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LANGKAWI 2025. DAL SOGNO OLIMPICO ALL’INCONTRO CON KRISTOFF IN ASCENSORE, ECCO LA STORIA DI CHAIYASOMBAT
di Giorgia Monguzzi | 30/09/2025 | 08:20

Parlando di ciclismo siamo abituati a raccontare le imprese dei campioni, il ciclismo dei pogacar e degli evenepoel, quello del giro e del tour, eppure dall’altra parte del mondo c’è un modo completamente diverso di vivere questo sport. Diventare ciclisti non è una cosa normale, è una scelta difficile, un sogno che si inizia ad inseguire sapendo già che sarà impossibile. Al Tour de Langkawi basta guardarsi intorno per che non è il ciclismo che siamo abituati a vivere. I grandi team, abituati a corse di livello vivono l’avventura in Malesia come una tra le tante altre, ma per molti atleti è l’occasione per vivere il loro sogno.

Ieri la seconda tappa del Tour de Langkawi ha preso il via da Padang Besar una cittadina posizionata sulla frontiera, giusto ad un passo dalla Thailandia, quella terra descritta come misteriosa ma che a noi in quel momento sembrava letteralmente a portata di mano. Tutti nella tenda della nazionale thailandese erano indaffarati, volevano essere pronta per la tappa di casa, ci siamo avvicinati alla ricerca di qualcuno che parlasse inglese e il massaggiatore della squadra ci ha fatto ben intendere che di possibilità ne avevamo solo una. È stato il destino a portarci da Thanakhan Chaiyasombat, 26 anni,  sono bastate poche parole per capire che la sua fosse più che una semplice storia da raccontarci. La sua emozione è palpabile, è praticamente una della prime volta che parla con un giornalista non asiatico, non sa come comportarsi, gli diciamo di non preoccuparsi, di parlare liberamente, così inizia il suo racconto.

In Thailandia diventare un ciclista professionista non è una cosa solamente difficile, ma addirittura impensabile. Gli sport nazionali sono ben altri, c’è il Muay Thai, i vari tipi di arti marziali, il calcio, il ciclismo sta crescendo a piccoli passi grazie a sponsor e a finanziatori privati che ci stanno credendo, ma la strada da fare lunghissima. Thanakhan se ne è innamorato completamente grazie a suo padre, ciclista di una piccola squadra che è stato però in grado di trasmettergli la passione di uno sport meraviglioso. «Il mio primo ricordo in assoluto legato al ciclismo riguarda mio padre, quando ero un bambino di circa 3 anni lui usciva quasi ogni giorno in bici e rientrava la sera, aveva la bici da strada e la mountain bike. Al suo ritorno era sempre stanco, spesso sporco di fango, sanguinante per le ferite, eppure sorrideva. Non riuscivo a capire perché continuasse a farlo, in che modo tutto questo poteva essere considerato divertimento? Poi crescendo ho iniziato a capire e mi sono innamorato del ciclismo, a sei anni mi hanno regalato una piccola bici, sono entrato in un club locale della mia città e ho iniziato a lottare per il mio sogno» ci racconta Thanakhan che da quel momento non si è più fermato. A 17 anni è entrato a far parte della nazionale della Thailandia, ha iniziato a fare gare sempre più prestigiose, ha vinto titoli nazionali, l’ultimo nella stagione passata, ha partecipato ai campionati del mondo e l’anno scorso ha coronato il sogno di andare alle Olimpiadi.

Il viaggio a Parigi è stato il momento più bello della sua carriera, la realizzazione di un sogno gigantesco di cui ancora a fatica a parlare senza emozionarsi. Il piazzamento conta poco perché per Thanakhan essere lì presente è la vittoria più grande che potesse ottenere. Quando va in bici si ispira a Thomas Pidcock, non solo perché hanno la stessa età e la medesima corporatura, è affascinato dal suo stile, dal modo di correre spesso senza seguire le regole, semplicemente restando se stesso. Durante la prova dei campionati del mondo in Rwanda, ormai sera inoltrata in Malesia, con tutta la sua squadra ha osservato in televisione la corsa e la vittoria di Tadej Pogacar che l’ha lasciato senza parole. «Quella corsa per me è stata di grande ispirazione, Tadej è fortissimo e credo sia il più grande talento della nostra generazione – prosegue Thanakhan – purtroppo non ho mai avuto l’occasione di correre con lui, spero che un giorno possa accadere. Nel 2021 l’ho incontrato durante i mondiali in Belgio, purtroppo eravamo in due diverse categorie, io under 23 e lui elite, ma vederlo affiancarmi in bici è veramente molto emozionante.»

Il Tour de Langkawi per Thanakhan è una specie di piccolo mondiale, l’occasione per stare spalla a spalla con i grandi, per imparare da loro e continuare il sogno di poter andare a correre in Europa. Non è una cosa di tutti i giorni ritrovarsi in gruppo le stelle del ciclismo mondiale, l’emozione è tanta e non sempre si sa come comportarsi. Durante la presentazione delle squadre aveva tentato inutilmente di avvicinare Alexander Kristoff, troppa gente, troppa emozione, il ventiseienne Thailandese stava già gettando la spugna quando ecco che è arrivato l’incontro più incredibile di tutti. «Kristoff è una leggenda e per me è un onore che abbia scelto il Tour de Langkawi per finire la sua carriera, volevo parlargli ma la sua presenza mi intimoriva. Poi però l’altra sera in hotel è successa una cosa veramente assurda: ero in un ascensore con altri ragazzi, per farlo andare bisognava appoggiare la carta della stanza, ma nessuno di noi l’aveva, quando ad un certo punto è apparso proprio Kristoff con la carta in mano. Ne abbiamo approfittato, l’ascensore ha iniziato a salire quando tutto d’un tratto si è bloccato tra due piani, lui ha toccato dei pulsanti e dopo averci tratto in salvo è uscito salutandoci, eravamo senza parole.» ci dice Thanakhan, il suo è il racconto di quel ciclismo più puro, fatto di meno dati e di più emozioni, tanti sogni, tante speranze e la voglia di trovare il proprio posto. Poco alla volta davanti a noi sfilano i vari atleti al via del Tour de Langkawi, lui li guarda con ammirazione, con gli occhi di un ragazzo che ha cercato di tracciare una via inesiste e non vuole arrendersi.

Thanakhan vorrebbe dirci ancora di più, è il nostro autista ad interromperci ricordando che dobbiamo partire. Il ragazzo thailandese ci fa una promessa: «Oggi andrò in fuga per voi, per i tifosi italiani», ci dice prima di salutarci, crediamo sia uno scherzo, eppure succede. Nella fuga di giornata c’è anche lui, con il suo solito sorriso, pronto a mostrarsi al mondo e cambiare la sua carriera. Non sappiamo se da oggi avrà veramente qualche tifoso italiano, o se qualche team si interesserà a lui ma quello di cui siamo certi è che dopo aver ascoltato la sua storia un po’ ce ne siamo affezionati.

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