Alla vigilia della prova in linea iridata di Montréal, la nazionale belga si presenta con due leader dichiarati: Wout van Aert e Remco Evenepoel. La strategia a doppio capitano, lontana dall’essere un compromesso, è stata descritta dagli stessi protagonisti come un piano razionale in cui: «Solo il migliore andrà a caccia della maglia iridata». Van Aert è sereno, misurato e deciso ed ha ribadito davanti ai giornalisti la sua disponibilità e una convinzione ormai certa: è pronto per giocarsi il titolo mondiale.
La conferenza stampa ha avuto i toni della diplomazia tattica: sguardi misurati, risposte spesso sintetiche, sorrisi accennati per non rivelare troppo. Eppure, qualcosa è filtrato: questo Van Aert ha un’idea precisa di come affrontare la gara. «Le mie gare migliori sono sempre state quelle in cui ho potuto prendere l'iniziativa in prima persona. Non credo che la mia strategia sarà quella di correre in difesa», ha spiegato con chiarezza.
Il ricordo di Montréal 2022, dove Van Aert fu secondo dopo una volata a cinque, è ancora vivo e istruttivo. «Lo ricordo abbastanza. È stato il Gran Premio in cui sono arrivato secondo in una volata a cinque, dopo una gara in cui mi sono davvero superato. A cento metri dal traguardo ero ancora convinto di vincere. Finché le gambe non hanno ceduto», ha raccontato, rimarcando come quell’esperienza gli abbia dato fiducia per la prova odierna: «Quel secondo posto del 2022 ha naturalmente rafforzato la mia convinzione che domenica qui per me sia possibile ottenere un grande risultato».
La mancata partecipazione di Tadej Pogacar, menzionata da Van Aert durante la conferenza, cambia il quadro competitivo. «Quando ho saputo della sua caduta, è stata la prima cosa a cui ho pensato. Senza di lui, le mie possibilità, e quelle di tutti gli altri, aumentano. Con Tadej in gara, la stragrande maggioranza dei corridori avrebbe semplicemente costruito la propria strategia attorno a lui. Senza di lui, molti più corridori si presenteranno al via con l'obiettivo concreto di vincere. Sarà una corsa completamente diversa». Un’analisi pragmatica: la sua fiducia cresce, ma resta consapevole che nulla è scontato.
Sul tema dei corridori “leggeri”, che sulla carta potrebbero favorire scatti continui e selettività, Van Aert non si abbatte: «È una novità? A parte le gare che finiscono in volata di gruppo, incontro quel tipo di corridori scattanti ovunque. Resto comunque della mia idea: questo è un Mondiale diverso rispetto a quello di Kigali dell'anno scorso o a quello di Sallanches del prossimo anno. Quelle sono gare davvero adatte agli scalatori. Questa no. Lo si nota anche dall'elenco dei partenti». Il successo dell’Under 23, con la vittoria di Ashlin Barry, è stato per lui la conferma che anche un corridore più pesante può vincere questa corsa.
Sull’equilibrio interno alla squadra belga, Van Aert è cristallino: non c’è rivalità sterile con Evenepoel, ma una comune volontà di arrivare al momento decisivo con le idee chiare. «Credo che questo debba essere proprio il punto di forza del sistema a due capitani: che a un certo punto si possa e si debba fare una scelta. Non è un segreto che entrambi vogliamo vincere, ma in gara può sempre arrivare il momento in cui le possibilità di un corridore svaniscono ed egli può comunque svolgere un ruolo importante per l'altro. Lo abbiamo già fatto in passato ai campionati».
Quando gli è stato chiesto se fosse pronto a sacrificare le sue chance per Evenepoel, Van Aert ha risposto con la fermezza di chi conosce il mestiere: «La scelta, negli alti livelli, va presa sul campo, guidata da lucidità e opportunità. La strategia belga, insomma, non è un diktat ma una flessibilità programmata: si parte con due capitani e si vedrà chi avrà concrete possibilità nel finale».
C’è poi quella sensazione diversa dopo la Roubaix vinta in primavera: una pressione minore sulla stagione, ma non una rinuncia all’ambizione. «È un dato di fatto che, dopo la Roubaix, corro con una sensazione completamente diversa. Non ho bisogno di salvare la stagione qui. Ma questo non cambia la mia ambizione», ha detto. Van Aert conferma di presentarsi al via con lo stesso spirito competitivo che lo ha portato a cercare la vittoria nelle Classiche Monumento: determinato, intraprendente, pronto a prendere l’iniziativa.
A poche ore dalla partenza, resta l’impressione che il Belgio abbia in mano una coppia di capitani complementari e soprattutto che Van Aert arrivi a Montréal con un piano concreto e la volontà, se le circostanze lo permetteranno, di provare a vestirsi della maglia iridata.