Tadej Pogacar questa volta non era al via e non ha potuto difendere la maglia di Campione Europeo vinta lo scorso anno davanti a Remco Evenepoel e Paul Seixas. Nonostante questo, lo sloveno non ha voluto mancare all’appuntamento: con la maglia della nazionale slovena c’era Luka Mezgec, che per l’ultima volta ha messo un numero sulla schiena, e Pogacar è rimasto in prima fila per assistere al suo addio alle corse.
Pogacar ha sottolineato più volte l’affetto e la stima verso l’amico e compagno di nazionale, ricordando come Mezgec abbia avuto un ruolo fondamentale nel suo percorso. «Luka ha avuto un ruolo importante nella mia carriera. Ero presente alla sua vittoria più grande, al Giro d'Italia a Trieste, quando avevo forse 15 anni», ha detto il campione sloveno, richiamando alla memoria la tappa decisiva del 2014, quando Mezgec vinse l’ultima frazione della 87ª edizione, con arrivo a Trieste dopo la partenza da Gemona del Friuli.
Pogacar ha proseguito spiegando il valore umano e sportivo di Mezgec: «Da quella vittoria, penso che Luka sia stato un po' il mio idolo e il mio mentore in nazionale. Ho imparato molto da lui; ha avuto una carriera davvero straordinaria. Credo che molti giovani ciclisti dovrebbero aspirare a una carriera come la sua».
Nel richiamare l’immagine del gregario-salvatore e di ultimo uomo del treno, Pogacar ha voluto rendere omaggio al sacrificio e alla generosità del compagno: «La storia di Luka è quella dell'ultimo uomo che in gara da tutto per la squadra, del gregario, del mentore e del capitano in corsa. È davvero bello essere qui con lui oggi; mi sento onorato di sedere al suo fianco».
Per Pogacar la giornata è stata anche un momento di riflessione sulla propria condizione: presente all’arrivo per salutare i compagni e per scoprire il nome del vincitore, ha ammesso il contrasto tra il desiderio di correre e la realtà fisica dopo l’infortunio. «Sì certo è un po’ insolito per me. Anche sabato, mentre guardavamo la gara femminile, Urska diceva: "Cavolo, dovrei esserci io lì". Lei è in ottima forma, quindi è dura guardare la gara sapendo di poterci essere. Io invece sono qui, ho ripreso ad allenarmi su strada da una settimana e so che la mia condizione è piuttosto scarsa; non avrei voluto essere essere in gara ieri, ma una o due settimane fa avrei avuto un gran desiderio di essere al via».
La caduta alla Vuelta ha costretto Pogacar a chiudere in anticipo la stagione; per questo motivo il campione non sarà presente nemmeno al Giro di Lombardia della prossima settimana, una classica che ama e nella quale avrebbe voluto tornare a lottare per la vittoria. Ma adesso la scena era tutta per Luka Mezgec: l’ultima curva, l’ultimo numero, e l’abbraccio di chi lo ha seguito per anni, con Pogacar in prima fila a testimoniare affetto, gratitudine e rispetto.