Editoriale

di Pier Augusto Stagi

QUANDO UN ITALIANO È PIÙ RUSSO DEI RUSSI. Al momento di scrivere il Tas – Tribunale arbitrale internazionale dello sport di Losanna - non si è ancora espresso, nonostante l’ufficio legale della Gazprom di Renat Khamidulin abbia fatto un esposto per avere un parere urgente. Nessuna risposta dal Tas, nessuna presa di posizione da parte del governo mondiale della bicicletta (UCI). Tutto tace, anche se qualche domanda è lecito farsela.
Della Gazprom parla anche Cristiano Gatti nel suo apposito spazio, laggiù a fine rivista. Il suo pensiero è chiaro: chi sbandiera il vessillo russo è bene che stia a casa. Io, però, vorrei parlare di chi non è russo, ma corre per un team russo, che è ben diverso. Qui abbiamo a che fare con un gruppo di corridori italiani, spagnoli e norvegesi, ragazzi della Repubblica Ceca e costaricani. Quindici atleti fermi al palo senza un perché logico, senza che l’Uci dia loro una deroga per poter passare ad un altro team, ma quello che lascia basiti è la posizione di Alexandr Riabushenko, 26enne corridore bielorusso in forza alla Astana, che corre regolarmente. Così come Aleksandr Vlasov, 26enne atleta russo in forza alla Bora Hansgrohe che corre e si piazza: 3° alla Freccia e ai Paesi Baschi, 14° alla Liegi.
Sia ben chiaro, mi sta benissimo che corrano sia Riabushenko così come Vlasov - giusto così! - ma perché non possono correre gli italiani, gli spagnoli, i norvegesi e via elencando della Gazprom? Solo perché vestono i colori di un team riconducibile al Paese di Putin? E un corridore russo o bielorusso perché può invece correre? Sono semplici domande, alla quali bisognerebbe saper dare una risposta sensata, che non c’è, perché è chiaro che siamo di fronte a bizzarrie politiche, ad un corto circuito bello e buono. Una posizione semplicemente folle quanto inaccettabile. Un italiano rappresenta un Paese che non è suo, un russo rappresenta solo sé stesso: basta cancellare una bandierina. Basta poco, che ce vo’? Per la serie: quando un italiano è più russo di uno russo.

CICLISMO MALATO. Il nostro ciclismo è malato, nel senso che tra long-covid e bronchiti, ma anche qualche miocardite, ultimamente di problemi i nostri ragazzi ne hanno avuti a iosa. Il nostro ciclismo è malato, ma guariremo, su questo ne sono certo, anche se non va sottovalutata la malattia, quindi: vanno fatti esami strumentali e clinici.
Il nostro ciclismo è malato, di malattie, ma non solo. Qualche problema di sistema c’è, non dobbiamo negarcelo. Lo so, la verità fa male, ma faremmo peggio a far finta di nulla, sperando che qualcosa succeda per inerzia, senza affrontare il problema. So già che al primo risultato buono e positivo ci sarà chi dirà che siamo esagerati, che i media sanno solo criticare, che il movimento italiano è sempre stato ed è un punto di riferimento e che le critiche sono semplicemente faziose e immotivate, ma di fronte ai numeri c’è ben poco da dire. O meglio, c’è da dire e riflettere, tutti assieme, affinché qualcosa cambi.
Il problema di oggi è un problema di ieri: attutito, nascosto e silenziato da qualche colpo di classe portato da Elia Viviani o Matteo Trentin, Sonny Colbrelli, Alberto Bettiol o Giacomo Nizzolo, per non parlare del simbolo del ciclismo italiano nel mondo Filippo Ganna, che in pista è un’ira di Dio e su strada, quando c’è a che fare con il cronometro, si fa valere come pochi o nessuno.
Siamo orfani di San Vincenzo Nibali, che per un decennio ha tenuto in piedi la baracca azzurra. Siamo orfani di Fabio Aru che avrebbe dovuto costituire e garantire la continuità dopo le gesta dello Squalo. Ci mancano per malasorte e intoppi vari Sonny Colbrelli e Gianni Moscon, ma anche Fausto Masnada, con Elia Viviani, Giacomo Nizzolo, Alberto Bettiol e Davide Ballerini che hanno avuto a loro volta a che fare con diversi contrattempi, mentre i giovani tardano a palesarsi, faticano a entrare nella cerchia dei migliori e mi riferisco a ragazzi di talento come Andrea Bagioli - che nel 2021 ha perso più di mezza stagione per infortunio -, Giovanni Aleotti e Antonio Tiberi che faticano a uscire dalla tana, mentre Alessandro Covi in questo inizio di stagione qualcosa ha fatto vedere. E con loro l’iridato under 23 Filippo Baroncini, che si è rotto un braccio proprio in avvio di stagione, mentre Nicola Conci, 25 anni, con cinque di professionismo alle spalle di cui quattro trascorsi alla Trek Segafredo, è finito in Gazprom e sappiamo bene quali problemi ora questo ragazzo, e non solo lui, deve affrontare.
Dal 2000, l’Italia delle classiche di primavera non andava così male: tra Milano-Sanremo, Gand-Wevelgem, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix, Amstel Gold Race, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi, non siamo mai entrati nei primi 10: Vincenzo Albanese 11° alla Sanremo è stato il migliore. Il perché? Ah, saperlo… Sono probabilmente tanti i motivi, ma in cima alla lista metto l’esasperazione delle categorie giovanili, la fame di risultati da parte di sponsor che scimmiottano il “World Tour” già in categorie come allievi e juniores. Procuratori che presentano i loro piccoli assistiti come prodigi, dal primo all’ultimo. Famiglie che si fanno obnubilare le menti e ingolosire con stipendi da favola per ragazzini di queste categorie, quando invece ci sarebbe solo da formarli, senza stress, senza farli diventare dei piccoli professionisti, con preparatori e mental coach (nel bresciano c’è una società di giovanissimi, dico, giovanissimi, che ha il mental coach e il biomeccanico!!!), materiali tecnici da mille e una notte, per la serie: ma se a un ragazzino dai quello che utilizzano Pogacar o Van Aert, Van der Poel o Roglic, quando è professionista cosa gli dai, una monoposto di F1?
Un tempo ci si lamentava che attorno a questi ragazzi c’erano troppi maghi da pollaio, senza arte né parte, ora abbiamo laureati in scienze motorie che trattano questi ragazzini come professionisti. Anche la Federazione, forse, deve rivedere alcune cose: predica la crescita lenta e modulata (non da oggi, sia ben chiaro), ma in azzurro cerca assolutamente il risultato.
Non voglio apparire catastrofista, ma forse c’è da rivedere qualcosa. Il problema c’è e si vede, anche se qualche attenuante l’abbiamo (malattie varie e un pizzico di malasorte che quando gira male sembra divertirsi con chi già naviga in acque agitate). Il problema non è dover affrontare i problemi, semmai è far finta di non averne.

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Specialized presenta la nuova Sworks Recon EVO, una scarpa offroad progettata per chi cerca massima trasmissione della potenza, stabilità assoluta e comfort di livello mondiale, dalle competizioni XC più esplosive alle lunghe avventure gravel e marathon. La SWorks Recon EVO nasce come sintesi...


L’occhiale 030 è una delle novità Salice per il 2026 ed è un prodotto moderno e versatile dotato di una montatura leggera e comoda, ma soprattutto di una singola lente che si comporta in maniera ottima in ogni sua versione...


Si è chiusa a Girona, in Spagna, l’edizione 2026 di The Traka, uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario gravel europeo svoltosi dal 29 aprile al 3 maggio, che ha visto Northwave al debutto come sponsor ufficiale.   A firmare questo esordio è stata...


LEGO Italia scende in pista al Giro d’Italia 2026 portando l’energia dei mattoncini LEGO® lungo le strade della Corsa Rosa. In occasione della 109esima edizione di una delle competizioni ciclistiche più iconiche e amate al mondo, il brand sarà partner...


La velocità conta e conta moltissimo, inutile girarci tanto attorno, ma non tutti possono aspirare ad un top di gamma caratterizzato da contenuti esclusivi. Rapida, la nuova proposta Wilier Triestina, non rappresenta solo la porta di ingresso al mondo road per l’azienda veneta,...


Oggi a Milano il cielo è grigio, ma non per questo se fossimo usciti in bicicletta non avremmo dovuto usare una valida protezione solare. Ce lo ha ricordato la presentazione di questa mattina organizzata da Cantabria Labs Difa Cooper che...


In occasione del Giro d'Italia, la Bardiani-CSF 7 Saber correrà con una bicicletta speciale: la De Rosa 70 Ogni Maggio, un tributo alla storia e ai valori del ciclismo italiano. De Rosa è partner ufficiale del Giro d’Italia 2026 e...


Il mondo delle e-mtb sta cambiando sotto i nostri occhi, una rivoluzione che non lascia indifferenti gli attentissimi proprietari di Doctorbike, negozio fisico situato a Magenta e store online costantemente orientato verso i migliori prodotti presenti oggi nel mercato mondiale. La...


ASSOS of Switzerland ed EF Pro Cycling svelano oggi la speciale capsule collection "Ride In Peace”, un kit in edizione limitata progettato per il Giro d’Italia 2026. Ogni anno, la EF Pro Cycling abbandona notoriamente il suo tradizionale rosa per...


Lo vediamo nelle gare di ogni giorno, sia su strada che nel gravel: i record crollano e le medie orarie sono schizzate alle stelle. È un processo che parte da lontano e dipende da molti fattori: bici più aerodinamiche, ruote...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024