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BETTIOL A CASA FSA. «HO UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA E LA SANREMO MI STUZZICA...»
di Pier Augusto Stagi | 15/11/2019 | 15:56

A casa FSA arriva un ospite speciale, il re del Fiandre Alberto Bettiol. A fare gli onori di casa, nella sede di Busnago alle porte di Milano, sono Claudio Marra e Maurizio Bellin che accolgono il toscano della EF Education First e i tanti giornalisti presenti, anche stranieri.

Il tempo di un saluto e poi Bettiol comincia a parlare partendo subito dal 2020. «La maglia rosa? Se sarò al via del Giro dItalia potrebbe essere un obiettivo, visto che c'è una crono iniziale con il finale in salita e potrebbe adattarsi alle mie caratteristiche. Lacorsa rosa l'ho affrontata una sola volta, nel 2016, e confesso che mi piacerebbe tornarci. Comunque ne parlerò con la squadra in occasione del primo ritiro, ma posso già dire che qualcosa nell'impostazione della mia stagione cambierà».

Ci puoi spiegare?

«La preparazione non sarà proprio uguale: intanto non partirò dall’Australia e a fine gennaio vorrei tornare a lavorare in altura. Diciamo che i primi appuntamenti importanti dovrebbero essere Strade Bianche, Tirreno-Adriatico e Sanremo».

Adesso non sei più una promessa ma un capitano: hai posto paletti quest’anno?

«No, il mio team è guidato da professionisti e so che vogliono il mio bene. La EF Education First non è solo una squadra, ma una famiglia. E so che loro mi chiedono di andare forte alle classiche del nord».

Però hai messo nel mirino anche la Sanremo...

«È una corsa che mi piace un sacco. Quest’anno ho sbagliato e ho attaccato troppo presto. Il mio compagno di squadra Clarke mi aveva detto di  provare nel finale ma ho sbagliato i tempi. E comunque per prepararla tornerò a rivedere il Poggio. Ma soprattutto al 2020 chiedo soprattuto la continuità di rendimento: certo le classiche restano l'obiettivo massimo, inseguirò qualche vittoria in più, ma anche i piazzamenti, vorrei essere più presente, insomma».

Il Fiandre vinto da campione assoluto: poi cosa è successo?

«Alla Freccia del Brabante, pochi giorni dopo, mi sono trovato a vivere una dimensione nuova: non ero più un signor nessuno. Devo imparare a gestire questa nuova dimensione. Il Fiandre l’ho vinto da incosciente, ora devi essere cosciente di essere forte e tornare a correre con la mente leggera».

Hai indossato la maglia azzurra a Firenze su un percorso piuttosto duro ma anche a Tokyo sarà durissima: hai già parlato con Cassani?
«A Firenze ero Under 23, poi - come mi suggerisce Maurizo Bellin - non sono andato a vedere il Poggio figurarsi se ho visto il circuito di Tokyo.... A parte gli scherzi, alle Olimpiadi ci penso e ne parlerò con il cittì».

Dove sei andato in vacanza?

«Sono stato a casa, non ce la facevo più ad andare in giro dopo una stagione lunghissima. Avevo bisogno di fermarmi un po', anche perché sono impegnato con il trasloco: da domani mi trasferisco a Lugano con la mia fidanzata Giulia, che in questi giorni è impegnata ad Amsterdam con la nazionale paralimpica, fa la fisioterapista. E comunque ho già ripreso a pedalare da martedì: ieri ho fatto 4 ore e mezza sotto l'acqua. Di solito sto fermo sei settimane, senza toccare la bici, ma quest'anno lo stalker (il suo preparatore Leonardo Piepoli, ndr) mi ha costretto a cominciare una settimana prima del consueto».

Nella preparazione, ti concentrerai anche sulle crono?

«Sicuramente sì, perché l’allenamento nella crono mi aiuta anche per le corse in linea. E poi mi brucia ancora l’argento al tricolore con quei 58 centesimi di distacco da Ganna che mi hanno negato una maglia che mi sarebbe davvero piaciuto indossare. Simulatori? No, non li uso. Se devo fare i rulli, preferisco quelli classici con un bel film da seguire. Non amo i simulatori, so che molti li fanno anche per fare lavori specifici, ma né la squadra né lo stalker mi chiedono di farlo, grazie al cielo. E per i test uso la mia salita di riferimento da sempre, che è lo strappo di Gambassi Terme, quello dove si conclude una classica per dilettanti che, per inciso, non sono riuscito a vincere...».

Sappiamo che c'è anche una novità tecnica, per te.

«Al mondiale in Gran Bretagna mi è mancato tanto il freno a disco. Chi li aveva viaggiava e stava davanti, io non li avevo e ho faticato. Li mi sono detto: basta, da ora in poi solo freni a disco. La frenata con i dischi è più modulata, morbida, bella. Il problema è che oggi in gruppo si frena sempre meno, quindi poter contare sul disco diventa ancora più importante».

E Maurizio Bellin, che è l'European General Manager della FSA, chiarisce: «Un tempo i partner tecnici davano consigli e indicazioni ai team. Negli ultimi anni la cosa si è ribaltata: i team scelgono partner tecnici adeguati a supportare le loro esigenze sviluppando progetti nuovi. Per questo Vision il prossimo anno equipaggerà sia Bahrain Merida e EF solo e soltanto bici con freni a disco».

Le ultime domande per Alberto scivolano sul piano personale e riguardano le sue passioni.

«In realtà non ho grandi passioni, mi piace stare a casa con amici e famiglia perché la vita del ciclista ti porta sempre in viaggio. Certo, seguo il calcio, tifo per l'Empoli e per la Juventus, anche se ormai da tempo non riesco ad andare a Torino a vedere una partita. Non leggo molti libri, ma sono curioso, cerco di essere informato, spulcio internet. Ecco, sono molto interessato alla bike economy: a Parigi, per esempio, nei giorni del Tour de France mi sono mosso con il monopattino elettrico. Ma mi sono accorto che anche in Francia, dove sono più al passo coi tempi rispetto a noi, la tecnologia è molto avanti mentre la burocrazia è molto indietro: servono regole per la nuova mobilità, invece tutto è fermo, lento, le città e chi le governa non sono pronti per il mondo che cambia».

Ed è pronto il tuo sbarco sul web.

«Domani sera parte il mio sito www.albertobettiol.com: sarà una piattaforma tutta mia, dedicata ai tifosi, un modo per raccontare quello che faccio, per avvicinarmi al pubblico e anche per farmi conoscere meglio».

Vai a Lugano ma tra pochi giorni sarai di nuovo in Toscana...

«Sì, giovedì prossimo riceverò il Gonfalone d’Argento della Regione, un premio importante del quale vado molto orgoglioso perché premia i risultati che ho ottenuto. E che spero di riuscire a trasformare in una sorta di appuntamento fisso...».

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