Il dato essenziale, importante e qualificante, della carta d’identità di un veterano, ultra-veterano, nome che ricorre nel presente del ciclismo italiano come quello di Giuseppe Pagani. Alla voce nato a…. appare Legnano il giorno 8 settembre 1930. Agevole e facile calcolare l’età: 96 -novantasei anni -, meglio ribadire anche in lettere per non generare possibili incertezze o fraintendimenti.
Novantasei anni che lo trovano in ottima forma in tutte le sue attività e passioni quotidiane fra le quali, in primo piano, spicca l’amato ciclismo. Ha visto e seguito da sempre Coppa Bernocchi che domanipropone l’edizione n. 107. Un testimone del tempo in quanto, Giuseppe (poi per tutti Pino) Pagani ha nel suo particolare palmarès praticamente tutte le edizioni della classica della città del Carroccio. Una corsa, quella dell’Unione Sportiva Legnanese iniziata nel lontano 1919 e che assunse definitivamente l’etichetta di corsa per professionisti con l’edizione del 1934.
Passione nata in famiglia in quanto suo papà, Raffaele, era amico e collaboratore in prima fila del notissimo Pino Cozzi, storico tecnico e riferimento di vertice dell’Unione Sportiva Legnanese che, dopo il lavoro nel forno di famiglia, era tutto dedito al ciclismo.
E Pino Pagani, che considera Pino Cozzi come suo secondo padre, come molti in quei tempi, prova a correre nelle categorie minori con la maglia rossonera della U.S. Legnanese e, con la precisione che gli appartiene anche per la professione di bancario nella Banca Popolare di Novara, precisa gli anni dell’attività pedalata, dal 1947 al 1950, senza poter contabilizzare grossi successi ma con diciotto primi posti all’attivo nelle categorie giovanili. Non poco.
La Legnanese, allora formazione di primo rilievo del panorama ciclistico lombardo e italiano, trova in Pino Pagani un dirigente factotum, sempre disponibile, reperibile e operativo, per recitare i vari ruoli e rispondere alle esigenze burocratiche ma pure d’altro genere della sua Legnanese della quale, dal 1955 al 1973, è stato anche direttore sportivo in varie categorie, così come già suo papà Raffaele.
Allarga i suoi impegni nel ciclismo, in ambito federale lombardo, già nel periodo della presidenza di Nino Gioia, nei primi anni 1970 e poi, a partire nel 1975, quando al ruolo di presidente del CRL fu eletto Agostino Omini, è eletto nel Consiglio Direttivo. Sempre nell’ambito federale è poi eletto nel Consiglio Provinciale dell’Alto Milanese che gestisce fino al 1988. Poi è presidente del Comitato Provinciale di Milano per un quadriennio e nel 1993 rientra nel Consiglio del Comitato Regionale Lombardo.
Il suo carattere, paziente e comprensivo, lo vede operare sovente in ruoli di mediazione positiva grazie al rispetto della persona in sé e del suo operato sportivo che tendeva sempre a unire stemperando le differenze caratteriali con i suoi interlocutori, anche quelli maggiormente agguerriti, sportivamente parlando. Era sempre sopra le parti in contesa e godeva di fiducia per la sua nota imparzialità.
L’Unione Sportiva Legnanese con la sua Coppa Senatore Bernocchi ha sempre goduto del suo apporto e delle sue attenzioni di passione unica, moderata e mai esibita.
A proposito di Coppa Bernocchi quella di questo 2026 è la numero 81 (ottantuno) che Pino Pagani segue e ne vive in diretta lo svolgimento sulle note strade della Valle Olona. Se non è un record questo…
L’edizione n. 107 della Bernocchi, contando anche quelle iniziali riservate ai “puri”, così si definivano una volta i dilettanti, ricalca le collaudate caratteristiche della Bernocchi con tratto iniziale in linea prima di percorrere, per sette tornate, il tradizionale circuito in Valle Olona con gli strappi – notissimi fra gli appassionati – di San Pancrazio, Piccolo Stelvio e Caramamma prima di affrontare il finale, tutto piatto, per ricollegarsi a Legnano.
Lo racconta quasi con pudore ma si riesce a cogliere, in argomento, un vibrante, soddisfatto, compiacimento più interiore che esteriore. Continua a seguire con passione il ciclismo in tutte le sue espressioni, ovviamente da spettatore ora, con lucida e collaudata competenza, soprattutto in famiglia con la figlia Gabriella, il genero Raffaele che hanno due figli che lo hanno reso pure “nonno bis”.
Ha vissuto una sorpresa, inaspettata ma piacevolmente corredata da applausi e standing ovation in profusione e , verrebbe da dire, “ di rigore”, quando alla presentazione dell’edizione n. 107 il presidente della Legnanese, Luca Roveda, gli ha consegnato una “copia staffetta”, in anteprima, del libro “Pino Pagani la storia dell’U.S. Legnanese” scritto da Marco Linari.
E continua a sentire, vedere, colloquiare con gli amici, della vita e del ciclismo, categorie che sovente si sovrappongono, che trovano in Pino Pagani uno spessore umano e di competente passione ciclistica – si può ben dire – unici.