Amava andare in bicicletta. Ai suoi tempi, fine Ottocento, non era una bicicletta ma un biciclo: ruota anteriore molto più grande di quella posteriore, un espediente che consentiva di raggiungere maggiori velocità in pianura, ma rendeva quasi impossibile affrontare le salite. Telaio in ferro, ruote a gomma piena, pedali collegati direttamente alla ruota anteriore, sterzo a manubrio. E la sella così alta che, raggiungerla e sedersi, era già quasi una vittoria.
Ernest Chausson era nato a Parigi, nel 1855, in una famiglia ricca. Il padre, un imprenditore edile, andava sul concreto e indirizzò il figlio alla giurisprudenza. Ernest si laureò, divenne avvocato, ma a quel punto, fra le note legali e quelle musicali, scelse la classica e l’opera, Wagner e Berlioz, il pianoforte e l’orchestra. Campare da artista è sempre stata dura, ma grazie a un’eredità il musicista Chausson poté permetterselo. E si guadagnò credito e credibilità. Fu tra i fondatori della Société nationale de musique, compose musica sacra, teatrale, sinfonica, strumentale e vocale da camera. Si impegnò per una decina di anni in un dramma lirico, “Le Roi Arthus”, e ancora cercava, invano, di metterlo in scena.
Il 10 giugno 1899 Chausson si trovava nella residenza estiva della famiglia, a Limay, una cinquantina di chilometri a ovest di Parigi. Volle approfittare della giornata festiva – un sabato - per fare una gita in biciclo. I dettagli non sono certi. Chi dice salendo e cadendo dalla sella, chi scrive urtando il muro di recinzione, chi sostiene che si trattò di una banale caduta, chi specifica che perse il controllo del velocipede in discesa e poi sbatté contro un muro di mattoni, chi aggiunge che la morte fu istantanea… Aveva 44 anni. “La voce più distintiva della musica francese – il giudizio della Philadelphia Chamber Music Society - nella generazione immediatamente precedente a quella di Debussy”.
Per le strane combinazioni dei nomi e le imprevedibili coincidenze delle storie, quasi un secolo più tardi, nemesi o rivincita, Chausson sarebbe salito ai vertici del ciclismo. Stavolta con Anne-Caroline Chausson, francese di Digione, eclettica nelle sue acrobazie fra mountain bike, downhill e bmx, addirittura 16 titoli mondiali e uno olimpico a Pechino 2008. Nessuna parentela famigliare tra Ernest e Anne-Caroline, ma la stessa musica. La musica dei pedali.