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IL J'ACCUSE DI GUERCIOTTI DOPO I MONDIALI: «CARA FEDERAZIONE, HA ANCORA SENSO INVESTIRE NEL CICLOCROSS?»
dalla Redazione | 04/02/2026 | 08:00

Ai Campionati del Mondo di ciclocross di Hulst la squadra Fas Airport Services-GuerciottiPremac ha conquistato la medaglia d’argento nel team relay grazie a Elisa Ferri e Giorgia Pellizotti, oltre a piazzamenti tra i primi dieci nelle prove individuali. Risultati che confermano  il valore del team a livello internazionale, ma che non bastano a rasserenare il team manager Alessandro Guerciotti.

“Certe volte – afferma il manager milanese – mi chiedo se conviene proseguire l’attività con un team di ciclocross che richiede investimenti importanti. Negli ultimi anni il mio team ha ottenuto risultati di rilievo grazie al sostegno di sponsor e collaboratori. Siamo tornati a recitare un ruolo importante, ma la Federazione Ciclistica Italiana non ha viaggiato al nostro ritmo”.

Il punto centrale riguarda le mancate convocazioni ai Mondiali 2026 di atleti che hanno svolto un’intensa attività internazionale. Tra gli esclusi da Hulst 2026 anche crossisti che nei cimenti internazionali hanno altresì ottenuto piazzamenti tra i primi 10 o in top 15.

La Federazione Ciclistica Italiana ha puntato tutto sugli juniores – fa notare Alessandro Guerciotti – tuttavia la carriera non finisce a 18 anni: esistono anche Under 23 ed Elite. Senza continuità si rischia di perdere ragazzi e di impoverire il ciclocross”.

Pur potendo schierare 6 atleti per categoria, l’Italia ai Mondiali 2026 ne ha portati globalmente meno della metà. Guerciotti respinge l’ipotesi dei limiti economici: “Mi sembra assurdo che possano mancare 3.000 o 4.000 Euro per un Mondiale in Olanda. Una Federazione deve mettere a budget dei costi per un mondiale, preferendolo anche ad un ritiro collegiale”.

Aggiunge che molti materiali dei crossisti di interesse azzurro erano già in Olanda, ad Hoogerheide, e che i costi di viaggio sono ridotti. “Mi è stato detto che la FCI ha convocato solo atleti con buone possibilità di salire sul podio; con un simile criterio avrebbero dovuto convocare solo Grigolini, Pezzo, Viezzi, Pellizotti e Casasola. Lo stesso Filippo Fontana, classificatosi 5°, non aveva possibilità di correre per il podio”.

Una filosofia che, secondo il Team Manager, penalizza la crescita: “Chi sostiene che un 25° posto non serva a niente, non conosce il livello di preparazione richiesto da un Mondiale. Prima di arrivare 5°, Filippo Fontana, in passato, è stato anche fuori dalla top 15”.

In effetti diversi team investono direttamente e costantemente nelle trasferte internazionali: “Noi investiamo tutto l’anno sulle trasferte in Coppa del Mondo e la campagna del Belgio di fine anno. Se la Federazione ci avesse chiesto un contributo per Hulst, avremmo aiutato volentieri. Le convocazioni devono essere meritocratiche, se però mancano risorse si può collaborare”.

Guerciotti allarga poi l’orizzonte: “La Nazionale dovrebbe sempre convocare almeno i primi tre del Campionato italiano, per tenere vivo il valore della maglia azzurra”. Inoltre il manager propone come esempio la Under 23 Gaia Santin del Velo Club San Vendemiano, seconda agli Italiani: “Per un club come il Velo Club San Vendemiano sarebbe stato uno stimolo enorme averla a Hulst anche verso gli sponsor. L’esclusione di questa atleta rischia di compromettere entusiasmo e investimenti. Io sono imprenditore prima che manager, e questi meccanismi mi sono ancora più evidenti”.

Stesso discorso per la EF Education First, che ha creato una struttura dedicata al ciclocross per i fratelli Agostinacchio: “Mattia è stato sfortunato, ma perché non convocare Filippo, primo anno Elite, con due titoli italiani e un podio europeo alle spalle? Con questo ragionamento io non avrei mai ottenuto il 6° posto mondiale con Marco Aurelio Fontana nel 2008, al primo anno Elite”.

Effettivamente c’è il rischio che un grande team World Tour come EF Education possa ritenere l’investimento nel cross come una perdita, cambiando quindi strategie ed obbligando anche lo stesso Mattia Agostinacchio ad allontanarsi dal ciclocross”.

Alessandro incalza: “A seguito della squalifica di Viezzi tra gli Under 23 e la sfortuna di Sara Casasola che ha abbandonato nella prova Elite, ai Mondiali 2026 la Nazionale italiana, per la prima volta nella storia, non ha avuto nomi sull’ordine d’arrivo delle gare di categoria. Vi sembra normale per una nazione ciclisticamente evoluta come l’Italia?”.

Il team manager espone i conti: “Per svolgere attività ad alto profilo internazionale e portare atleti a partecipare e a giocarsi un Mondiale spendiamo oltre 150.000 Euro a stagione. E il risultato è che atleti come Lucia Bramati (ndr: 11unidcesima in classifica di Coppa del Mondo e tra le prime 30 nel ranking UCI) non vengano considerati abbastanza competitivi per partecipare ad un mondiale. Si può ben capire come queste decisioni possano danneggiare la nostra attività, ma anche i nostri sponsor che investono e chiedono una giusta visibilità”.

La proposta finale è chiara: “Serve un vero tavolo tra Federazione e teams già ad aprile per gettare le basi della nuova stagione. Vincere da juniores deve essere “un punto di partenza, non di arrivo”.

Alessandro Guerciotti è amareggiato: “Non è polemica la mia, bensì un contributo costruttivo per far crescere davvero il ciclocross”. Alessandro è figlio di patron Paolo Guerciotti: “Il ciclocross – conclude Alessandro – è uno sport che sia mio padre che Vito Ditano mi hanno insegnato ad amare. E farò di tutto per riportarlo ai fasti dei tempi di Ditano, Pontoni e Bramati”.

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