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VERSO LA VUELTA. VINGEGAARD E QUELLA VOGLIA DI RECORD CHE PASSA DALL'ANGLIRU
di Francesca Monzone | 19/08/2025 | 08:35

Nessun danese ha mai vinto la Vuelta e Jonas Vingegaard potrebbe essere il primo a farlo. Vincere la Vuelta per entrare nella storia, questo è l’intento del danese che cercherà di conquistare la Roja, la maglia simbolo della Vuelta e indossata una sola volta da un corridore danese, ovvero quando  Jakob Fuglsang la vestì dopo la cronometro a squadre inaugurale nel 2011.

Questo potrebbe essere l’anno della svolta di Vingegaard, che dopo il secondo posto al Tour de France ha capito che nel suo palmares c’è posto per tanti altri successi. Il danese è alla sua terza partecipazione alla corsa a tappe spagnola ed è il grande favorito per la vittoria finale.

Per il 90° anniversario de La Vuelta torna il leggendario Alto de l'Angliru, che Vingegaard ha già scalato due volte. Il danese affronterà questa salita il 5 settembre, durante la tredicesima frazione. Il gigante delle Asturie, che ha una pendenza massima che sfiora il 20%, dovrà essere affrontato nel finale di giornata, dopo aver percorso 203 chilometri con partenza da da Cabezon de la Sal.

La prima volta Vingegaard ha scalato l'Angliru come compagno di squadra di Primoz Roglic nel 2020 e poi nel 2023, quando il team olandese conquistò nella stessa stagione i tre grandi giri, evento che non si era mai verificato nella storia del ciclismo. Sepp Kuss conquistò La Vuelta dopo che Roglic aveva fatto suo il Giro d’Italia e Vingegaard aveva portato a casa il suo secondo Tour de France. Dal 2017, quando Alberto Contador ha coronato la sua magnifica carriera vincendo, come nel 2008, all'Alto de l’Angliru, La Vuelta ha affrontato due volte il gigante delle Asturie, con i suoi 12,3 km al 10,1% e il famoso passaggio Cueña les Cabres al 23,5%, nel 2020 e nel 2023. Questo corrisponde alle due partecipazioni di Jonas Vingegaard al grande giro spagnolo.

La prima volta per Vingegaard è stata il 1° novembre, l'anno della pandemia. L’esile danese aveva 23 anni, stava correndo il suo primo grande giro, al servizio di Primoz Roglic. Aveva all'attivo una sola vittoria da professionista (una tappa del Giro di Polonia 2019). Roglic, vincitore uscente della corsa, stava difendendo la Roja contro Richard Carapaz. Lo sloveno perse la maglia rossa proprio sull'Angliru, ma riuscì a limitare i danni grazie all'aiuto dei suoi compagni di squadra Robert Gesink e Sepp Kuss. Ma in particolare è stato il lavoro di Vingegaard a limitare i danni in quella giornata difficile sulle Asturie. Si stava correndo la dodicesima tappa e proprio Vingegaard trascinò il suo capitano sulla salita dell'Angliru. A 3,5 km dalla vetta, il danese si staccò, lasciando a Kuss il compito di completare l'opera, il che bastò a Roglic per riconquistare definitivamente la testa della corsa il giorno successivo, nella cronometro che portava al Mirador de Ézaro.

Al termine della tappa, Vingegaard che era un perfetto sconosciuto, venne assalito da tutti i media che volevano sapere tutto di quel piccolo corridore. «Cerco solo di aiutare Primoz il più possibile. Credo di aver sorpreso il pubblico, ma anche me stesso e la squadra qui in Spagna – aveva detto Vingegaard - So di essere di un alto livello quando sono al meglio, ma non credo di aver ancora raggiunto i miei limiti alla Vuelta». Lo sforzo di Vingegaard non passò inosservato e Roglic chiese alla squadra di sostituire, nella squadra progettata per il Tour de France 2021, Tom Dumoulin con il piccolo danese. Il resto è storia e le due cadute di Roglic in quel Tour de France diedero l’occasione a Vingegaard di diventare il capitano guida della Jumbo-Visma. 

Per la quinta volta consecutiva, il danese è salito sul podio del Tour de France di quest'anno, di nuovo al secondo posto dietro a Tadej Pogacar, ma da diversi anni afferma che la corsa per la Maglia Gialla non è l'unico obiettivo della sua carriera. «Vincere la Vuelta di Spagna, voglio vincere un giorno la Vuelta». Da queste parole, ripetute anche nelle scorse settimane, si capisce quando questa corsa sia importante per il danese, che in Spagna ha già conquistato l'Itzulia, i Paesi Baschi, e due volte O Gran Camiño. 

Due anni fa Vingegaard ha vinto al Col du Tourmalet (13a tappa) e a Bejes (16a tappa) alla vigilia dell'Angliru. All'epoca, era secondo nella classifica generale, a 29'' dal compagno di squadra Kuss, mentre Roglic era staccato di 1'33''. Nel gruppo Jumbo-Visma, l'idea era ancora che il più forte dei tre avrebbe vinto La Vuelta. In cima all'Angliru, Roglic e Vingegaard tagliarono il traguardo per primi e seguiti da Kuss a 19'', ma l'impressione che tutti ebbero quel giorno è che i due stessero gareggiando l'uno contro l'altro. «A nessuno di noi è piaciuto il modo in cui abbiamo corso – aveva detto Vingegaard dopo quella giornata - Anche alla dirigenza della squadra non è piaciuto e abbiamo capito che dovevamo fermarci, che non potevamo gareggiare l'uno contro l'altro all'interno della squadra. È quello che volevo fare il secondo giorno di riposo. Ero terzo e felice di essere in quella posizione. Avevo chiesto di non attaccarci a vicenda e di lottare solo contro i nostri avversari. Fortunatamente, dopo l'Angliru, la dirigenza ci ha detto: ora è finita e dobbiamo mantenere la classifica così com'è. Non sapremo mai chi di noi tre sia stato il più forte in quella Vuelta».

Oggi la situazione è completamente diversa e Jonas Vingegaard correrà per vincere la sua prima Vuelta di Spagna.

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