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DIRIGE IL MAESTRO... MARCO VILLA
di Carlo Malvestio | 28/04/2020 | 07:50

Dirige l’orchestra Marco Vil­la... L’orchestra è la Na­zio­nale Italiana maschile di ciclismo su pista e Villa è uno di quei direttori di fa­ma internazionale che riescono a far apprezzare le sue sinfonie in tutto il mondo. Dopo il Mondiale di Berlino i pistard italiani sono tornati a casa con la consapevolezza di essere tra i più forti al mondo in svariate di­scipline e un po’ di merito deve per forza di cose prenderselo anche il commissario tecnico. Villa, lombardo classe 1969, è stato due volte campione del mondo nella madison insieme a Silvio Martinello e ormai da qualche anno sta cercando di far valere la sua esperienza come allenatore. I risultati indicano che il suo lavoro lo sta facendo più che bene, con la consapevolezza che ora arriva il ban­co di prova più prestigioso e mediaticamente più pesante, l’Olim­piade di Tokyo, coronavirus permettendo…

La più grande soddisfazione di questo Mondiale di Berlino?
 «Tutti i ragazzi si son resi protagonisti di prestazioni maiuscole. Abbiamo ca­pito di poter essere competitivi in varie discipline. Cito però il quartetto, è sta­to grandioso, dimostrando di poter am­bire anche alla medaglia d’oro in futuro. La Danimarca in questo mo­mento è un po’ sopra di noi, ma in semifinale siamo andati molto vicini a batterli e se ci fossimo riusciti avremo avuto la strada spianata per la medaglia più prestigiosa. In ogni caso, i tempi sono stati di altissimo livello sia in semifinale che nella finalina per il terzo posto, a conferma del fatto che siamo sulla strada giusta».

E la delusione invece?
«Immagino vi aspettiate che dica Vi­via­ni, ma non lo dico. Sapevamo che Elia arrivava a questo mondiale non al massimo della forma e alla fine ci è arrivato con una condizione ancora minore di quanto ci aspettavamo, a causa di quella caduta al Tour Down Under che ha condizionato un po’ tutto il suo av­vicinamento. In Au­stralia do­vevamo fare quattro allenamenti in pi­sta, ma ne abbiamo potuti fare solamente due pro­prio perché poi è caduto. Doveva an­dare in Oman ma la corsa è stata an­nullata, ha cambiato i suoi programmi e un’altra settimana di lavori specifici in pista è saltata. Du­rante la rassegna la sua condizione era in crescendo, già nella Madison andava più forte ri­spetto all’Omnium, quindi alla fine siamo sod­disfatti anche della sua prestazione, ci ha dato indicazioni utili».

L’impressione è comunque quella che Elia abbia fatto un po’ fatica in questo inizio di stagione…
«Non sono d’accordo, ha comunque ottenuto due podi ad Almeria e in Al­gar­ve, venendo battuto da due grandi velocisti come Ackermann e Jako­b­sen. Penso che la sua condizione sia buona e non appena si potrà tornare a correre la vittoria arriverà».

Tornando al quartetto, invece, se li aspettava così performanti?
«Il quartetto si sta confermando ad ogni appuntamento, siamo sempre in lotta per le medaglie. A Montichiari abbiamo avuto l’opportunità di lavorare dieci giorni, capendo che potevamo alzare l’asticella e a Berlino avevamo la sensazione di poter migliorare il nostro miglior tempo. Così è stato e ovviamente siamo tutti felici per questo».

Con la piacevole scoperta Jonathan Mi­lan.
«Milan lo abbiamo scelto per fargli fare esperienza e per testargli la gamba an­che in vista dell’inseguimento individuale, con l’assenza di Liam Bertazzo e l’influenza di Davide Plebani che gli hanno spianato la strada. Si è inserito subito bene, deve imparare a gestire un po’ lo sforzo durante l’arco della prova, ma sapevamo quanto fosse forte ed è bello vedere che ha trovato subito una grande sintonia con i suoi compagni, che sono stati a loro volta molto bravi ad accoglierlo».

Arriviamo quindi a Ganna. Ormai possiamo definirlo uno dei più grandi della storia?
«Pippo ha avuto una crescita incredibile e continua ad averla. Dopo aver fatto il record nell’inseguimento individuale e aver conquistato una medaglia al mon­diale a cronometro nello Yorkshire si pensava potesse aver raggiunto il limite e invece non è così, perché già quest’anno aveva chiuso secondo una corsa a tappe come la Vuelta a San Juan e adesso si è migliorato ancora in pista».

Ma ha dei limiti?
«Non sappiamo dove siano e speriamo di non trovarli mai».

Quando si arriva così in alto non c’è il rischio di sedersi? O non c’è questo rischio con Fi­lippo?
«Direi che non è il suo caso. Ha appena ottenuto un nuovo re­cord nel mon­do nell’inseguimento individuale e sta già pensando ad abbattere il muro dei quattro minuti. È sempre in cerca di nuove sfide e questo fa parte del suo carattere, conscio di avere dei grandi mez­zi non vuole fermarsi di fronte a nulla».

Lo vedremo misurarsi per battere il Record dell’Ora?
«È uno dei suoi sogni, dei suoi obiettivi. Al momento sta vivendo periodo dopo periodo, dando molto spazio an­che alla strada. Per i mezzi che ha il Record è alla sua portata, però al mo­mento non so se abbia ancora la resistenza per dare il meglio in una prova di quel genere. Bisogna pensare che non ha neanche mai corso un Grande Giro e credo che una corsa di tre settimane potrebbe servirgli anche in prospettiva Record dell’Ora. In ogni caso, ha ancora tanti anni di carriera davanti quindi il tempo di togliersi altre soddisfazioni c’è».

Certo che avere due gioielli come Ganna e Milan nell’inseguimento individuale e non poter competere alle Olimpiadi è un peccato. Bisognerebbe fare un appello al CIO.
 «Al momento penso non lo prenderebbero in considerazione, visto che ab­bia­mo due corridori da podio (ri­de, ndr). Però penso che non ci vorrebbe nul­la ad aggiungerlo al programma olim­pico, non ci sarebbe nemmeno bi­sogno di cambiare il numero di convocazioni».

Mentre di Consonni cosa ci dice?
«Lo conosco da quando è juniores e anno dopo anno dimostra di avere le capacità e la voglia di fare questo me­stiere. Secondo me è un po’ sfortunato su strada, va spesso vicino alla vittoria ma per un motivo o per l’altro questa gli sfugge, pur riuscendo a lottare an­che con i grandi nomi. Anche lui penso abbia ampi margini di miglioramento e dalla sua parte ha un grande carattere, non mol­la mai, anche se non ha più energie si butta sempre in volata. È un corridore che mi piace molto».

Il rinvio dei Giochi ha fatto saltare tutti i piani.
«Di fronte a questo virus, non possiamo fare altro che arrenderci, restare in casa e cercare di aiutarci l’un l’altro. Stavamo già studiando piani alternativi per i ra­gazzi, la nostra idea era quella di lavorare in pista al­meno una volta ogni 7-8 giorni facendo allenamenti specifici. Poi nelle 5/6 settimane prima di To­kyo i carichi di lavoro avrebbero dovuto aumetare in modo da arrivare nelle condizioni migliori in Giappone al top della condizione. Ora dobbiamo riscrivere tutto ma anche noi abbiamo il di­lemma di tutti, vale a dire non sappiano quando possiamo riprendere».

Tra un anno a Tokyo firmerebbe per…?
 «Con questo gruppo penso che possiamo puntare a una medaglia in tutte e tre le discipline in cui ci presenteremo, omnium, inseguimento a squadre e ma­dison. Il livello dei concorrenti è altissimo, anche perché tutti continuano a migliorare mese dopo mese, ma noi sa­remo sicuramente competitivi. Senza presunzione, perché non è nel nostro stile, andremo a Tokyo a caccia di me­daglie».

da tuttoBICI di aprile

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