I libri sono viaggi. Si viaggia in una storia o in un racconto, in una vita o in un’epoca, con gli occhi e con il cuore, con la memoria o con l’immaginazione. I libri aiutano a viaggiare, e non devono essere necessariamente dei manuali. Si viaggia stando fermi o sdraiati, in treno o in bagno, in tenda o in hotel, con la fantasia o nel ricordo. I libri danno una direzione, costruiscono un bivacco, offrono una meta, ma regalano anche un senso, fabbricano una coscienza, scoprono una liberazione. I viaggi più belli si fanno su un libro, leggendolo.
I libri sono anche compagni di viaggio. Per la sua Venezia-Pechino in bicicletta Alberto Fiorin ha viaggiato con il “Milione” di Marco Polo. Cento giorni a pedali (e a pagine), in cui il primo colpo d’occhio era la strada, il primo battito del cuore era a casa, il primo brivido era una sorpresa, e forse già l’attesa della sorpresa. Però il primo confronto era con quell’antico viaggio diventato compagno di viaggio, la descrizione di quel viaggio di oltre 700 anni prima. Fino all’ultimo giorno in cui Fiorin lo ha “ostinatamente rincorso” e si è finalmente trovato di fronte al Ponte di Marco Polo a Pechino. “E su questo fiume àe uno molto bello ponte di pietre. E sì vi dico al mondo non à un così fatto, perch’egli è lungo bene 300 passi e largo otto, che vi puote bene andare 10 cavalieri l’uno allato all’altro; e v’à 34 archi e 34 morelle nell’acqua; e è tutto di marmore e di colonne, così fatte com’io vi dirò (…). E così va di lungo in lungo per tutto il ponte, sicch’è la più bella cosa a vedere del mondo”.
Fiorin ha pedalato da Venezia a Pechino almeno cinque volte. La prima quando, eccitato, ha progettato il viaggio. La seconda quando, emozionato, l’ha fatto non solo con Marco Polo in carta ma con l’amico Dino in carne, dopo “un fallimento fantozziano nel 2001”. La terza quando, tornato stavolta in aereo, ha raccontato il viaggio in decine di incontri. La quarta quando, impegnato, lo ha scritto e descritto. La quinta quando, adesso, riconoscente, lo ricorda, lo ritrova, lo ripete attraverso questo “Marco Polo a pedali” (Ediciclo, 204 pagine, 18 euro). La Via della Seta. Una via di avventura, conoscenza, esperienza. Fiorin è onesto fino in fondo: “Certamente non abbiamo fatto alcuna straordinaria scoperta, in questo mondo ormai completamente disvelato, eppure, nel nostro piccolo, anche noi abbiamo fatto degli incontri straordinari in queste lande sconfinate, abbiamo osservato realtà inconcepibili ai nostri occhi, siamo tornati spesso indietro nei secoli”. Ancora: “Abbiamo toccato con mano la verità di quanto Paolo Rumiz va dicendo: ‘Il viaggio lento è il più grande antidoto ai pregiudizi nazionali. E’ il confronto più diretto con l’Altro, un inestimabile strumento di conoscenza’. La nostra lenta transumanza ci ha dato modo di osservare gente e costumi diversi, coltivando lo sguardo libero e curioso che ha guidato Marco Polo”.
Il mondo cambia da un momento all’altro, sempre più velocemente di una settimana fa, figurarsi quanto più di 700 anni fa. Eppure il viaggio di Marco Polo e quello di Fiorin con l’amico Dino si somigliano nella geografia delle attese e dei contrattempi, nelle mappe delle insidie e delle sorprese, nella grammatica delle emozioni più forti e dunque di un altro genere di viaggio, quello interiore, intimo, personale, dove si è sempre soli, un po’ sperduti e smarriti, molto volonterosi e decisi. Il resto – tanto, tantissimo – è più facile raccontarlo: dal Danubio a piazza Tienanmen, dalle carovane di cammelli alle colonne di camion, dalle loro due bici alla Cina che in bici non ci va più, dalla madre di tutte le mele al trionfo della plastica. Partiti il 25 aprile, arrivati il 1° agosto del 2024, 81 tappe, 10500 chilometri. Marco Polo ci aveva messo non 99 giorni, ma 24 anni. “Abbiamo avuto modo – scrive Fiorin – di approcciarci a un mondo infinitamente grande e lo abbiamo scoperto e conosciuto alla nostra maniera, da infinitamente piccoli e infinitamente lenti, due formichine testarde in equilibrio sul filo di un unico parallelo, percorrendo mezzo planisfero”. Anche le formichine testarde nel loro piccolo pedalano.