Gatti & Misfatti
Certificato d’ipocrisia
di Cristiano Gatti

Proprio noi, che abbiamo costruito nei secoli una formidabile macchina per privilegi e furbate, tutto quanto fondato sul semplice e sofisticato metodo del certificato, buono per una pensione d’invalidità o per saltare il servizio militare, per imbrogliare l’assicurazione o per stare a casa dal lavoro, proprio noi maestri di quest’arte nazionale dovremmo essere gli ultimi a stupirci di come il pratico strumento del certificato sia attualmente il più richiesto anche dai corridori per aggirare le norme antidoping. È il fatto nuovo dell’estate, una cosa che già si sapeva, ma che è esplosa con le solenni dichiarazioni nelle sedi istituzionali: ma come, si sono puerilmente sorpresi i controllori, la maggioranza dei ciclisti - di questi superuomini rotti a tutte le intemperie e a tutte le sofferenze, giusto l’altro ieri li chiamavamo fachiri - la maggioranza di questa brava gente soffre di malanni importanti e per esercitare la professione è costretta a imbottirsi di medicinali, anche e soprattutto di quelli non consentiti, ovviamente giustificati da regolare certificato medico.

Già molte cose si sono sentite e si sono lette su questo allarmante fenomeno. Ovviamente, nessuno ha più voglia di passare per ingenuo e per babbeo: lo sappiamo bene che cosa c’è dietro. E quanto ai ciclisti, che indignatissimi rifiutano la nuova ondata di sospetti, farebbero bene almeno a tacere: da quando si parla di lotta al doping, non hanno fatto altro che collezionare figure puerili, in un continuo e fragoroso crollo di credibilità. Persino quando si sono molto incensati per la scelta autonoma di porre un limite al famoso tasso di ematocrito s’è poi scoperto che cosa in realtà ci fosse dietro: Epo libera, perché il tetto di 50 era di fatto il lasciapassare tanto atteso da gente che ha mediamente - come tutta la gente del mondo - tassi naturali tra il 40 e il 45.

Detto questo, tanto per evitare le solite indignazioni di categoria, mi pare che nessuno abbia però adeguatamente bombardato un settore nevralgico di questo giochetto del certificato: la classe medica. Sì, è ora di dare anche agli illustri professionisti del camice bianco la loro parte. Non parlo di quei mezzi santoni che nel tempo si sono adoperati - senza scorciatoie - per intossicare un’intera generazione di atleti. Quelli sono soltanto demoni. Parlo dei semplici medici che per volgari fini di lucro o anche solo per ignavia, alla Ponzio Pilato, per non saper né leggere né scrivere, firmano tranquillamente il certificato al grido di «corticoide libero». Quanti sono? Sono moltissimi. Per uno che esercita seriamente, magari anacronisticamente fedele al giuramento di Ippocrate, ce ne sono nove che firmano senza problemi. Come quelli che firmano al proprio mutuato i tre giorni di malattia per un raffreddore (quando non è per la settimana bianca), come quelli che certificano conseguenze apocalittiche dopo un semplice tamponamento nel parcheggio dell’Esselunga. Sono loro, i permalosissimi e baronali rappresentanti di una casta molto particolare, quella dei medici sportivi: signori seriosi e orgogliosi, sempre pronti a pretendere rispetto e a invocare comprensione, perché - come amano dire - «noi non possiamo essere responsabili di corridori che vediamo una volta alla settimana, quando va bene». Giusto: che ne sanno loro di quello che si sparano in vena i corridori? Io ho sempre cercato di solidarizzare, anche se nessuno mi ha mai chiarito un dubbio banalissimo che mi assilla da diverso tempo: ma quando un medico sociale - poniamo pure ignaro e in buona fede - si trova davanti tassi di ematocrito regolarmente intorno, se non sopra, al 50, perché come minimo non prescrive un periodo di ricovero e una serie di accertamenti all’intera squadra? O davvero vogliono farci credere che trovarsi di fronte quindici atleti tutti con valori attorno al 49, cioé anche formalmente in regola, non deve comunque smuovere qualche inquietudine?

Fin qui, il discorso in generale. Ma è sul certificato che esce il peggio. Perché il medico ricorre al raggiro più subdolo: sfruttando una doverosa eccezione dei regolamenti, che devono permettere all’atleta di curarsi, aprono di fatto una nuova frontiera al doping. Davanti a quest’ultimo spettacolo, penoso e desolante, mi viene da ridere quando penso agli schiamazzi dei medici per non essere considerati responsabili assieme agli atleti. Altro che estraneità al reato: sono complici, sia detto una volta per sempre. Non tutti? Non tutti. Però sarebbe ora che proprio i medici onesti dicessero qualcosa: i primi a rimetterci sono loro. Se la loro reputazione è carta straccia, non devono prendersela col mondo: se la prendano coi loro colleghi, che carta straccia fanno della deontologia e dell’onestà.

Cristiano Gatti, bergamasco inviato de “Il Giornale”
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
In officina,   ma anche in auto quando vi recate alle corse, no? La pompa da pavimento Anima con manometro analogico è perfetta per le rifiniture dell’ultimo minuto e anche per portare a pressione i tubeless di ultima generazione. Con...


La sensazione non è delle migliori, anzi, è una di quelle che ti fa sentire voglia di mollare tutto. Avete presente quando lo sforzo entra nel vivo e le gambe cominciano a bruciare fino a perdere forza e coordinazione? Ecco,...


È dal 1967 che URSUS progetta e produce in Italia componenti di alta qualità per ciclismo, prodotti che oggi possiamo ammirare nelle corse WorldTour grazie alle bici del Team Picnic-PostNL. Le Arya R 50, le ruote che abbiamo visto in...


Nel ciclismo di oggi, con tipologie di utenti ed esigenze sempre più variegate, la qualità di una ruota si misura su tanti indicatori: affidabilità, precisione dinamica e resistenza possono fare la differenza quanto e più della reattività, soprattutto in prodotti...


Fa caldo, anzi, potremmo tranquillamente dire che fa caldissimo. Le temperature sono roventi ovunque ma chi fa sport all’aperto sa quanto le cose si possano complicare quando i gradi salgono. Sinner, campione di riferimento per il tennis mondiale, sfrutta tra...


La road bike Veloce SLR prodotta da Guerciotti, protagonista del test nella versione speciale Veloce SLR Thunder Storm Limited Edition, rappresenta la naturale evoluzione del modello S, una delle bici più apprezzate del marchio milanese. L’abbiamo provata per voi ed...


Il nuovo modello della linea Core SS26 di casa Northwave unisce efficacia e comfort in un equilibrio pensato per accompagnare ogni uscita, dal XC/Marathon al Gravel. Accanto alla versione standard, la variante Wide Fit strizza l’occhio a chi ricerca maggiore...


Pinarello, Pharrell Williams e Louis Vuitton hanno appena svelato una bicicletta ad alte prestazioni realizzata su misura, presentata durante la sfilata Uomo Primavera-Estate 2027 di Louis Vuitton per la Paris Fashion Week, un passaggio che sottolinea quanto i più alti...


SIDI e Sartoria Ciclistica annunciano con entusiasmo il rinnovo della loro partnership strategica, una collaborazione che celebra l'incontro tra l'avanguardia tecnologica del brand veneto e la cultura ciclistica autentica nata sulle sponde del Lago di Como. Questo legame, fondato su...


Arrivano oggi i nuovi guanti aerodinamici Prologo, prodotti impreziositi non solo da nuovi materiali e nuove colorazioni, ma anche da un'evoluzione della tecnologia CPC, la soluzione giusta per offrire più grip, comfort e aerodinamicità. MIG AIR CPC e...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra