Mathieu Van der Poel si presenta al Mondiale di Montreal come uno dei principali candidati alla maglia iridata, già sua a Glasgow nel 2023. L’olandese arriva all’appuntamento dopo un’ottima stagione e con una condizione confermata dalla straordinaria vittoria ottenuta negli ultimi giorni al Giro del Lussemburgo, al termine di una fuga solitaria di ben 175 chilometri.
Eppure, secondo lo stesso Van der Poel, il grande favorito per la prova in linea di domenica resta Remco Evenepoel. «Per me, Remco è il favorito numero uno. Basta guardare il suo palmares: nessuno si prepara per i campionati meglio di lui - ha dichiarato l’olandese, 31 anni -. È forte soprattutto nelle gare di questa distanza e nessuno sa correre in solitaria bene come lui».
I due fuoriclasse si sono incrociati durante la ricognizione del percorso. «Abbiamo scambiato due chiacchiere. Volevo congratularmi con lui per la vittoria nella cronometro di domenica», ha raccontato Van der Poel. Nessun confronto, però, tra la sua fuga in Lussemburgo e i quaranta chilometri percorsi da Evenepoel nella prova contro il tempo: «Credo che siano stati altrettanto impressionanti. E diventare campione del mondo per quattro volte di fila è un risultato davvero unico».
Il tracciato canadese da 3800 metri di dislivello non sembra esaltare completamente le caratteristiche dell’olandese. La salita della Côte Camillien-Houde, da affrontare dodici volte, potrebbe favorire corridori più leggeri come Evenepoel, Paul Seixas e Isaac Del Toro.
«È un circuito impegnativo. Non impossibile, ma proprio al mio limite, al limite estremo», ha spiegato Van der Poel. Per riuscirci, avrà bisogno di una gara molto dura: «Quando la potenza di tutti inizia a calare, i corridori da classiche come me possono avvicinarsi agli scalatori puri. Credo che questo sia il mio punto di forza: riuscire a mantenere i miei watt anche dopo una gara dura».
Van der Poel non nasconde però le difficoltà: «Se dovessi avere una giornata davvero ottima, dovrei riuscire ad arrivare in cima con il gruppo dei migliori. Ma stiamo parlando di dodici giri: c’è una bella differenza tra restare con i primi una volta sola e farlo per dodici volte». In ogni caso la vittoria ottenuta con una fuga di 175 chilometri in Lussemburgo ha dato importanti conferme al campione olandese, soprattutto dopo alcune giornate complicate.
«Sono rimasto soddisfatto della prestazione e delle sensazioni avute. La mia condizione è chiaramente buona. Non sono nemmeno andato troppo oltre i miei limiti. Ma ovviamente questo non garantisce il successo: domenica sarà tutta un’altra storia».
VdP ha inoltre spiegato di essere arrivato ai Mondiali con un peso simile a quello di Zurigo 2024, dove conquistò il terzo posto: «In estate sono generalmente più asciutto rispetto alla primavera. Mangio un po’ meno, mi alleno un po’ di più e succede naturalmente. Quanto è concreta la possibilità di vincere? Direi il cinque per cento, o qualcosa del genere». Una valutazione che Van der Poel considera realistica, alla luce dei risultati ottenuti al Grand Prix de Montréal, la classica che si disputa ogni anno sullo stesso percorso: «Negli ultimi anni quella gara è sempre stata adatta ai corridori più leggeri».
Tra gli avversari più temibili, VdP cita soprattutto la nazionale belga, più Seixas e Del Toro: «La squadra belga è la più forte. Avere un secondo capitano (Van Aert, ndr) può essere un vantaggio. Considero molto forte anche la Francia e non sottovaluterei gli americani. Ma un Mondiale è spesso caotico, soprattutto perché non sono consentite le radioline. E se l’hai già vinto, è sempre un po’ più facile prendere decisioni durante la corsa».
Van der Poel crede dunque nelle proprie possibilità di conquistare una seconda maglia iridata nella prova in linea, ma sa che servirà una gara perfetta. «Potrebbe benissimo essere la mia ultima occasione. Anche perché probabilmente non disputerò molti altri Mondiali», ha concluso.