Gatti & Misfatti
A Silvio

di Cristiano Gatti

A costo di farlo rivoltare nella tomba, rubo all’inarrivabile Leopardi il titolo di una sua poesia bellissima. La maschilizzo solo un po’, perché a suscitare i miei pensieri non è la ragazza della finestra di fronte, ma un personaggio noto e potente del ciclismo italiano. Scrivo “A Silvio”, nel senso di Martinello.

Purtroppo, il Giro d’Italia ci propone questa novità: nel team Rai non c’è più lui, l’opinionista rinchiuso dentro l’astronave della regia, subito pronto a decifrare le pieghe più strane della corsa e a dare chiavi di interpretazione. Il caso non è cosmico, ma secondo me merita il giusto rilievo, perché tocca una grande questione di principio. Martinello non c’è più perché qualcuno in Rai - io dico finalmente - gli ha fatto presente che non può essere contemporaneamente alto dirigente della Federazione ciclistica e giudice televisivo dei suoi tesserati. Questo qualcuno altri non è che Massimo De Luca, nuovo direttore dello sport Rai. Dalla decisione che ha preso, De Luca sembra sbarcare da un altro pianeta, ma in realtà ha fatto semplicemente una cosa giusta, seria, doverosa. Soltanto in Italia, in questo strano luogo, le cose giuste, serie, doverose sembrano decisioni prese da un tizio sbarcato da un altro pianeta.
Sono sincero: anche se nessuno sembrava interessato alla questione, anche se nessuno ci faceva più caso, questo conflitto d’interesse mi è sempre sembrato inaccettabile. Lo era quando Fondriest, costruttore di biciclette, commentava la corsa di atleti con le sue bici e di altri senza la sua bici. E tanto meno lo era adesso, con Martinello nelle vesti di capo federale che giudicava possibili azzurri o possibili bocciati. Non è in discussione l’onestà e la correttezza delle persone: è in gioco qualcosa di molto più alto, cioè il principio. Per esprimere giudizi, non bisogna avere interessi nel gioco che si giudica. Punto e basta. Se poi qualcuno fatica a capirlo, il problema è solo suo: significa semplicemente che non è più in grado di cogliere certi aspetti di etica elementare. Il che, francamente, dovrebbe quanto meno preoccuparlo.

Dopo il plauso alla decisione di De Luca, aggiungo subito una sommessa opinione: mi spiace tantissimo. Il ciclismo Rai perde il suo opinionista migliore. Meglio: l’unico che aveva. Una voce e una visuale capaci di completare il rigore statistico, ma totalmente privo di colori e sapori, del puntuale Cassani. Parentesi: è sbagliato definire Cassani opinionista. Cassani è un consulente tecnico altamente specializzato. Ma l’opinionismo non sa neppure che cosa sia. Opinionismo non è giocare al frate indovino - quello in fuga ce la fa, quello in fuga lo riprendono -, ma esprimere chiavi di lettura, possibilmente originali, inevitabilmente polemici.

Tornando a bomba: senza Martinello, la Rai ha perso molto. Però la scelta andava fatta, per quanto dolorosa possa risultare. Bravo De Luca che ha scelto. Già che ci siamo, io spero tanto che abbia voglia di andare fino in fondo. Di non fermarsi al caso Martinello. Faccio il tifo perché il servizio pubblico - e sottolineo tre volte pubblico - finalmente riesca a scrollarsi di dosso questo alone da armata brancaleone, o da Cral in gita sociale, o da furbetti del quartierino, che negli anni si è costruito in Giro per l’Italia. Mi piacerebbe tanto che la squadra Rai riscoprisse l’orgoglio della casacca e il senso del decoro, dedicandosi esclusivamente alla qualità dei servizi, liberandosi dalle squallide zavorre del marchettificio, del sottile e muto ricatto sulle inquadrature (chi sgancia la mancia, casualmente, passa sullo sfondo della diretta, chi non offre manco un paio di scarpe cessa di esistere). Sarebbe bellissimo che i palchi tornassero a ospitare gente che abbia qualcosa da raccontare, non qualcosa da offrire. E sarebbe il caso, una volta per tutte, di gettare dalla finestra anche le ambizioni cabarettistiche sbocciate negli ultimi anni, penoso lascito della gestione Giovanni Bruno, passato alla storia come il direttore-Pingitore.

E’ possibile tutto questo? Io lo coltivo come un semplice sogno di utente e di cittadino. So che l’impresa è ai limiti delle umane possibilità, perché si tratta di rimuovere una cultura da retrobottega costruita negli anni. Però non dobbiamo rinunciare prima di provarci. Tutti pensavamo che buttare giù il Muro di Berlino fosse impossibile, ma nell’89 l’abbiamo fatto nel giro di poche ore. Fino a prova contraria, De Luca sembra l’uomo della provvidenza. A lui la fatica e il privilegio di dare la spallata giusta.

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