Cinque minuti per porre l’accento sulla sicurezza, cinque minuti di ritardo del via de Il Lombardia per far sentire la propria voce. Difatti, dopo qualche minuto, il microfono è passato nelle mani di Remco Evenepoel che ha parlato a nome di tutti. «Ci sono troppi incidenti che coinvolgono veicoli durante le gare. Un fratello e un collega ha perso la vita. Vogliamo dare un segnale forte. Non possiamo accettare che i corridori rimangano feriti o perdano la vita facendo ciò che amano di più», ha dichiarato il belga riferendosi anche alla morte in gara del britannico Finlay Tarling, fratello di Josh Tarling, investito da un'auto durante l'ottava tappa del Giro del Portogallo lo scorso 14 agosto e deceduto in seguito alle ferite riportate. Martedì scorso altri due corridori, Thomas Gloag e Marcel Camprubi, sono stati travolti da una moto della polizia che procedeva contromano durante la Tre Valli Varesine: insomma, il problema è davvero un grosso problema. E cinque minuti cinque se li prende anche Filippo Pozzato, che corridore è stato e adesso è passato dall’altra parte, come organizzatore, per porre l’accento su questa spinosa questione non di facile soluzione.
«I corridori hanno ragione a chiedere maggiori attenzioni e rigore – ci spiega Pozzato -, però con tutto il rispetto del caso voglio dire che anche noi organizzatori italiani abbiamo bisogno di un aiuto dalle istituzioni, da Federazione o Lega che dir si voglia. Non sono qui ad accusare nessuno, perché con le accuse non si va da nessuna parte, occorre solo comprendere una situazione complessa e cercare tutti assieme di trovare delle soluzioni, magari facendo anche un tavolo di lavoro per provare a mettere giù delle idee che possano essere un aiuto e un sollievo per tutti noi. Noi organizzatori abbiamo la fortuna di avere al nostro fianco polizia e forze dell’ordine, ma c’è la necessità di produrre una legge che tuteli meglio i corridori e noi organizzatori: le corse ciclistiche in generale. Non è sufficiente chiudere le strade mezzora prima del passaggio dei corridori, occorre qualcosa di più, di più articolato. Ognuno deve fare la propria parte, ma in questo caso è necessario che le istituzioni ciclistiche si adoperino per una legge quadro che regolamenti meglio le corse e il transito sulle strade. Il problema non è più quello di non avere una squadra di World Tour, ma continuare ad avere organizzatori disposti ad organizzare. Questi ormai sono da considerare al pari dei corridori degli eroi».