per noi ciclisti sia molto bello anche prender parte al Giro o alla Vuelta. Ecco, forse, se fosse spettato a me decidere, quest’anno mi sarebbe piaciuto fare la doppietta Giro-Vuelta per provare qualcosa di nuovo visto che per tre anni di fila ho partecipato al Tour” è stata l’ammissione di un Johannessen che poi ha comunque tenuto a ribadire come la decisione di orientarsi ancora verso il Tour sia stata ampiamente ragionata e presa considerando quanto la presenza in Francia fosse realmente stimolante per lui.

“Voglio davvero riprovare la Grande Boucle preparando tutto alla perfezione. L’anno scorso alla fine ho avuto buone sensazioni e, in ottica classifica generale, penso di avere ancora qualcosa da dare. A livello di programma, dunque, credo sia più facile e rappresenti una buona soluzione per me concentrarsi solo su questo e poi vedere successivamente se sarò nelle condizioni di poter correre la Vuelta andando a caccia di tappe o correndo in supporto a qualche compagno per la sua generale” ha chiosato il giovane norvegese, intenzionato a indirizzare solo in un secondo momento la seconda parte di un 2026 che si annuncia per lui parecchio ricco di sfide.

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