I PIU' LETTI
CICLISMO IN MEDIO ORIENTE, UNA CRESCITA CONTINUA
di Carlo Malvestio | 31/03/2023 | 08:08

Quando si parla di ciclismo globalizzato una delle pri­ma cose che viene in mente sono le corse in Medio Orie­nte, che fino al secolo scorso erano ben lontane dal radar degli appassionati di ciclismo. Nell’ultimo decennio, in particolare, cominciare la stagione al caldo, lontano dalle temperature rigide europee, è di­ventata un’abitudine, a maggior ragione da quando il calendario agonistico si è allargato da fine gennaio a fine ot­tobre e le gare del deserto hanno potuto trovare più facilmente collocazione. Dopo il Tour Down Under, corsa au­stra­liana che storicamente apre la stagione, c’è il Me­dio Oriente ad attendere i corridori. In origine fu il Tour of Qatar a farsi promotore della bicicletta nella penisola arabica: nato nel 2002, si è corso fino al 2016, al termine di un progetto che ha visto la capitale Doha ospitare i Campionati del Mondo, vinti da Peter Sagan. Nel frattempo però ASO, che organizzava la gara, aveva cominciato a tessere ragnatele in tutto il Medio Oriente, dando vita al Tour of Oman a partire dal 2010 e al Saudi Tour dal 2020, appena qualche mese dopo l’apertura al turismo occidentale del regno saudita, che fino al 2019 era di fatto off-limits. Per tutta risposta RCS ha allestito il Dubai Tour a partire dal 2014 e l’Abu Dhabi Tour dal 2015, facendoli confluire nel 2019 nell’UAE Tour, che al momento è probabilmente la corsa di maggior prestigio di tutta la zona, facendo parte del calendario WorldTour.

«Dopo il Tour de France, il Tour of Oman e il Saudi Tour sono le nostre maggiori fonti di guadagno - ci ha spiegato Pierre-Yves Thouault, vicedirettore del Tour de France e direttore di cor­sa in Oman -. Gare come Parigi-Niz­za e Giro del Delfinato, per quanto storiche e ricche di fascino, per noi sono solo un costo, non c’è guadagno, mentre con questi eventi in Medio Oriente abbiamo la possibilità di fare ricavi importanti. Allo stesso tempo, inoltre, diamo modo a questi Paesi di sviluppare il loro settore ciclistico, facendo partecipare le selezioni locali, di ravvivare la loro immagine internazionale grazie allo sport e di diversificare la loro economia, oltre ovviamente ad offrire un’importante vetrina turistica ai luoghi attraversati dalle corse. In­som­ma, è un bene per noi ma anche per loro».

Nel mese di febbraio abbiamo avuto la fortuna di seguire in loco, ospiti di ASO, sia il Saudi Tour che il Tour of Oman: due corse che, per quanto le loro fondamenta siano state messe dallo stesso organizzatore, sono profondamente di­verse, per storia, budget, percorsi e sce­nari. Una cosa in comune, però, ce l’hanno: una gara di ciclismo lì è possibile organizzarla solo tra novembre e marzo, perché prima o dopo sarebbe impossibile a causa caldo torrido.

SAUDI TOUR. Prendere parte a questa corsa è un’esperienza che ogni corridore, una volta in carriera, dovrebbe provare. Non tanto per la gara in sé, ma per tutto il contesto che gira attorno all’evento. Innanzitutto bisogna partire dal presupposto che l’Arabia Sau­dita, dal punto di vista turistico, è praticamente inesplorata, proprio per il motivo già citato, ovvero che fino al 2019 non venivano rilasciati visti ai tu­risti. Poi la svolta voluta da re Salman e portata avanti da suo figlio, il Primo Ministro Mohammad bin Sal­man, appartenente ad una nuova generazione maggiormente progressista, ha fatto sì che anche il regno saudita, cuo­re pulsante dell’Islam, si aprisse per la prima volta all’Occidente. In particolare, è stato svelato un grande progetto  denominato “Saudi Vision 2030”, che prevede una serie di investimenti, per un totale di 2500 miliardi di dollari, non solo in campo economico ma an­che sociale e di sviluppo finalizzati a preparare il Paese ad una nuova fase, quella post-petrolifera, che possa portarli nel giro di pochi anni ad essere una super potenza a livello internazionale. Ben 100 di questi 2500 miliardi sono stati indirizzati allo sviluppo turistico della regione di AlUla, una delle più affascinanti del Regno, che si colloca nella parte nordoccidentale del Pae­se, nel bel mezzo del deserto, ben lontano dalle popolose città di Riyadh e Jeddah. Per farlo, è stata creata una Com­missione Reale che riferisce direttamente ai vertici del Regno e si avvale di alcuni top manager a livello internazionale. Il Saudi Tour, quindi, rientra all’interno di questo grande progetto: la prima edizione, quella del 2020, si era svolta nei dintorni della capitale Riyadh, ma per uscire dall’ordinario c’era bisogno di un setting più appariscente e unico, ed ecco quindi AlUla.  

«Da quando ho iniziato a lavorare per AlUla sono stati stanziati un trilione di dollari per promuovere il turismo ecosostenibile e cercare di trasformare il Paese tramite lo sport - ha detto l’americano Phillip Jones, Chief Destination Marketing and Management Officer di AlUla -. La prima volta che ho pedalato in queste zone sono rimasto ammaliato, e ora l’obiettivo è portare AlUla ad essere la capitale saudita del ciclismo, su strada ma anche fuori strada, perché gode di paesaggi unici e spettacolari, il traffico è molto limitato e il clima buo­no. Stiamo costruendo varie vie ciclabili e portando la cultura ciclistica. Ri­spetto ad un anno fa, in città ci sono già più hotel e ristoranti, l’evoluzione è in corso».

L’area è naturalmente spettacolare, so­prattutto grazie alle rocce di arenaria nel bel mezzo del deserto che, con l’erosione di millenni, hanno assunto for­me particolari, e per l’antica città di He­gra, che ha preservato centinaia di tombe nabatee (risalenti al I Millennio a.C.) incassate nella roccia: farci passare una gara di ciclismo, quindi, è ap­parsa da subito una buona idea in termini di promozione territoriale.
Sia chiaro, il turismo qui è per chi ha tasche profonde, i costi della vita sono altissimi e fuori portata per un normale lavoratore europeo. “Cose dell’altro mondo” hanno esclamato praticamente tutti i corridori con cui abbiamo avuto modo di conversare, ma proprio perché sono “cose dell’altro mondo” correre in Arabia Saudita è qualcosa che non si scorda. Il Saudi Tour non ha badato e non baderà a spese nell’organizzare i suoi cinque giorni di corsa.

Una buona parte delle squadre partecipanti alla terza edizione della gara ha alloggiato per tutta la settimana (e noi, fortunati, insieme a loro) in due resort po­sti all’interno della Ashar Valley, un’area di circa 15 chilometri alla quale si poteva accedere solo se si aveva una prenotazione per i resort oppure per il Maraya, una meraviglia architettonica fatta esclusivamente di specchi utilizzata per eventi e concerti (la settimana prima della corsa si era esibito Andrea Bocelli), che ha ospitato la partenza di una tappa e l’arrivo dell’ultima. I re­sort, l’Habitas e il Banyan Tree, sono caratterizzati da piccole casette private riservate ad ogni ospite e sparpagliate per il deserto; ogni resort occupa un’area di circa 2-3 km, ogni corridore aveva la propria villetta e per muoversi da una all’altra, oppure per andare alla reception o al ristorante, si usano biciclette elettriche o golf car. Insomma, un vero e proprio villaggio in cui ognuno ha il proprio numero civico e il proprio mezzo di trasporto. Il costo? Tra i 1.000 e i 1.500 euro a notte per ogni ospite. “Cose dell’altro mondo”, ap­punto.

E che dire della cerimonia d’apertura alla vigilia dell’inizio della gara, diretta tra le altre cose dall’italiana Elisa Ba­ruc­chieri? Nel ciclismo cose del genere non si vedono neanche per i Grandi Giri, ma in generale la coreografia è stata degna di un evento planetario, stile Olim­piadi. “The rise of legends” si intitolava: il palco era allestito nel deserto con uno speciale design, con luci, proiezioni e ballerini fluttuanti a fare da padroni. Seta bianca e costumi di luce, video mapping sul­l’Elephant Rock (una roccia alta almeno 300 metri a forma di elefante), ologrammi e la cura precisa di musica e testi hanno creato un contesto il cui obiettivo era con­durre lo spettatore alla visione della creazione della terra e poi delle leggende, ovvero i corridori, che hanno sfilato sul palco. Potevano benissimo essere i Giochi Olimpici, invece era il Saudi Tour. “Cose dell’altro mondo”, di nuovo.

Sia chiaro, trovare un Paese disposto ad investire così tanto sul ciclismo non può che far piacere, ma il contrasto con il contesto in cui ci trovavamo era evidente. Gli spettatori giunti per assistere alla gara si potevano contare sulle dita di due mani, lungo le strade di pubblico non ce n’era, ma d’altronde, a ben pensarci, non poteva essere altrimenti. AlUla conta poco più di 5000 abitanti e intorno c’è solo deserto, che per quanto suggestivo e fotografico sia, non invoglia la gente a prendere l’aereo (perché quest’area è lontano da tutto) per vedere la gara. In Arabia Saudita, poi, la cultura del ciclismo è tutta da costruire, e questa non la si può comprare, ma va creata con le idee. La Com­missione Reale sta cercando di farlo, da quest’anno AlUla è rappresentata anche nel gruppo professionistico come name sponsor del Team Jayco AlUla: «Qualcosa si muove, a questo Saudi Tour c’era la Nazionale saudita in corsa a testarsi contro alcuni dei migliori corridori del mondo - ha detto ancora Jones -. Gli interessati alla bicicletta aumentano, ci piacerebbe riuscire a creare presto una squadra satellite saudita che compete in Europa, che possa poi fornire atleti al Team Jayco AlUla».

La volontà, insomma, c’è: il gruppo e noi con loro possiamo dire di essere stati dei pionieri nella scoperta di questa zona dell’Arabia Saudita, che ha voglia di farsi conoscere dagli occidentali facoltosi. Ah, ASO e la Commis­sione Reale stanno anche seriamente pensando di allestire un Saudi Tour in versione femminile per il 2024, a conferma di una maggiore apertura mentale in tutto e per tutto.

TOUR OF OMAN. Pur confinando con l’Arabia Saudita, la situazione so­ciale e ciclistica dell’Oman è piuttosto diversa. Non a caso si definiscono “la Svizzera della penisola araba”, dal mo­mento che hanno cercato di mantenersi ben alla larga da qualsiasi conflitto religioso ed etnico avvenuto negli ultimi 50 anni in Medio Oriente, compreso quello civile che tutt’ora sta funestando lo Yemen, Paese confinante. La ragione di questa costante neutralità e mantenimento della pace è da ricercare in­te­ramente nella figura del Sultano Qa­bos, che ha governato l’Oman per ben 50 anni, dal 1970 al 2020, anno della sua morte. Dopo il colpo di Stato ai danni del padre che gli ha permesso di prendere il potere, Qabos si è adoperato nel processo di modernizzazione del Paese attuando una politica di riforme e di progetti di sviluppo, so­prat­tutto nel settore educativo e in quello sanitario, entrando anche a far parte delle Nazioni Unite. Inoltre, il Sultano faceva parte della corrente religiosa islamica degli ibaditi, che predica tolleranza e rispetto per tutte le altre religioni. Tutto ciò ha reso l’Oman culturalmente piuttosto differente dai Paesi vicini e non deve sorprendere che sia stato uno dei primi Stati della penisola araba a credere nel ciclismo.

Come detto, dopo il Tour of Qatar - scomparso nel 2016, ma da ASO dicono esserci trattative per farlo tornare - è arrivato il Tour of Oman, nato nel 2010. Tra le gare del deserto, questa è quella meno desertica, quantomeno se si intende deserto come una lunga di­stesa pianeggiante di sabbia. Dal pun­to di vista tecnico, il Giro dell’Oman è quello che più di tutti può regalare spunti interessanti e non è un caso che l’abbiano vinta negli anni corridori co­me Fabian Cancellara, Chris Froome, Vincenzo Nibali e Alexey Lutsenko. La zona che interessa la corsa fin dalla sua prima edizione, ovvero quella settentrionale che comprende anche la capitale Mascate, punto nevralgico di tutta la prova, è infatti caratterizzata dalla catena montuosa dei Monti Hajar, le cui cime toccano anche i 3.000 metri, come nel caso di Jabal Al Akhdar, la Green Mountain (“Green” perché pio­ve più spesso, ma di fatto cresce solo dell’erba medica).

Sono montagne di roccia calcarea, in pratica senza vegetazione, ma proprio per questo spettacolari, soprattutto per chi arriva dal verde delle Dolomiti come noi. Per questo motivo, quindi, è ben difficile trovare i classici piattoni che caratterizzano le altre corse mediorientali. Basti pensare che nell’edizione di quest’anno su cinque tappe ben quattro terminavano in salita, senza contare che gli arrivi di Jabal Haat e della già citata Green Mountain sono stati “mutilati”, visto che entrambi, volendo, avevano altri 15 km di scalata per arrivare alla vetta, ma ad inizio stagione è meglio non ingolfare troppo il motore degli atleti. Jabal Al Akhdar, l’Alpe d’Huez d’Oman, è però al centro dei piani per lo sviluppo ciclistico del Paese; tutta l’area dei Monti Hajar, infatti, risulta essere perfetta per training camp al caldo e ASO, in futuro, vuole lavorare proprio su questo.
In cima alla Green Mountain è presente un enorme hotel extralusso (si dice ci abbia soggiornato anche Silvio Ber­lu­sconi), che negli obiettivi della compagnia francese potrebbe essere il pun­to di partenza ideale per un ritiro in altura invernale di qualche squadra, magari da organizzare proprio qualche giorno prima della gara.

Lo sfarzo generale di cui abbiamo go­duto in Arabia Saudita, in Oman non c’era: se al Saudi Tour all’arrivo era pre­vista una zona VIP con tanto di pran­zo e maxi schermi per seguire la gara, in Oman c’era solo uno striscione d’arrivo, spesso posto in mezzo al nul­la, pertanto arrivare troppo in anticipo rispetto alla fine della gara voleva dire restare ore a contemplare il deserto, in attesa che sbucasse il vincitore di tur­no. Una delle cose alla quale il Tour of Oman ancora non è riuscito a far fronte dopo tanti anni è la diretta televisiva a livello internazionale, il che è abbastanza inspiegabile visto che ormai anche le corse più piccole ce l’hanno. Quest’anno la gara veniva trasmessa da un canale locale omanita, il cui streaming era diffuso sui social e sul sito ufficiale della corsa, ma è chiaro che per valorizzare al massimo il Tour a livello mondiale ci vuole qualcosa di più. ASO ci ha spiegato che dipende tutto dalle scelte della Federazione Ci­clistica Omanita, che al momento non si sente di fare questo investimento, ma la società francese sta spingendo affinché venga fatto a partire dal prossimo anno, così da non rimanere troppo indietro rispetto alle altre gare. Il Saudi Tour, per esempio, si è assicurato la diretta su Eurosport fin dalla sua prima edizione. Alla fine dei conti, è tutta una questione di budget: l’Oman ha risorse petrolifere nettamente inferiori rispetto a molti dei paesi circostanti come l’Arabia Saudita e gli Emi­rati Arabi Uniti, e questo poi si riflette anche sull’organizzazione degli eventi sportivi.

Proprio perché ormai è qualche stagione che il Tour of Oman si svolge an­nualmente nel Paese, però, la cultura ciclistica omanita sembra essere un po’ più sviluppata rispetto a quella saudita. Da quest’anno, alla vigilia della corsa, è stata inserita anche la Muscat Classic, una classica vallonata il cui obiettivo è quello di enfatizzare le bellezze della capitale omanita ma, allo stesso tempo, convincere maggiormente le squadre a sobbarcarsi la trasferta mediorientale, visto che due gare assegnano più punti utili per il ranking rispetto ad una sola. La Nazionale omanita sta crescendo, qualche corridore sta studiando il suo trasferimento in Europa per cullare il sogno del professionismo e, pur non essendoci molti tifosi a partenza e arrivo delle varie tappe, c’è da dire che tutti i centri abitati attraversati dalla corsa si facevano sentire per salutare il gruppo. In particolare, ha impressionato il numero di bambini presenti lungo la strada, tanto rumorosi quanto diffidenti nel raccogliere le borracce lanciate dai corridori. Chissà che tra quelle centinaia di bambini qualcuno non de­cida di andare in bicicletta o prendere in mano il futuro del ciclismo nel suo Paese.

MA CHI HA VINTO? La classifica generale del Saudi Tour si è decisa tut­ta sull’interessante arrivo all’altopiano di Harrat Uwayrid, una salita di 3 km al 12% seguita da un falsopiano di 8 km fino all’arrivo. Ad imporsi è stato il portoghese Ruben Guerreiro (Mo­vi­star), bravo ad anticipare in volata il nostro Davide Formolo (UAE Team Emirates) e il colombiano Santiago Buitrago (Bahrain Victorious), che poi gli sono arrivati dietro anche nella classifica finale. Per l’Italia è stata una settimana più che positiva, visti i successi parziali di Jonathan Milan (Bahrain Victorious) alle Shalal Rocks - battendo in volata niente meno che Dylan Groenwegen (Jayco AlUla) e indossando la maglia di leader per un paio di giorni - e di Simone Consonni (Co­fidis) nella frazione finale di Maraya, propedeutici alla settimana magica vissuta agli Europei su pista di Grenchen. Entrambi hanno poi chiuso in Top 10, Milan 5° e Consonni 7°, in­sieme anche a Marco Tizza (Bingoal WB) 10°.

In Oman è andato in scena un bel testa a testa tra i giovani Matteo Jorgenson (Movistar) e Mauri Vansevenant (Sou­dal QuickStep), entrambi classe 1999, con il primo che ha vinto a Jabal Haat e si è preso la classifica generale, mentre il secondo si è imposto sulla Green Mountain, fallendo l’assalto alla maglia rossa per un solo secondo. Settimana di spessore per Diego Ulissi (UAE Team Emi­rates), che si è imposto sulle Yitti Hills e ha terminato quinto in generale, rendendosi protagonista anche di un’ottima scalata sulla Green Moun­tain. Alla vigilia si era svolta anche la prima edizione della Muscat Classic, una piccola Liegi-Bastogne-Liegi del deserto, vinta in una volata ristretta da Jenthe Bier­mans (Arkéa-Samsic), al primo successo tra i professionisti, davanti a Jordi Warlop (Sou­dal QuickStep) e ad un ottimo Andrea Vendrame (AG2R Citroën).

Copyright © TBW
TUTTE LE NEWS
Con la vittoria del bando nazionale “Bici in Comune” (promosso dal Ministero per lo Sport e i Giovani in collaborazione con Sport e Salute S.P.A e l’Associazione Nazionale dei Comuni...

Probabilmente il radar è uno dei dispositivi a cui i ciclisti che escono in strada si sono più legati negli ultimi anni ed il motivo è semplice, garantirsi più sicurezza...

La Look G85 Cezal è la novità di casa Look per quanto riguarda il gravel e si tratta di una bici che fa della versatilità la propria arma. Detto questo,...

Si rinnova anche per l’edizione 2026 il legame tra SIDI e L’Eroica: il brand sarà infatti tra i protagonisti e nuovamente partner dell'importante evento che celebra il ciclismo tra turismo,...

Tom Pidcock lo abbiamo visto nella prova del mondiale di ieri e non si può dire che non abbia corso con la solita carica che ha messo in mostra durante...

L'elettrostimolazione entra nell'era 2.0: Compex presenta la nuova gamma Ultimate. Il risultato è piuttosto evidente: il nuovo sistema messo a punto da Compex è più compatto, intelligente e connesso. Questa novità...

Destagionalizzare i flussi turistici, creare un’offerta parallela alle attività legate al mare e agevolare la mobilità locale sono tre obiettivi che l’amministrazione comunale di Ponza ha deciso di perseguire puntando,...

La notizia non è nuova, dalle voci di corridoio si è passati il 2 settembre scorso ad una nota ufficiale della stessa Campagnolo. La Spac di Ivan Glasenberg, magnate sudafricano,...

Lei è la punta di diamante della Nazionale italiana e oggi affronterà la prova in linea iridata in sella a una Colnago V5rs unica caratterizzata da una livrea che gioca...

Sono cinque le WILIER FILANTE SLR ID2 create per "WE RIDE PARIS" e sono già all’asta: si tratta di pezzi unici realizzati con la speciale livrea ideata dal Paris Saint-Germain....

Se le previsioni peggiorano, o rullate al caldo o pedalate ben attrezzati su strada. A questo servono le due nuove giacche antipioggia Assos, capi sviluppati in sinergia con il team...

In casa Northwave arriva la Collezione Fall-Winter 26/27: le linee Extreme e Core sono pronte ad affrontare la stagione fredda, dalle prime piogge d'autunno fino alle temperature più rigide di...

MVC Group, gruppo attivo nell'abbigliamento per il ciclismo e gli sport outdoor, annuncia l'acquisizione di Tailfin, leader globale nel segmento premium del bikepacking tecnico. Fondata a Bristol nel 2017 da...

Dopo un debutto ufficiale avvenuto all'Italian Bike Festival, il nuovo comando senza fili firmato Polini Motor è pronto per migliorare l’esperienza in sella alla vostra e-bike, sia che si tratti...

La nuova generazione di prodotti Castelli dotati della tecnologia rivoluzionaria Polartec® AirCore™ vede la luce oggi grazie al lancio ufficiale delle nuove giacche Perfetto 4, Perfetto Pro e Gabba Pro. ...

SIDI presenta Prima 2, la scarpa dedicata al ciclista moderno che offre semplicità d’uso, comfort e prestazioni sicure ad ogni avventura. La nuova scarpa, disponibile anche in versione Woman, è...

Il nuovo occhiale 031 di Salice pesa solo 25 grammi, un valore decisamente positivo che Salice lega a un design minimale e pratico. Oltre alle lenti da sole in Cat...

Questa collezione speciale GIRO - chiamata The Shadow Collection - trova piena ispirazione nella rassegna iridata del 1974 di Montreal e soprattutto nello speciale ritorno del 2026, esattamente sulle stesse...

La nuova capsule “THE ACE”del brand fiammingo Van Rysel basata sulla RCR-G vede la luce ufficialmente al festival Sea Otter Europe e mette in mostra prestazioni di altissimo livello: questa...

Giuseppe Bovo, direttore generale di Nalini, torna dal Giappone con un risultato di grande valore: il settimo posto ai Campionati del Mondo UCI Gran Fondo 2026. La prestigiosa manifestazione sportiva...

L'azienda italiana Repente trova sempre un modo corretto e innovativo per distinguersi, esattamente come accade con la sella Nomad 3D. In questo caso la tecnologia di stampa tridimensionale viene ricoperta...

Dal 20 al 27 settembre 2026 Montréal sarà il cuore del ciclismo mondiale, ospitando i Campionati del Mondo su strada UCI. Per Santini Cycling, l’appuntamento canadese rappresenta un nuovo capitolo...

Ci sono voluti anni di esperienza, attente valutazioni e prove matematiche per arrivarci, ma il risultato è notevole. POC presenta oggi il nuovo casco da cronometro Sonal, un prodotto realizzato...

La ricerca della Grail ha portato gli ingegneri Canyon dal manubrio Double Decker, attraverso i successi di gara della seconda generazione vincente all'Unbound e al Campionato del Mondo, fino a...

VIDEO TEST
ALTRI VIDEO DI TEST




di Giulia De Maio
Dopo aver seguito la presentazione ufficiale, all'Italian Bike Festival abbiamo provato in prima persona la nuova Monoscocca Ducati. In compagnia...
di Giulia De Maio
Fotocamera, audio open-ear, Meta AI e integrazione con Garmin e Strava: gli Oakley Meta Vanguard portano la tecnologia degli smart...
di Giulia De Maio
È stata fatta con il cuore e lo si avverte al primo colpo di pedale. All'International Bike Festival abbiamo provato...
di Giorgio Perugini
Come spesso accade in casa Giro, anche l’Eclipse Pro nasce da una strettissima collaborazione con i professionisti e in questo...
di Giorgio Perugini
Rudy Project presenta oggi il nuovo occhiale multisport Astral ARC, un prodotto dotato di lente cilindrica e montatura ecosostenibile per...
di Giorgio Perugini
Nel ciclismo moderno ogni grammo fa la differenza, ma saper limare il peso senza compromettere la struttura dell'oggetto che si...
di Giorgio Perugini
Sviluppato con gli atleti del WorldTour, il kit Castelli composto da Climber's A/C Jersey e Superleggera Bibshort è la risposta...
di Giorgio Perugini
Molti la definiscono iconica, esattamente come fa FIZIK: il marchio che, grazie alla leggendaria sella Arione, si è fatto conoscere...
di Giorgio Perugini
La Ultra Top Tube Bag di POC con 1, 7 L vi offre lo spazio necessario per tenere tutto quello...
di Diego Barbera
Non c'è dubbio che il primo pensiero, non appena si finisce di montare ENGWE E26 3.0 Pro (in circa 30...
di Giorgio Perugini
La collaborazione avviata tra Santini e il campione Mads Pedersen continua ed il body Aero della nuova Mads Pedersen Momentum...
di Giorgio Perugini
La nuova linea Raceday di POC ha un obiettivo chiaro: farvi sentire nella migliore condizione per dare il massimo nei giorni...
di Giorgio Perugini
Vento è solo uno dei modelli che apprezziamo di più tra quelli prodotti da Salice, merito di forme compatte e...
di Giorgio Perugini
Tra le mosse che hanno reso celebre MAAP ci sono anche le ottime collaborazioni avviate dal marchio con altre aziende...
di Giorgio Perugini
È dal 1967 che URSUS progetta e produce in Italia componenti di alta qualità per ciclismo, prodotti che oggi possiamo...
di Giorgio Perugini
La road bike Veloce SLR prodotta da Guerciotti, protagonista del test nella versione speciale Veloce SLR Thunder Storm Limited Edition,...
di Giorgio Perugini
È un dettaglio che certamente non vi può sfuggire osservando il vasto catalogo di Salice Occhiali dedicato al ciclismo, le...
di Giorgio Perugini
Poche storie, da molto la gamma Mille GT rappresenta un vero pilastro per ASSOS, un insieme di capi progettati senza...
© 2018 | Prima Pagina Edizioni Srl | P.IVA 11980460155
Pubblicità | Redazione | Privacy Policy | Cookie Policy | Contattaci

[X] Il nostro sito web utilizza i cookies (piccoli file salvati sul tuo hard disk) per migliorare la navigazione, analizzare l'accesso alle pagine web e personalizzare i propri servizi. L'utente è consapevole che, se esplora il nostro sito web, accetta l'utilizzo dei cookies.
Per maggiori informazioni consulta la nostra privacy policy