L’Unione Ciclistica Internazionale è pronta a cambiare il mondo del ciclismo e ha deciso di aprire le sue porte alla riforma di uno sport tradizionalmente poco incline ai cambiamenti. Dopo la consultazione avviata lo scorso febbraio, l’UCI ha presentato un documento di 40 pagine che raccoglie le proposte delle principali componenti del ciclismo professionistico: corridori, squadre, organizzatori, associazioni di categoria, federazioni, media e sponsor.
I contributi ricevuti sono stati 55 e riguardano cinque aree: calendario e partecipazione, modello economico, coinvolgimento dei tifosi, sicurezza e integrità dei risultati. Il tema più discusso è stato quello del calendario, seguito dagli aspetti finanziari. L’integrità sportiva, invece, è risultata l’area meno affrontata.
«Siamo pronti a valutare evoluzioni significative in uno sport noto per il suo conservatorismo», ha dichiarato il presidente dell’Uci, David Lappartient.
Tra le proposte più concrete c’è la riorganizzazione del calendario internazionale. L’obiettivo è ridurre le sovrapposizioni tra gare e limitare gli spostamenti dei corridori, spesso costretti a viaggiare da un continente all’altro nel giro di pochi giorni.
L’idea è suddividere la stagione in blocchi geografici: le Classiche di primavera, una settimana iberica, una sessione estiva in Australia e un blocco asiatico a fine stagione. Alcune gare del WorldTour potrebbero diventare facoltative, mentre le corse a tappe di una settimana potrebbero essere ridotte a cinque giorni.
Anche i Grandi Giri potrebbero subire una modifica, con la riduzione di alcune tappe e una durata inferiore di un fine settimana. In cambio, però, l’UCI valuta l’ipotesi di rendere obbligatoria la partecipazione dei migliori corridori alle principali prove del WorldTour, soprattutto nei mercati extraeuropei. Tra gli esempi citati figurano il Tour Down Under in Australia e il Tour of Guangxi in Cina.
Sul piano economico, la proposta centrale è la creazione di un’offerta unificata per i diritti televisivi. Oggi ogni organizzatore tratta autonomamente con le emittenti. In futuro, invece, un circuito mondiale ufficiale potrebbe essere venduto collettivamente a televisioni e sponsor, seguendo il modello già adottato da altri sport.
L’Unione Ciclistica Internazionale immagina inoltre nuove entrate attraverso sponsorizzazioni, una piattaforma digitale internazionale, biglietti e servizi di ospitalità. Nel documento compaiono anche ipotesi come il tetto di spesa per le squadre e una finestra di mercato per i trasferimenti, strumenti tipici del calcio professionistico.
La federazione punta anche a trasformare il pubblico del ciclismo, oggi numeroso ma spesso passivo, in una comunità di tifosi più attiva e fidelizzata.
Tra le idee figurano piattaforme digitali con dati in tempo reale, contenuti esclusivi, retroscena e materiali prodotti con l’intelligenza artificiale. L’accesso potrebbe essere a pagamento, sostenuto dagli sponsor o basato su una formula mista.
Per la sicurezza, l’UCI ha sottolineato la collaborazione già in corso con SafeR. Alcune proposte chiedono però misure più incisive: dall’omologazione indipendente dei percorsi alla riduzione delle velocità attraverso nuove regole sui materiali.
Sul fronte dell’integrità sportiva, oltre al contrasto al doping tecnologico e farmacologico, viene suggerito un maggiore sostegno ai commissari di gara, con strumenti più adeguati e un percorso di progressiva professionalizzazione.
Per ora si tratta soltanto di ipotesi e comunque si parla di modifiche da adottare - a parte quelle sulla sicurezza che hanno effetto immediato - a partire dal 2029. Alcune potrebbero essere adottate, altre modificate o accantonate. Il documento, tuttavia, segnala una volontà precisa: ripensare il ciclismo professionistico, rendendolo più sostenibile, sicuro, redditizio e capace di coinvolgere davvero il proprio pubblico.