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BINIAM GIRMAY, L'UOMO CHE HA FATTO LA STORIA
di Paolo Broggi | 27/04/2022 | 08:15

Quando si racconta una pagina di storia, date e numeri sono elementi indispensabili perché - come abbiamo appreso sui banchi di scuola - sono incontrovertibili e servono a delineare ogni fatto. Così, per raccontare la pagina che Bi­niam Girmay ha scritto nella storia del ciclismo ci affidiamo proprio a loro, ai numeri e alle date.

2 aprile 2000. Biniam nasce ad Asmara, la capitale dell’Eritrea, inizialmente gioca a calcio e poi a 12 anni sco­pre la bicicletta. La prima è una Ste­vens da mountain bike che suo padre Girmay Hailu (mamma si chiama Firweyeni Mahari, Biniam è il terzo di sei fratelli) acquista con grandi sacrifici. Due anni più tardi, il ragazzo sceglierà le corse su strada. E con esse... la strada giusta.

1881. Per inquadrare al meglio gli eventi, è necessario fare un passo in­dietro nella Storia, quella con la S maiu­scola. È infatti nel 1881 che le potenze europee si spartiscono l’Africa: al Regno d’Italia toccano l’Eritrea e la Somalia. Ma sarà poi nel 1935 e nel 1936 con la guerra di conquista voluta dal regime fascista che la presenza degli italiani in quell’angolo di Africa si fa più concreta. I soldati prima, i lavoratori e gli imprenditori italiani poi portano con sè le loro passioni, anche quelle sportive, e in testa a tutte in quegli anni c’è il ciclismo. Si spiega così il fatto che l’Eritrea sia il Paese africano che per primo ha fatto parlare di sé nel ciclismo che conta - il Sudafrica, per mille ragioni, ha una storia a parte - e non è un caso che proprio un ciclista eritreo, Daniel Te­klehai­ma­not, sia stato il primo corridore africano a vestire la maglia a pois del Tour de France, entusiasmando un intero continente.

2018. Ancor prima di compiere 18 anni Biniam ha una grande opportunità: viene chiamato infatti ad Aigle, in Svizzera, al Centro Mondiale del Ciclismo.
«È stata la mia fortuna, perché l’ìmi hanno insegnato come allenarmi al meglio, come alimentarmi, come muovermi in corsa. Certo, non è stato facile lasciare la mia casa, ma non l’ho mai vissuto come un dramma, perché sapevo di poter affrontare le gare più importanti al mondo, prima tra gli juniores e poi tra gli Under 23».
E proprio da juniores incrocia le ruote con Remco Evenepoel: quell’anno il corridore belga vince tutte le gare cui partecipa, compresi mondiale ed europeo, tranne due ed entrambe le volte a batterlo è Biniam Girmay.

1. È un numero che ricorre spesso in questa storia, perché Biniam è spesso il “primo a fare qualcosa”. Nel 2018 si è laureato campione africano juniores sia nella crono che nella prova in linea e nel gennaio del 2019 la sua nazionale lo schiera al via de La Tropicale Amissa Bongo. Si corre nel Gabon e Girmay vince la terza tappa battendo Bonifazio e Greipel allo sprint ma soprattutto diventa il primo corridore nato nel 2000 a conquistare una vittoria tra i professionisti.

2020. Biniam passa professionista con la Nippo Delko Provence, da Aigle si trasferisce in Francia e va a vivere a casa del CEO del team, Pa­trick Lannes. Torna a La Tropicale Amissa Bongo e vince due tappe, disputa l’Etoile de Besseges e poi il 16 febbraio si schiera al via del Trofeo Laigueglia. Giunge secondo, a 32” da Giulio Ciccone e si fa notare da molti. Poi arriva il Covid, la stagione svanisce, evapora e poi ritorna, compressa tra fine estate e autunno inoltrato. Biniam tra le altre corre la Settimana Coppi & Bartali, giunge terzo nella terza tappa a Riccione ed è in questa occasione che il suo compagno di squadra Alessandro Fedeli parla di lui al suo procuratore Alex Carera.

2021. La Delko si trova senza sponsor, Lannes fa i salti mortali ma alla fine è costretto a cedere: il 31 maggio Biniam chiude il suo rapporto con la formazione francese, il 1° agosto passa ufficialmente alla Inter­marché Wanty Gobert, la formazione belga che sta affrontando la sua prima stagione di WorldTour.
«Questa squadra per me è come una famiglia, vorrei continuare con loro a lungo, non solo fino al 2024 come previsto dal mio contratto. Sono davvero felice di questo team».

23 settembre 2021. L’Italia fe­steggia il titolo mondiale di Filippo Baroncini tra gli Under 23 ma c’è un’altra nazione che fa festa: è l’Eritrea che celebra il secondo posto iridato di Biniam Girmay, bravo a vincere la volata che vale l’argento. È il primo corridore africano della storia a salire su un podio mondiale nel ciclismo su strada e in patria, al rientro, gli riservano un’accoglienza regale. Pochi giorni prima, era il 3 settembre, Biniam aveva vinto la Classic Grand Besançon Doubs dimostrando di essere in grande condizione.

27 gennaio 2022. Seconda gara dell’anno, il Trofeo Alcudia sulle strade dell’isola di Maiorca: arriva qui il primo successo dell’anno di Biniam che batte Gibbons e Nizzolo.

12. Per la prima volta in carriera Biniam si schiera al via della Milano-Sanremo: non conosce la corsa, non conosce le strade e chiude al 12° posto. Probabilmente è qui che la storia comincia a prendere una direzione inattesa. Il 25 marzo Girmay corre la E3 Harlbeke, è la sua prima classica belga, e chiude quinto. La sera in albergo i tecnici della Intermarché gli propongono un cambio di programma: «Domenica non andrai in Francia per La Roue Tourangelle, se ti va puoi fare la Gand-Wevelgem». Girmay accetta: la sua storia e la sua vita stanno per cambiare.

10. Non è una decisione facile, anche perché di Fiandre Biniam conosce davvero poco: «Ho visto solo alcune immagini sul telefono e in televisione. Ma per fortuna ho ricevuto molte indicazioni lungo il percorso, dai compagni di squadra e dalla radio: 10 chilometri prima di ogni salita, di ogni tratto sterrato o in pavé, dall’ammiraglia Valerio Piva mi avvertiva. I compagni di squadra mi hanno portato avanti sui passaggi cruciali e confesso che sulle prime salite sono rimasto sorpreso, non mi sentivo a mio agio, ma poi è andata sempre me­glio», racconta. E subito do­po il traguardo, mentre i compagni di squadra - Pa­squa­lon e Kristoff in primis - correvano ad abbracciarlo, Valerio Piva che lo ha pilotato al­la perfezione ri­pe­te­va senza voce alla radio “Bini, campion! Bini, champion!”.
Nella volata finale supera il favoritissimo francese Laporte e i belgi Van Gestel e Stuyven: una volata che vale la storia.

3 gennaio 2022. Un salto indietro va fatto per spiegare la scelta: quando gli chiedono se vuol fermarsi in Belgio per correre il Giro delle Fiandre, Bi­niam risponde di no. E aggiunge: «Sono venuto in Europa il 3 gennaio, ho fatto un programma con mia moglie Saliem e intendo rispettarlo. Torno ad Asmara da lei e dalla nostra Liela. Vo­glio tornare a casa: la mia famiglia è la cosa più importante della mia vita. Più importante della bici, sì. Il mio piano era di tornare a casa da moglie e figlia e voglio attenermi a quel piano. Ho solo 21 anni, ho ancora tanto tempo per tornare e affrontare la Ronde. Mia moglie si è fatta carico da sola di nostra figlia, ora è giusto che io vada da lei».
Una nota a margine: viaggiare da e per l’Eritrea non è la cosa più facile del mondo, il regime è dittatoriale e molto restrittivo, anche con i suoi campioni...

1000. «Dopo la vittoria ho ricevuto un migliaio di messaggi, forse di più. Ma la cosa più bella è stato riuscire a parlare con mia moglie Saliem. Aveva visto la corsa dal vivo e al telefono continuava a piangere di gioia. Anche perché sapeva quanto sia stata dura questa gara».

1.000.000. Girmay ha un contratto di 300.000 euro l’anno, sarà presto adeguato ed il corridore guadagnerà più di un milione a stagione. Fino al 2024 è impegnato con la Intermarché Wanty Gobert ma vuol restare ancora a lungo in una squadra che per lui rappresenta una seconda famiglia. Dopo aver vissuto qualche tempo a Lucca, ha imparato a conoscere l’Italia guardando il Giro che viene trasmesso in diretta nel suo Paese, ora Biniam vive a San Marino, si allena con Ciccone e Albanese, ama il nostro cibo e fa la spesa con oculatezza al supermercato.

11. La modestia del resto resta il suo tratto distintivo: la sera del successo nella Gand-Wevelgem Girmay ha ritrovato i compagni di squadra e lo staff all’Hotel Zuidwege a Zedelgem, a una decina di chilometri dal centro di Bruges. Un modesto hotel a conduzione familiare che da 25 anni è la base delle squadre di Hilaire Van Der Schueren per le corse in Belgio. La festa per la vittoria è semplice, pizza per tutti e una bottiglia di champagne e poi alle 11 tutti a letto.
L’indomani, di buon ora ancora in sella con Adrien Petit, Alexander Kristoff e Andrea Pasqualon e alle 11 eccolo di nuovo in hotel per “affrontare” giornalisti, fotografi e telecamere, tanti quanti in quell’hotel non si erano mai visti. «È logico che le cose cambino per me, mi sono reso conto di quel che ho fatto, ci sarà molta più pressione ma sono pronto ad affrontarla».

1. Ritorna il numero 1, stavolta ad indicare il 1° maggio, giorno in cui Biniam Girmay tornerà a correre a Francoforte. E subito dopo si preparerà ad affrontare il suo primo Giro d’Italia. «L’obiettivo è vincere una tappa». Giusto per scrivere un’altra pagina di storia.

da tuttoBICI di Aprile

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