La più antica è una Manufrance Hirondelle Rétro-Directe del 1921: pedalando indietro, si procede comunque avanti, ma con un rapporto più leggero. La più recente è la New01Bike di indexlab-eXgineering del 2022: il primo telaio al mondo costruito in policarbonato neutro riciclato e riciclabile e stampato in 3D mediante il processo Ram (Robotic additive moulding). La più ibrida è la Puch Concept ‘82 del 1982: un telaio monoblocco in alluminio pressofuso, allo stesso tempo bici da corsa, bici da città e mountain bike.
Sabato 5 settembre s’inaugura la mostra “Raggi di Design – Biciclette tra ingegno, arte e innovazione dalla Carosini Collection” nella ex Colonia Pavese di Torbole sul Garda (Trento), da giovedì a sabato ore 16-20 e domenica ore 15-21, ingresso libero, fino al 25 ottobre.
La più coraggiosa è la Progear Dual Power del 1996: una mountain bike finanziata dalla Subaru, con un manettino che consentiva di inserire le due ruote motrici. La più affettuosa (si potrà mai dire così?, ma sì, dai) è la Colnago Master che Ernesto Colnago costruì per Eros Poli in occasione del tentativo di battere il record dell’ora nel 1986. La più stupefacente è la Animus del 2022: una gravel che Silvio Barbieri costruì con legno lamellare e fogli di carbonio.
Trentino di Rovereto, 71 anni, ingegnere nucleare, direttore commerciale nell’ambito delle chiusure antifuoco (le porta antincendio), autore di un libro sulle bici (“Raggi di design”, Ediciclo, del 2024) e di un secondo in arrivo (sempre per Ediciclo, sarà presentato in anteprima il 1° ottobre al festival dello sport di Trento), Carosini presenterà 50 delle sue 200 biciclette: “Le ho sempre considerate non mezzi di trasporto ma oggetti d’arte, belle da guardare e studiare, scoprire e indagare, ammirare ed esporre. Più che una collezione di biciclette, il mio è un progetto artistico”.
La più vicina è una bici creata da Dario Pegoretti, che aveva l’officina a Verona: uno dei suoi ultimi modelli, la “Catch the Spider”, del 2017, un anno prima della morte. Ma la più intima, a chilometro zero, è la Columbus 100 realizzata da Marco Anesi, allievo di Pegoretti, proprio a Rovereto: del 2018, composta con un set di tubi Columbus, a tiratura limitata (100), perché celebravano il centenario dell’azienda milanese di Caleppio di Settala (1919-2019).
Carosini non ricorda la sua prima bici (“Da piccolo, ne ho avute tante”), confessa la sua passione (“La bmx, specialità freestyle, che pratico ancora, saltuariamente e prudentemente, in piano”), racconta delle sue emozioni (“Il primo aspetto che guardo in una bici è la forma, il primo valore che giudico è l’originalità, la prima domanda che mi pongo è perché è stata fatta così”), poi è travolto dalla storia di ciascuna bici (“Come l’ho trovata, scoperta, acquistata, recuperata, restaurata”).
C’è anche la Volumetrica Team 3V che Faliero Masi costruì nel 1988, con tubi speciali della Reynolds, maggiorati e ovalizzati, “in un acciaio sottile, difficilissimo da lavorare, destinato alla nazionale dell’Unione Sovietica in occasione dell’Olimpiade del 1988 nella Corea del Sud a Seul, realizzato con la collaborazione degli Stati Uniti”. “La bicicletta – spiega Carosini – può regalare emozione, stupore, folgorazione. E, come un angelo, non ha sesso”.