S’incontrarono nel 1949. Fausto Coppi aveva 30 anni, era all’apice della carriera con la prima doppietta Giro-Tour e abitava a Sestri Ponente. Abdon Pamich aveva 16 anni, era un profugo istriano e abitava in località Castagna, nel comune di Serra Riccò, nell’entroterra di Genova. Coppi correva, Pamich – tra scuola e campi, galline e conigli, e anche una pecora – pure. Coppi in bicicletta, Pamich a piedi, ma anche in bus, tram, treno e… bici. S’incontrarono più volte mentre Coppi si allenava e Pamich, in libera uscita, andava al mare.
L’olimpionico Pamich – un bronzo a Roma 1960, un oro a Tokyo 1964 – è forse il Coppi della marcia. Domani, 3 ottobre, compirà la bellezza di 93 anni. La sua vita non contempla solo lo sport, dove ha conquistato anche due ori e un argento europei, tre ori ai Giochi del Mediterraneo e 40 titoli italiani fra prove su 10, 20 e 50 km. E’ una storia, un’avventura, un’epopea novecentesca, che lui ha raccontato nell’autobiografico “Memorie di un marciatore” (Biblioteca dell’immagine, del 2016, con la prefazione di Bruno Pizzul) e che è arrivata anche in tv con il film “Il Marciatore – la vera storia di Abdon Pamich” (di Alessandro Casale, del 2026). Storia d’Italia.
Da casa a scuola, il giovane Abdon partiva alle sette di mattina, prendeva il bus fino a Bolzaneto, poi il tram per Genova fino a Piazza Caricamento, quindi proseguiva a piedi e arrivava in Piazza della Zecca. “Quando finalmente ebbi una bicicletta le cose migliorarono, significava essere più libero”. Libero, d’estate, di andare al mare. “Dopo aver adempiuto ai miei impegni di contadino, dopo pranzo inforcavo la bici e facendo un percorso tutt’altro che facile, di 25 chilometri, mi recavo in una bellissima spieggia in località Vesima, appena prima di Arenzano, dove potevo nuotare sino all’esaurimento, per far ritorno all’imbrunire. Il percorso era tutto saliscendi reso più duro dall’avere una bici senza il cambio, ma questo a quel tempo era un dettaglio insignificante”. Ed è proprio su quel tratto di strada, finita l’estate, che “qualche volta ho incrociato Fausto Coppi”.
Pamich sarebbe diventato un corridore – un campionissimo - senza bicicletta. In bicicletta lo accompagnava l’allenatore, in bicicletta lo seguivano sportivi e tifosi. Però, per variare gli allenamenti, Abdon pedalava. “Lo sport per me era diventato un’abitudine di vita anche senza scopi agonistici – scrive in “Memorie di un marciatore” -. Mi piaceva cambiare specialità, cosa che mi divertiva molto: passavo dallo sci di fondo, al nuoto, alla bicicletta, al tennis, alla corsa. Questo mi faceva sentire bene e in buona condizione fisica, senza mai trascurare di marciare”. Avrebbe continuato a gareggiare fino a 43 anni compiuti. Come, ma a pedali, Costante Girardengo.