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LE STORIE DEL FIGIO. CESARINO GALIMBERTI E L'ARTE DEL RACCONTO
di Giuseppe Figini | 01/06/2020 | 07:45

Cesare “Cesarino” Galimberti è un notissimo e apprezzato fotoreporter – tiene a precisarlo – o fotocronista detto nella nostra lingua, che ha testimoniato e fissato con il suo obiettivo molti e importanti motivi dello sport, di ogni disciplina, per più di quarant’anni. E non solo di sport poiché la sua presenza, pur essendo prevalentemente sui più diversi campi di gara, dal calcio, all’atletica leggera, alle piste di sci e via discorrendo, si ritrovava pure in vari eventi di diverso genere, di rilevante e primario interesse mondiale. Il suo è un nome importante nel panorama dei fotografi di primo piano della sua lunga epoca, come testimoniato pure da molteplici riconoscimenti ricevuti nel corso della carriera accompagnati da lusinghiere recensioni su importanti riviste specialistiche di fotografia e su vari organi d’informazione.

E’ stata una carriera costruita sul campo, senza preparazione o studi specifici in materia, ma frequentando l’università della strada e del marciapiede, per l’allora “ragazzotto” di Cambiago, comune di particolare valenza ciclistica com’è noto, nato nel 1941.

Una giovinezza trascorsa fra varie occupazioni d’apprendistato e, grazie all’indicazione di un amico di famiglia, nel 1958 si presenta alla sede dell’Olympia, agenzia fotografica in via Galilei 5/7 a Milano, nel medesimo stabile della redazione e della tipografia de La Gazzetta dello Sport che qui rimasero fino al 1966. In quell’anno la Gazzetta si trasferì nel palazzo dei giornali di piazza Cavour mentre l’Olympia attraversò solo la strada occupando il primo piano sopra “Ricci”, nota tavola calda milanese. E’ bene ricordare che il cortile del grigio palazzotto di via Galilei 5/7, dove sorgeva l’ex birreria Spluga, vicino alla stazione ferroviaria delle ex-Varesine, già dal 1927 ospitava la nota “punzonatura” delle corse classiche della rosea con la presenza di tutti i corridori, campionissimi, campioni o gregari che fossero, che richiamava sempre grande pubblico tanto da richiedere la chiusura o la modifica del traffico in zona, diventata ora, con il centro direzionale, lo sky-line di grande impatto architettonico di Milano.

E’ in tale ambito che Cesarino Galimberti incontra Vito Liverani, titolare con Valfrido Chiarini, dell’Olympia e il romagnolo d’origine ma milanese al massimo grado, seppur d’adozione, Vito Liverani che, fidando nel suo intuito d’eccellente talent-scout del settore, decide di mettere alla prova, dalla gavetta, il giovincello. E’ già “juventino perso” all’epoca Cesarino, Vito Liverani gli affida vari lavoretti e commissioni, riscontrando favorevolmente la sua capacità e la sua voglia d’apprendere l’arte del click, o clic che dir si voglia. Per vedere prima e catturare senza soluzione di continuità l’attimo fuggente, saliente, distintivo ed emblematico dell’evento con la sua Rolleiflex, marchio che con i vari modelli l’ha accompagnato per la prima parte della carriera, passando poi, negli anni finali, alla Canon. Si muove bene nell’ambiente ed è attento a tutti gli insegnamenti e ai consigli dei “vecchi” del mestiere, rubando, in senso buono, gli insegnamenti e sperimentando pure in proprio. Lavora con vari colleghi che orbitano attorno all’Olympia, specialisti dei più diversi sport, interagendo anche, con il sempre continuo e talvolta fluviale eloquio, con i colleghi del servizio vendita e della documentazione d’archivio, settori più nascosti ma molto importanti, dello specifico settore delle agenzie fotografiche.

Nel ciclismo Cesarino Galimberti stabilisce subito con tutti, corridori, personale, giornalisti, organizzatori e vari addetti ai lavori un proficuo e amichevole rapporto. Opera dal sellino posteriore della moto condotta da vari specialisti che si sono alternati nel tempo, armeggiando con macchine fotografiche e obiettivi, ricercando nelle immagini proposte, oltre al primario aspetto sportivo di documentazione, pure di “rendere” con efficacia i molteplici aspetti dell’ambiente, sia all’interno della corsa e dei primi protagonisti, i corridori ovviamente, sia di quanto ruota attorno alla corsa e al mutevole paesaggio che si presenta in una tappa. C’è quindi una continua ricerca di scorci, panorami, personaggi e volti del pubblico per documentare e fare vivere la corsa muovendosi, com’è d’obbligo per un fotografo di ciclismo in corsa, in perfetta sintonia con il proprio pilota, conoscendo e rispettando le dinamiche e le consuetudini di comportamento del gruppo per garantirsi la fiducia – dato essenziale, imprescindibile – dei corridori. Ieri, come oggi.

E in questo subito, da giovanissimo, Cesarino Galimberti è accreditato della fiducia e dell’amicizia di tutti componenti del gruppo e della corsa con i quali è in costante dialogo, come suo costume, almeno nelle fasi di stanca della gara.

Nel suo curriculum generale, definiamolo così, figurano nove Olimpiadi estive, sette invernali, nove mondiali di calcio accompagnati da quarantatré campionati italiani, mentre nel ciclismo spiccano ventidue Giri d’Italia, nove Tour de France e innumerevoli corse classiche, in Italia e all’estero.

E’ orgoglioso della sua famosa foto di Pertini, impegnato nello scopone con Bearzot, Zoff e Causio, sull’aereo che riportava in Italia i trionfatori del Mondiale spagnolo del 1982. Ha seguito anche i viaggi di vari pontefici nei diversi continenti.

Agli inizi degli anni 1960, al suo esordio al Tour de France, aveva anche il compito di documentare la presenza pubblicitaria del Café do Brazil. L’istituto brasiliano del caffè aveva deciso d’investire nel ciclismo iniziando con una massiccia campagna di varie attività sul territorio e in gara al Giro d’Italia.

Sull’onda del successo riscontrato l’azienda decise la sua presenza anche al Tour de France e, per la documentazione fotografica, l’incarico fu affidato a Cesarino Galimberti che operava in équipe con Giovanni Michelotti, già impegnato professionalmente con le corse Gazzetta, assieme e a fianco di Vincenzo Torriani. Un’iniziativa “last minute” si direbbe oggi che li videro anche autori dello slogan “A la campagne et à la ville buvez Café do Brazil” con relativi striscioni apposti in punti strategicamente fotografici.

Impossibile condensare in poco spazio i nomi dei corridori che hanno avuto rapporti d’amicizia con Cesarino ma Felice Gimondi, il “burbero” Gimondi in corsa, è sempre stato, fino alla prematura fine, suo amico e Cesarino lo ricorda con grande affetto.

In una tappa abruzzese del Giro d’Italia 1972, Cesarino Galimberti, in seguito a una caduta dalla moto condotta da Sergio Penazzo (poi diventato noto fotografo specializzato in ciclismo), riporta una grave fattura alla gamba. Il fatto determina che, da allora, Cesarino lascia la moto ma continua a seguire, il Giro soprattutto, in vettura, sovente in accoppiata con l’amico Gerardo Pignatiello, detto Michele, fotografo della sede Ansa di Roma. Galimberti, su input dell’Olympia e della committente “La Gazzetta dello Sport-Organizzazioni” ricerca soprattutto la documentazione d’ambiente e di colore per fornire rappresentazioni varie, oltre che agonistiche, delle presenze delle aziende collaboratrici commerciali, com’erano definiti, con qualche pudicizia, al tempo, gli sponsor.

E al traguardo ricercava sempre, magari cambiandola più volte, parlando e spiegando il perché, la posizione migliore per una panoramica che abbinasse l’aspetto agonistico a quello di documentazione polivalente, mettendo sovente in crisi qualche addetto ai lavori.

Anche allo stadio Meazza di San Siro era quasi impossibile non notare il suo attivismo, con corse da dietro una porta a quell’altra, al gesto d’intesa con l’addetto al trasporto della pellicola dallo stadio all’agenzia, magari anche a metà partita.

Nell’ottobre del 1986, a uno dei tentativi di record dell’ora s.l.m. di Francesco Moser al Vigorelli, approfondisce la conoscenza di un giovane fotografo del’ambiente delle due ruote - ma già scarso crinito Roberto Bettini – e poiché egli s’accingeva a lasciare il ciclismo, indica il proprio Roberto, nato e cresciuto a due passi dal Vigorelli, quale suo possibile successore per “coprire” con continuità il ciclismo in Olympia. E, come Vito Liverani con lui ai tempi, Galimberti è stato un ottimo preveggente in materia con l’amico Roberto Bettini, fondatore di una dinastia fotografica ciclistica con il figlio Luca che ha seguito i suoi passi nella premiata ditta Bettiniphoto.net, ricca di documentazione e passione ciclistica.

E’ un irrequieto di natura Cesarino Galimberti, ma di successo nella sua professione, che gode il meritato riposo, dopo il tanto girovagare, in famiglia, nella sua Cambiago, senza rimpianti o protagonismi, sempre seguendo lo sport e, naturalmente, la Juve.

 

 

 

 

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