Il corridore belga Robin Orins, attualmente in forza alla Lotto-Intermarché, ha ufficializzato il ritiro a soli 24 anni. Dopo una trafila giovanile promettente e con numerosi piazzamenti importanti, il classe 2002 era atteso al varco l'anno scorso come uno dei talenti più interessanti, ma le sue uniche due stagioni da pro sono state costellate da lunghe assenze e prestazioni al di sotto delle aspettative. Era stato lui stesso a raccontare la propria storia con grande coraggio, rompendo il tabù (ancora piuttosto solido) della salute mentale in ambito sportivo. La stessa trasparenza e onestà sono emerse anche nel suo post d'addio al mondo del professionismo.
Facciamo un doveroso passo indietro. Robin Orins nasce il 6 marzo 2002 a Heestert in Belgio e a soli sei anni inizia a cimentarsi nel ciclocross, per poi pedalare anche su strada. Il suo talento è evidente e esplosivo, vince circa un centinaio di corse nelle categorie giovanili, indossando anche la maglia nazionale da juniores. Dopo uno stage con la Black Spoke Pro Cycling Academy nel 2021, firma per la Elevate p/b Home Solution Soenens nel 2022, conquistando un ottavo posto nella Liegi-Bastogne-Liegi U23 e un quarto posto nei campionati nazionali a crono di categoria. Viene dunque notato dall'allora Lotto Dstny che lo ingaggia per il team Development nel 2023, quando brilla nella Parigi-Roubaix Espoirs con un terzo posto. Nel 2024, la consacrazione grazie al terzo posto alla Parigi Roubaix Espoirs, il secondo alla Liegi U23 e alla vittoria del titolo nazionale a crono, con tanto di quarto e quinto posto - sempre contro il tempo - ai campionati U23 europei e mondiali.
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È facile immaginare come il passaggio ai pro nel 2025 fosse accompagnato da grandi aspettative per questo corridore potente (alto 1,9 m) in grado di fornire ottime prestazioni nelle cronometro e nelle gare classiche. Eppure, qualcosa si rompe. Orins, di fatto, sparisce dalle scene, debuttando in maglia Lotto soltanto a luglio con risultati dimenticabili e del tutto anonimi. È lui stesso a rompere il silenzio e a svelare tutte le grandi difficoltà emerse in occasione del passaggio da pro, con un lungo e toccante racconto intitolato "La storia dietro il silenzio" pubblicato sul sito personale Robin Orins Story.
Sul proprio sito, Orins si è aperto, condividendo come il 2024 lo abbia al contempo gratificato con risultati eccellenti, ma anche di come lo abbia svuotato completamente di ogni energia a livello fisico e mentale: l'unico desiderio era riposarsi, distrarsi e rilasciare lo stress, ma era impossibile. E così il corpo ha iniziato a chiedere il conto, con malanni e problemi respiratori dopo il ritiro collegiale invernale in Spagna. Da quel momento, la discesa nell'abisso è stata rapida e inesorabile con perdita di appetito, attacchi di panico sempre più frequenti e la necessità di rimanere a casa, senza incontrare nessuno. Come spesso accade, il momento peggiore è stato quello delle festività: «Le vacanze sono state un inferno: mentre gli altri festeggiavano insieme, io passavo ore a piangere, cercando di ritrovare me stesso tra un attacco di panico e l'altro. Ho avuto paura, paura di tutto, ma soprattutto paura di me stesso. Continuavo a sprofondare. Non ho perso solo l'appetito, ma anche la voglia di vivere. La vita sembrava non avere più senso. Mi sentivo inutile e avevo pensieri inquietanti».
Fortunatamente, Robin ha chiesto aiuto: «Ho iniziato un'intensa terapia per risalire alla causa di questo problema. Ho avuto un'infanzia difficile segnata da un disturbo d'ansia, che però era sotto controllo da 7-8 anni. Quello che stavo sperimentando è stata una recrudescenza di quel disturbo, innescata dall'ignorare i segnali d'allarme e da un trauma irrisolto. Ho passato ore a lavorare sulla mia guarigione e mi è costato molte lacrime, ma giorno dopo giorno ho cominciato a sentirmi meglio. Ho imparato molto su di me, cose che non sapevo e che posso ancora migliorare».
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E così è riuscito a ritornare a pedalare, supportato dal proprio team che non l'ha mai abbandonato. Tuttavia, dopo un'altra stagione complicata e sofferta come il 2026 è arrivata la decisione di appendere la bici al chiodo. «È giunto il momento di voltare pagina: una pagina ricca di emozioni, ricordi e lezioni, sia positive che negative. Una pagina che ha contribuito a fare di me la persona che sono oggi e di cui si parlerà ancora per anni. Si chiude prima del previsto, ma senza rimpianti». Significativo il passaggio: «Dopo mesi trascorsi a ricostruirmi, sono riuscito a rimettermi in piedi. Tuttavia, mi sono reso conto di quanta energia ciò avesse richiesto e di quanto fosse difficile ritrovare la vecchia Robin. Per quanto lo desiderassi ardentemente, i momenti di sconforto erano troppo frequenti. [...] Onestamente, è una vera boccata d'aria fresca. C'è dell'altro nella vita oltre al ciclismo, e voglio scoprirlo insieme alla mia ragazza, agli amici, ai genitori e alla famiglia».
La storia di Robin Orins è significativa sull'importanza cruciale della salute mentale e sull'urgenza di rivolgersi a professionisti quando c'è qualcosa che non va. Chi sta scrivendo, lo afferma con cognizione di causa. E vale la pena ricordare come sia possibile chiedere aiuto in vario modo: tramite il numero di pubblica utilità 1520 della Croce Rossa (lunedì al sabato dalle 8:00 alle 20:00) o a Telefono amico; ci si può rivolgere al medico curante, ai Consultori Familiari dell'ASL locale o ancora ai Centri di Salute Mentale (CSM) dislocati sul territorio.