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GIRO D'ITALIA 2021. LE INSIDIE DELLE STRADE BIANCHE SENESI
di Giuseppe Figini | 19/05/2021 | 08:30

Dopo il giorno di riposo trascorso nella verde Umbria, la carovana del Giro d’Italia si ritrova per il ritrovo e la partenza, nella splendida Perugia, città storica e capoluogo della regione. Sorge in posizione dominante sulla valle del Tevere, su un caratteristico rilievo, attorno ai m. 500 d’altitudine con varie dorsali che hanno determinato e modellato lo sviluppo urbanistico con un elevato numero, soprattutto nella parte nuova, ai piedi del colle, di una cinquantina tra frazioni e località. Conta circa 165.000 abitanti. E’ importante e antica sede universitaria, molto frequentata anche da stranieri. Fondata dagli Umbri, ha visto poi il susseguirsi degli Etruschi, Romani, Bizantini, Longobardi.

Fu poi libero comune, poi appartenne allo Stato Pontificio prima di unirsi, nel 1860, al Regno d’Italia. Conserva peculiari motivi del periodo umbro-etrusco e un prezioso patrimonio medievale nel centro come il Palazzo dei Priori, sede della Galleria Nazionale dell’Umbria con capolavori di maestri di pittura come il Beato Angelico, Piero della Francesca, Duccio di Buoninsegna, il Perugino e sculture di Arnolfo di Cambio e Francesco di Giorgio Martini. Altre realizzazioni di pregio sono la cattedrale, del 15° secolo, dedicata al patrono cittadino, San Lorenzo, la notissima fontana maggiore di Nicola e Giovanni Pisano, il Collegio del Cambio con affreschi del Perugino, l’oratorio di S. Bernardino, la rocca Paolina di Antonio da Sangallo il Giovane. La città vanta una lunga tradizione teatrale.

E’ città d’arte prestigiosa, meta del turismo internazionale, primaria risorsa anche economica, unitamente a varie attività, soprattutto commerciali, dei servizi, dell’artigianato con ceramiche artistiche, merletti, ricami.

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Sono nati a Perugia il pittore noto come Pinturicchio (1425 circa-Siena 1513), il naturalista Orazio Antinori (1811-Etiopia 1882) che fu il fondatore della Società Geografica Italiana, lo scrittore e intellettuale Giuseppe Prezzolini (1882-Lugano 1982), il poeta Sandro Penna (1906-Roma 1977), Aldo Capitini (1899-1968), filosofo, politico sostenitore del pensiero gandhiano della non violenza. Era nata qui anche Luisa Spagnoli - Sargentini all’anagrafe – (1877-Parigi 1935), fantasiosa e poliedrica imprenditrice anche nel settore dolciario, oltre che nella moda con una “firma” tuttora di richiamo e rilievo internazionale. Aveva collegamenti familiari, affettivi e imprenditoriali con i notissimi marchi Perugina e Buitoni. A lei è attribuita l’invenzione, nel 1922, del celeberrimo “Bacio Perugina”, cioccolatino farcito con gianduja e frammenti di nocciola confezionato con un cartiglio che riporta frasi d’amore, proprio come ancora oggi, un prodotto di continua e costante diffusione e apprezzamento internazionali.
Perugia, in ottobre, è sede, dal 1994, di Eurochocolate, festival che promuove la cultura del cioccolato contrassegnato da crescente successo, così come l’importante rassegna Umbria Jazz che va in scena nel capoluogo il mese di luglio.

La città del Grifo ha ospitato tappe del Giro d’Italia nel 1921 con successo di Costante Girardengo, 1924 Giuseppe Enrici, 1931 Learco Guerra, 1946 Aldo Baito, 1947 Giordano Cottur, 1948 il belga Desiré Keteleer, 1950 lo svizzero Fritz Scaher, 1951 Pietro Giudici, 1955 Rino Benedetti, 1962 Antonio Bailetti, 1965 Michele Dancelli, 1979 Mario Beccia e nel 1985 lo statunitense Ron Kiefel. Nel 1995 ha ospitato la partenza del 78^ Giro.

La prima metà della frazione è assai lineare ma la seconda riserva 35 km. di sterrato suddiviso in quattro settori. E’ con salita impegnativa il primo, pendenza più addolcita per gli altri tre, comunque destinati – per configurazione e natura del fondo – a determinare netta selezione.

L’itinerario prevede il passaggio da Ellera, frazione di Corciano, dove è nato il buon professionista Carlo Brugnami (1938-2018) con il suo bel colle, così come Magione, sulla sponda orientale del lago Trasimeno. La cittadina presenta un castello dei Cavalieri di Malta con poderosi torrioni e la vicina chiesa di S. Giovanni Battista.  Qui si trova l’Autodromo dell’Umbria “Mario Umberto Borzacchini”, dedicato al pilota automobilistico ternano, grande amico di Tazio Nuvolari, perito per un incidente in gara nel 1933 sulla pista di Monza.

Dopo il bivio di Mugnano e lo svincolo per Orvieto, si passa in Toscana, provincia di Siena, per Chiusi Scalo e il comune capoluogo di Chiusi, bella località della Valdichiana senese con articolata storia, vari siti archeologici e interessanti edifici, sia civili, sia religiosi come il Duomo romanico e il Museo Archeologico Nazionale. Vi operano varie industrie con l’agricoltura che produce apprezzato olio e vino e il tracciato interessa pure la sua frazione di Querce al Pino.
La tabella di marcia propone, poi Chianciano Terme, nota località termale e terapeutica fra la val d’Orcia e la Valdichiana con il nucleo storico ancora circondato, in parte, da mura medievali con il Palazzo del Podestà del 13° secolo, la chiesa di S. Giovanni Battista e il settecentesco Palazzo dell’Arcipretura con un museo d’arte sacra. L’economia è soprattutto incentrata sul turismo termale e attività collegate. C’è quindi il passaggio in località La Foce, con l’omonima villa e il grande e monumentale giardino, per poi entrare nell’ambito comunale dell’incantevole Pienza per Borgo Castelvecchio con la sua nota dimora storica di Palazzo Picccolomini e, con l’innesto sulla Cassia, giungere a San Quirico d’Orcia. E’ un antico borgo con molti scorci d’ambiente e dettagli d’arte. La Collegiata del 13° secolo e gli Orti Leonini, giardino all’italiana su due livelli di metà 1500, sono motivi d’interesse. Nella sua frazione di Bagno Vignoni, la piazza principale detta “delle sorgenti”, raccoglie le acque termali, calde e fumanti, di una falda sotterranea d’origini vulcaniche che avvia poi le acque in una ripida scarpata con fenditura frequentata da molte persone che immergono nell’acqua che scorre veloci le parti del corpo che dolorano.

E da qui in avanti i giochi si fanno duri e, in tale ambito - come si dice - i “duri” entrano in gioco - per i quattro tratti di sterrato, in totale km. 35, con sensibili pendenze pure, nella seconda metà della tappa che pone il traguardo a Montalcino, all’insegna di un’eccellenza enologica assoluta, a livello internazionale, come il rosso nettare “Brunello di Montalcino”, in un quadro paesaggistico di unica, grande bellezza.

E’ a Torrenieri, frazione di Montalcino, in posizione strategica per la confluenza di varie direttrici, quando mancano una settantina di km. all’arrivo, che la corsa affronta i primi 9 km. di sterrato, in discesa e giungere così a Buonconvento, nella lista dei borghi più belli d’Italia, con varia storia il cui centro è racchiuso tuttora nelle mura trecentesche. Di pregio sono la cattedrale pure trecentesca, diverse altre chiese e il Palazzo del Podestà. La florida agricoltura va di pari passo con il diffuso turismo internazionale in strutture agrituristiche unitamente a diverse produzioni manifatturiere e artigianali. E’ nato qui Mauro Bellugi (1950-Milano 2021), difensore di vaglia in diverse importanti squadre e compianto uomo di valore specifico.

Dopo la sua frazione di Bibbiano, la corsa affronta la seconda porzione di sterrato, in salita per km. 13,500, nell’unico paesaggio degli “sterri senesi”, passando per Castiglion del Bosco, nel comune di Montalcino, traguardo volante, con caratteristico complesso ricettivo e quindi La Prata, altra località del capoluogo comunale, dove la corsa vive al suo interno il finale completamente, per intero, prima di raggiungere il GPM 2^ cat., m. 600 con l’evocativo nome di Passo del Lume Spento. Il suo nome potrebbe riferirsi allo spegnimento delle lampade delle carrozze che passavano in questo punto di una strada che collegava la zona dell’Amiata e della Maremma a Montalcino, in prossimità del Convento dei Cappuccini.

Si ripassa quindi da Montalcino dove, in località Castelnuovo dell’Abate, secondo traguardo volante, si trova l’abbazia di Sant’Antimo, importante architettura dello stile romanico toscano del 12° secolo, patrimonio dell’umanità UNESCO. Qui termina la discesa e si entra nel terzo settore sterrato, lungo km. 7,600 che collega alla località di Sant’Angelo in Colle caratterizzato dal suo aspetto medievale ch sorge su una collina, zona ad alta concentrazione della produzione del Brunello. Si procede quindi in discesa fino al bivio per Argiano e trovare infine il quarto e ultimo sterrato, il più breve, km. 5,600 che termina a Tavernelle, altra frazione di Montalcino. Termina lo sterrato ma no la salita che passando ancora per La Prata, sale ancora al Passo del Lume Spento, m. 600 e sempre GPM di 2^ categoria. Qui mancano poco meno di km. 4 al traguardo.

Il territorio di Montalcino è il più esteso della provincia di Siena e il suo nome è sempre in tandem vincente con il vino Brunello di cui il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino cura, con grande attenzione e competenza, i diversi versanti di coltivazione, produzione, maturazione in cantina rispettando uno scrupolosissimo disciplinare specifico e pure gli aspetti di promozione di questo “valore aggiunto” che origina nel suo storico territorio, con uniche valenze paesaggistiche, monumentali e culturali.

Ha quasi 6.000 abitanti ed è stato insediamento etrusco e poi romano, con storia di rilievo attraverso i secoli. La struttura abitativa è di tipo tardo medievale d’ispirazione senese con il Palazzo Comunale, le chiese del 1300 di S. Agostino e S. Egidio, i due chiostri del seminario, monastero del 1500, dove ha sede il Museo Diocesano.

I corridori rivivranno, nella seconda metà di tappa, le atmosfere che amano sin dalla prima edizione professionistica dell’Eroica organizzata da RCS Sport, era il 2007, sulle strade percorse già dal 1997 dall’Eroica cicloturistica di ciclismo d’epoca, ideata e organizzata sugli “sterri” senesi, dal gruppo d’appassionati di Gaiole in Chianti guidato da Gian Carlo Brocci, poi denominata, dal 2009, Strade Bianche.

Il Giro d’Italia ha proposto qui arrivi di tappa nel 1987 con vittoria di Moreno Argentin e nel 2010 l’australiano Cadel Evans, in maglia iridata, ottenne la sua unica vittoria al Giro in una tappa con freddo e pioggia, con tratti sterrati, e molte cadute, anche “importanti”.

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