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MONDIALI. Lo strano caso del manubrio degli azzurri
dalla Redazione | 20/02/2015 | 15:39

Continua a far discutere, a Saint Quentin, lo "strano caso dei manubri dell'Italia". Ricapitoliamo i fatti: qualificazioni dell'inseguimento a squadre, Italia pronta a partire, mentre si sta correndo la batteria precedente arriva il delegato Uci armato di metro e calibro, nuova verifica sui manubri già omolgati, c'è un milimetro che balla nella verifica dei rapporti, si chiama il presidente di giuria e non c'è altro da fare: o si cambiano i manubri o si rinuncia alla corsa. Questione di secondi, nemmeno di minuti: non si può far altro che decidere di smontare le protesi e sostituirle con quelle montate sui manubri delle bici del team femminile. Misure diverse, posizioni da reinventare ina una specialità nella quale la cura del particolare è fondamentale. Risultato: Italia sedicesima e ultima.
Attenzione, qualificarci per le seminifinali con l'ottavo tempo era davvero impossibile, ma nemmeno è giusto aver rovinato così una prestazione preparata a lungo e con impegno dal ct Marco Villa e dai suoi uomini.

Ma cosa è successo? Se avete la bontà di seguirci tenendo bene in vista la foto che accompagna questo articolo, proviamo a spiegarlo: il manubrio degli azzurri è prodotto da Vision (FSA) ed è regolarmente omologato dall'UCI,  quindi usato anche nelle cronometro su strada, anche da Vincenzo Nibali tanto per citare.
Il delegato tecnico UCI ha misurato come sempre succede il manubrio con un calibro ed il rapporto non corrispondeva perché misurava lui la sezione nella parte larga (per intenderci quella vicino all'attacco, indicata dalla lettera A) e lo spessore vicino all'impugnatura invece nel punto evidenziato dalla lettera B. Ovviamente il costruttore - per mantenere il regolamentare rapporto 1:3 - con l'aumentare della superficie deve aumentare anche lo spessore ed è qui che il delegato tecnico dell'UCI ha commesso l'errore: è ovvio che la misurazione debba essere effettuata nello stesso punto.

Nella concitazione non c'è stato nemmeno il tempo di ragionare e di spiegare l'errore al delegato UCI ed al Presidente che erano fermi sulla loro posizione. A dimostrazione del grossolano errore commesso, c'è il fatto che nella prova dell'inseguimento individuale - in programma domani - Coledan e Bertazzo monteranno gli stessi manubri, successivamente riconosciuti come omologati.

Tornando alla prestazione, è facile capire che in una specialità dove i test si fanno in galleria del vento e ci si gioca tutto sui centesimi di secondo (vedasi la finale per l'oro di ieri sera), far correre degli atleti su bici di 7, 8 o anche 10 cm più corte di quelle su cui hanno lavorato per mesi, è un ottimo sistema per far fallire chiunque.
La verità è che il lavoro di mesi e mesi è stato vanificato dallo zelo di chi ha voluto dimostrare di essere il verbo senza usare il buon senso e senza voler ascoltare le corrette osservazioni dello staff tecnico italiano. Probabilmente adesso parleranno le carte bollate, ma chi ripagherà gli atleti ed i tecnici il lavoro gettato al vento? E se la qualificazione per i Giochi di Rio sfumasse anche solo per un punto? E se...

da Saint Quentin, Fabio Perego

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