Il sogno era quello di vestirsi di rosso già al termine della prima giornata, ma non è andata così. Wout van Aert ci ha provato, ma sulle strade di Monaco ha dovuto fare i conti con un avversario imbattibile e, soprattutto, con una cronometro che ha messo a dura prova anche i migliori specialisti. Il belga della Visma | Lease a Bike ha chiuso lontano dalla vittoria di Tadej Pogacar, che si è preso la prima maglia rossa della Vuelta, ma non ha motivo per considerare negativo il suo debutto.Il fiammingo è arrivato ottavo, con 9"45 dal vincitore.
Il margine con lo sloveno è stato minimo per alcuni dei protagonisti, ma sufficiente per impedire a Van Aert di realizzare il suo primo obiettivo: conquistare la leadership della corsa. Eppure, più del risultato finale, a far discutere è stato il percorso scelto dagli organizzatori.
Una cronometro di appena 9,4 chilometri, ma tutt'altro che semplice. La partenza sui gradini del Casino de Monte-Carlo, i passaggi nel piccolo tunnel, il Circo di Monte Carlo e una sequenza praticamente infinita di curve hanno trasformato quella che avrebbe dovuto essere una prova contro il tempo in una sorta di esercizio di equilibrio e precisione.
Van Aert lo aveva capito già durante la ricognizione. E dopo aver tagliato il traguardo non ha nascosto le proprie perplessità. «Ho perso un po' di tempo in curva», ha ammesso il belga, sintetizzando in poche parole una cronometro nella quale ogni esitazione poteva costare secondi preziosi.
L'ambiente, però, gli è piaciuto. Monaco ha regalato immagini spettacolari e un'atmosfera completamente diversa da quella delle classiche cronometro dei grandi giri. Ma secondo Van Aert, in alcuni punti si è superato il limite.
«L'ambiente circostante era davvero unico, e questo mi è piaciuto. Ma in certi punti era davvero troppo tecnico e al limite», ha spiegato il corridore della Visma | Lease a Bike.
Il punto più delicato, secondo il belga, era il finale. «L'ultimo tratto intorno al porto era un po' troppo complicato. Ho fatto una ricognizione e alla fine è stata una mia scelta quella di correre meno rischi. Quindi non è certo una scusa, ma solo la mia opinione».
Una scelta comprensibile, soprattutto considerando che la Vuelta è appena cominciata e che Van Aert ha obiettivi ben più importanti dei pochi secondi persi nella prima giornata. Il belga è arrivato in Spagna con l'ambizione di vincere tappe e, perché no, provare a conquistare la maglia rossa nelle prime giornate. Il percorso della cronometro rappresentava un'occasione concreta, ma la prudenza ha avuto la meglio.
E sulla valutazione del tracciato non è rimasto solo. Anche Mathieu Heijboer, allenatore e responsabile delle performance della Visma | Lease a Bike, ha espresso un giudizio molto duro sulla prova di Monaco. «Dovremmo essere contenti che sia andata bene, ma non credo che fosse un percorso degno di un grande giro» ha dichiarato.
Il problema, secondo Heijboer, non riguarda soltanto la difficoltà tecnica del percorso, ma soprattutto i rischi che una cronometro del genere avrebbe potuto comportare. «Se piove o qualcuno è sfortunato, diventa un disastro. Dovremmo essere soprattutto contenti che sia andata bene».
Questo fotografa perfettamente il sentimento della squadra: nessun dramma per la mancata conquista della maglia rossa, soprattutto perché davanti c'era un Tadej Pogacar ancora una volta capace di fare la differenza. Van Aert, invece, può guardare avanti.
La Vuelta è iniziata da un giorno e le occasioni per il belga non mancheranno. Il percorso spagnolo sembra costruito per esaltare le sue qualità di corridore completo: veloce, resistente, esplosivo e capace di superare anche salite impegnative.
Il rosso è sfumato a Monaco. Ma per Van Aert la Vuelta è appena cominciata.