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I VOTI DI STAGI. VALGREN È CLASSE E CORAGGIO, CARUSO È PRESENTE E FUTURO
di Pier Augusto Stagi | 27/05/2026 | 18:34

Michael VALGREN. 10 e lode. Prosegue la festa danese, prosegue la campagna d’Italia per questo ragazzo di 34 anni che in carriera ha vinto 10 gare e molte di queste le ha trovate a casa nostra. Quest’anno tappa al Giro e alla Tirreno (Mombaroccio), Giro della Toscana e coppa Sabatini nel 2021, nel suo palmares anche un’Amstel e una Omloop, oltre a due Giri di Danimarca. Corridore che vince poco, ma quando lo porti lì in zona, difficilmente sbaglia. Scatta a 1200 metri dal traguardo, con una progressione degna di un grandissimo finisseur. Li lascia lì, in tutti i sensi. Nel 2022 aveva rischiato grosso: caduta che gli aveva procurato la frattura del bacino, dell'anca e gravi danni al ginocchio. Carriera a rischio. Lui non si è dato per vinto ed è tornato a vincere, quest’anno, alla Tirreno, dopo cinque anni. Oggi la prima tappa in un grande giro, per un grande interprete del nostro sport che non si arrende, che non si dà per vinto e vince: per sé, per la squadra, per la sua famiglia. Oggi sul traguardo mostra festante un disco verde dono del suo bimbo. Evergreen.

Andreas LEKNESSUND. 9. Fermo, Verbania e adesso Andalo: tre secondi posti che non fanno un primo, ma fanno di questo 27enne ragazzo norvegese uno dei grandi protagonisti di questo Giro. Con ostinata determinazione prova a girare in suo favore una corsa che al momento lo fa penare e non poco. Lui, però, anche le sconfitte le accetta con grande sportività: con il sorriso sulle labbra. Ci riproverò, assicura. Il mio tifo sarà per lui, glielo assicuro anch’io.

Damiano CARUSO. 9. A 38 anni suonati, per poco non le suona a tutti. Lo zio sgambetta felice, convinto di poter raccogliere qualcosa di buono. Convinto di poter lasciare il segno, prima di lasciare. Dice che a fine stagione sarà la fine. Basta con l’agonismo. A ben vedere, forse, a dire basta dovrebbero essere altri, un po’ più giovani del siciliano della Bahrain. Lui è il nostro presente, il nostro passato, ma di questo passo è anche il nostro futuro.

Aleksandr VLASOV. 6. È uno dei più accreditati al successo finale, ma nel finale comincia a battere un po’ in testa, anche se nelle posizioni d’avanguardia ci resta.

Einer RUBIO. 7. Fa la corsa. È tra quelli che si danna di più l’anima, e alla fine, dopo aver dato l’anima, paga dazio.

Igor ARRIETA. 5,5. È un corridore d’esperienza che ha le stimmate del corridore vincente. In questo Giro l’ha già fatto, ma non gli riesce di ripetersi.

Gianmarco GAROFOLI. 7. Il ragazzo di Davide Bramati fa corsa d’avanguardia e ci mette non solo le gambe, ma anche l’anima. Lotta dura senza paura. Il 23enne marchigiano è ragazzo di temperamento: non ama l’anonimato. Ama farsi vedere, emergere, inseguire corridori e obiettivi. Oggi si fa inseguire da tantissimi, qualcuno gli scappa. Ma che testa.

David DE LA CRUZ. 7,5. Lemme lemme quatto quatto lo spagnolo della Pinarello risale ancora un po’. Si infila nella fuga di giornata e fa giornata. Guadagna una posizione nella generale. Ora è in buona posizione (13°).

Jhonatan NARVAEZ. 7. Lo vediamo in fuga e pensiamo: vince. Il ciclismo non è matematica e nemmeno statistica. In questo finale di Giro, forse, la stanchezza sul volto del corridore ecuadoregno comincia ad affiorare. Meno brillante del solito, il ragazzo della Uae è sempre lì a dare battaglia. Si riprende la maglia ciclamino della classifica a punti. Ai punti vince anche oggi. Infaticabile.

Mark DONOVAN. 6,5. Due corridori nei dieci per la Pinarello Q 36.5. Mark fa il suo, Gabriele Missaglia, con una squadra più che decimata, non può che essere felice.

Giulio CICCONE. 5,5. Porta a casa qualche punto (4) per la classifica dei Gpm, ma non riesce a dare un senso alla sua giornata.

Martin MARCELLUSI. 6. Il corridore laziale non sta nella pelle, non sta nei ranghi, non ne vuole sapere di stare in gruppo al coperto. Scalpita il 26enne corridore di Roberto Reverberi e Mirko Rossato. Ha l’argento vivo in corpo e nel suo cuore c’è solo un obiettivo: chi la dura la vince. Ancora una volta all’attacco, ancora una volta è il primo ad accendere la miccia. Poi si scotta.

Nickolas ZUKOWSKY. 17. Il canadese della Pinarello Q36.5 non ce la fa. Rimasto coinvolto nella caduta prima dello sprint di Milano (quella del contatto Zanoncello-Donaldson), si era procurato un grosso problema al braccio. Oggi lo alza, in segno di resa.

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