La voce è meno potente di un tempo, segnata dalle difficoltà degli ultimi mesi, ma quando parla di ciclismo gli occhi di Eddy Merckx tornano a brillare come quelli del campione che ha cambiato la storia di questo sport. Nella sua casa, il "Cannibale" ha concesso un'esclusiva alla stampa belga per analizzare il Tour de France appena concluso, quello che ha visto Tadej Pogacar conquistare la sua quinta Grande Boucle ed eguagliare proprio il record del fuoriclasse belga.
Merckx, ancora alle prese con il recupero dopo il grave incidente in bicicletta del dicembre 2024 e i diversi interventi chirurgici all'anca, racconta di vedere finalmente la luce in fondo al tunnel.
«Sto un po' meglio. Finalmente. Negli ultimi otto o dieci giorni cammino normalmente, senza stampelle. Ho ancora qualche dolore articolare, soprattutto quando mi alzo dopo essere rimasto seduto a lungo, ma continuo la fisioterapia due volte a settimana, faccio riabilitazione a casa e riesco anche a pedalare un po' sulla cyclette. Sento di essere finalmente sulla strada giusta».
Poi il discorso si sposta inevitabilmente sull'uomo che oggi divide con lui il primato di cinque Tour de France vinti. Merckx non è sorpreso dal trionfo dello sloveno. Anzi, lo considera soltanto una tappa di un dominio destinato a proseguire ancora a lungo.
«Lo sospettavo già da tempo che avrebbe raggiunto quota cinque. E secondo me non si fermerà qui. Se manterrà questo livello e continuerà ad avere la stessa motivazione, lo vedo tranquillamente vincere il Tour de France sette o otto volte. È di gran lunga superiore a tutti gli altri».
Ciò che più colpisce il belga è la naturalezza con cui Pogacar riesce a fare la differenza. «Sembra arrivare da un altro pianeta. Fa tutto con una facilità impressionante. Mentre gli altri sono al limite, lui sembra accarezzare i pedali. Taglia il traguardo senza nemmeno dare l'impressione di essere senza fiato. In una corsa di tre settimane non ha veri rivali. Se dovessi usare un'immagine direi che vola sopra tutti gli altri. Noi eravamo schiavi della strada, lui invece è un acrobata della strada. Fa quello che vuole, quando vuole».
L'esempio perfetto, secondo Merckx, è arrivato proprio sulle Alpi. «Basta guardare quello che ha fatto sull'Alpe d'Huez, quando ha staccato tutti con una facilità disarmante. E il giorno dopo ha corso con il freno a mano tirato soltanto per aiutare Isaac Del Toro a conservare il terzo posto. Francamente, mi impressiona. Corridori così se ne vedono pochissimi nella storia. Dobbiamo semplicemente goderci lo spettacolo». Negli ultimi mesi qualcuno ha sostenuto che il predominio di Pogacar renda il Tour meno emozionante. Merckx respinge con decisione questa teoria.
«Sono tutte assurdità. Al contrario, un campione come Pogacar fa bene al ciclismo, proprio come accade nelle altre grandi discipline sportive. Inoltre è uno spettacolo da vedere in bicicletta. Pedala con una naturalezza incredibile, sembra perfetto».
Il paragone con la propria carriera, però, secondo Merckx non ha alcun senso. «Non sto dicendo che sia migliore di me, perché apparteniamo a epoche completamente diverse. Io correvo quasi duecento giorni all'anno, con biciclette e materiali completamente differenti. Probabilmente lui non arriverà mai a vincere 525 corse come ho fatto io. Ma questo non significa che io mi consideri superiore. Sono semplicemente due ciclismi diversi e io posso soltanto ammirare tutto quello che ha realizzato».
Per Merckx, Pogacar ha ormai bisogno di una sfida ancora più grande. «Dovrebbe provare a vincere tutti e tre i grandi giri nella stessa stagione. Oggi il calendario lo permette. Se la UAE preparerà tutto nei minimi dettagli fin dall'inverno, non vedo perché non possa riuscirci. Sarebbe un peccato se un talento del genere non provasse un'impresa simile».
Tra tutti i giovani del Tour appena concluso, quello che ha conquistato il cuore del Cannibale è Paul Seixas. Il diciannovenne francese ha chiuso il suo primo Tour al quarto posto, sfiorando il podio e diventando il più giovane corridore della storia a vestire la maglia bianca.
«Un giorno potrebbe essere lui a sfidare Pogacar. Non nel 2027, ma fra qualche anno sì. Per il prossimo anno lo vedo già sul podio del Tour. Quello che ha fatto a diciannove anni è semplicemente incredibile. Ha perso il podio soltanto il giorno prima dell'arrivo a Parigi. Bisogna rendersi conto della portata di questa impresa».
Merckx vede nel francese l'unico corridore capace, in prospettiva, di avvicinarsi al livello dello sloveno. «Al momento nessuno riesce nemmeno a metterlo in difficoltà. Anzi, nessuno ci prova davvero. Ed è un peccato».
Parole di grande stima anche per Remco Evenepoel, secondo classificato a Parigi. «Ha disputato un Tour eccellente. È migliorato sotto ogni aspetto e ha confermato di essere il miglior cronoman del mondo. Per questo continuo a pensare che un giorno batterà anche il record dell'ora».
Il Cannibale, però, ritiene che il belga abbia ancora margini di crescita. «Deve avere più fiducia nei propri mezzi ed essere ancora più coraggioso. Nella penultima tappa penso che avrebbe potuto vincere, ma avrebbe dovuto attaccare prima. Pogacar stava lavorando per Del Toro e quella era l'occasione giusta». Quanto al sogno della maglia gialla, Merckx resta realista.
«Finché Pogacar sarà al via del Tour per vincerlo, credo che nessuno riuscirà a batterlo. Vale per tutti. Forse, un giorno, soltanto Paul Seixas potrà provarci seriamente. Quel ragazzo mi piace davvero».
L'ultima risposta arriva quasi interrompendo la domanda. Quando si accenna ai sospetti che periodicamente accompagnano le imprese di Pogacar, Merckx non lascia spazio a interpretazioni.
«Sono tutte sciocchezze. Pogacar è semplicemente uno di quei talenti straordinari che il ciclismo regala ogni tanto. Invece di cercare sempre qualcosa di negativo, dovremmo goderci quello che sta facendo. Perché stiamo assistendo a qualcosa di unico».
Parole che pesano come macigni. Pronunciate da chi, con 525 vittorie da quando ha iniziato a correre e cinque Tour de France, continua a rappresentare il punto di riferimento assoluto del ciclismo mondiale. E se proprio Eddy Merckx vede in Tadej Pogacar un campione destinato a vincere ancora, allora forse la storia della Grande Boucle è tutt'altro che conclusa.