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GIRO D'ITALIA 2021. SI PARTE CON LA CRONO DI TORINO
di Giuseppe Figini | 08/05/2021 | 08:30

Il Giro d’Italia 2021 ritorna nella sua naturale data d’effettuazione e si riprende l’etichetta che gli è connaturata di “festa di maggio” che l’ha felicemente accompagnato nel tempo nel suo percorso che contempera e unisce sport, cultura, passione popolare, e mezzo unico per le sue valenze di promozione del territorio italiano, in molteplici declinazioni, nel mondo.

L’edizione numero 104 della corsa rosa è chiamata a proporre i motivi propri che ne costituiscono la festosa essenza fondante dopo che quella del 2020, effettuata in autunno per causa della tremenda pandemia Covid, con limitazioni e ansie conseguenti.

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Il prestigioso teatro dell’apertura del Giro d’Italia 2021, con gli appuntamenti soliti della vigilia di una grande corsa a tappe,  è rappresentato da Torino, il capoluogo del Piemonte, città caratterizzata da importante, lunga,  storia, che presenta e propone, in notevolissima profusione, pregevoli testimonianze monumentali, culturali, ambientali ereditate e conservate, nei differenti ambiti sociali, che la pongono sempre in posizioni d’assoluta evidenza.

“Julia Augusta Taurinorum” era il nome di Torino ai tempi di Roma con una storia articolata che l’ha condotta poi nei secoli, soprattutto con la dinastia reale dei Savoia, a rivestire un ruolo di grande rilevanza nel processo di formazione del Regno d’Italia fino ed essere la prima capitale del Regno d’Italia proclamato il 17 marzo 1861, dopo esserne stata la promotrice prima del trasferimento, nel 1865, a Firenze.

Vari personaggi di differenti estrazioni ed esperienze in molteplici settori della cultura e dell’industria sono stati espressi nel tempo dalla città, eccellenze con rilevanza internazionale.

Dall’inizio del 1900 Torino – con il suo territorio - ha conosciuto un forte e impetuoso processo d’industrializzazione attorno al polo trainante della Fiat e altre attività, sovente legate alle quattro ruote e, per questo versante, è di rilievo il Museo dell’automobile. In tema è d’interesse l’area centrale dei vecchi stabilimenti Fiat del Lingotto, ora attualizzati con le loro originali soluzioni, in spazi espositivi e commerciali.

E in questo 2021 ricorrono i 160 anni dell’importante fatto storico di prima capitale del Regno, con l’unità d’Italia, peraltro già celebrato nel passato anche dal Giro d’Italia, sia per il centenario del 1961 con il ”Trittico Tricolore” vinto dal veloce spagnolo Miguel Poblet, sia nel 2011 per l’anniversario numero centocinquanta, con la partenza della cronometro a squadre dalla Reggia della confinante Venaria Reale e arrivo nel cuore del capoluogo sabaudo, vinta dalla formazione statunitense HTC-Highroad con la maglia rosa inaugurale conquistata dall’italiano Marco Pinotti, il primo della squadra a passare il traguardo.

Il Giro d’Italia ha una lunga, assidua, frequentazione con Torino ponendovi il traguardo di tappa per 40 volte, con molti grandi nomi alla ribalta, mentre è stata sede di partenza in 45 occasioni. Per due volte qui è stata posta la tappa finale, nel 1982 con Bernard Hinault maglia rosa e, nel 2016, fu Vincenzo Nibali a festeggiare qui il suo secondo successo nella corsa rosa. Il glorioso Motovelodromo di Corso Casale poi intitolato a Fausto Coppi, ora in disuso, è stato l’arrivo di varie tappe del Giro e di classiche d’antico prestigio come la Milano-Torino (la decana delle corse italiane la cui prima edizione è del 1876) e del Giro del Piemonte. Anche il Tour de France, nel 1961, ha proposto una tappa a Torino con arrivo sulla pista d’atletica dello Stadio Comunale.

Il tracciato della gara contro il tempo, disegnato proprio nel cuore di Torino, nei suoi quasi 9 chilometri di sviluppo, consente la visione di molteplici luoghi di vario richiamo della città, attraversata dal fiume Po, percorrendo entrambe le rive, offrendo pure la visione panoramica delle belle colline che contornano l’abitato cittadino e delle importanti montagne che si stagliano più lontane, sullo sfondo, di importanti cime delle Alpi.

La caratteristica struttura urbana, a scacchiera, che distingue la città, presenta ampi viali che s’intersecano, con diversi edifici di pregio civili e religiosi, sia nel centro urbano, sia sulle circostanti, verdi colline. L’aspetto della pregiata offerta enogastronomica torinese riflette i molteplici aspetti d’eccellenza propri del Piemonte, conosciuti e apprezzati in Italia e all’estero.

Nel Duomo del 1500 è conservata la Sacra Sindone, nome che indica il sudario dove fu avvolto il corpo di Gesù mentre la svettante Mole Antonelliana, alta m. 167,5 e che riprende il nome dell’architetto progettista Alessandro Antonelli, dal 1888 è un simbolo di Torino con la sua peculiare forma e ospita l’importante Museo nazionale del cinema dall’anno 2000. Altro monumento simbolo, visibile da tutto il territorio circostante, è la Basilica di Superga che sorge sull’omonimo colle, a m. 672 d’altitudine, realizzata in “regale” gusto classicheggiante dall’architetto Filippo Juvarra nella prima metà del 1700 e dove sono le tombe di molti esponenti di Casa Savoia. Il nome di Superga rimanda pure alla tragedia aerea del 4 maggio 1949, data sempre commemorata ogni anno con affetto, dove perirono 31 vittime fra calciatori, dirigenti, equipaggio e pure giornalisti – al rientro da una trasferta benefica a Lisbona del “Grande Torino”, storica e amata squadra di calcio che con la Juventus rappresenta il calcio torinese, e non solo. Pure il ciclismo ha legami con il colle di Superga, tradizionale trampolino di lancio verso le conclusioni al sottostante Motovelodromo delle classiche piemontesi e, negli ultimi anni, frequente traguardo finale della Milano-Torino anche con vari vincitori di specifico rilievo.

Fra i vari corridori nativi di Torino si possono ricordare Nino Defilippis 1932-2010, il “cit”, ossia il ragazzo in torinese e Italo Zilioli (1941), figura di spicco del ciclismo italiano e, prima ancora Angelo Conterno (1925-2007), conosciuto come “penna bianca”, primo italiano a vincere la Vuelta spagnola nel 1956 e altri ancora.

La partenza della prima frazione è stabilita nella monumentale, vasta cornice di Piazza Castello, progettata nel 1584, il “cuore” della città, dove si trovano Palazzo Madama, al centro, isolato, che riassume, nelle sue vicende costruttive, molta della storia cittadina. Dal 1848 al 1864 ha ospitato il Senato subalpino, poi italiano. E’ la sede anche del Museo Civico di Arte antica con preziose e varie opere. Vi si affaccia anche la sede della Regione Piemonte, la caratteristica chiesa di San Lorenzo, il Duomo con facciata rinascimentale, il grande Palazzo Reale che, dal 1660 al 1865, fu la reggia dei Savoia con gli annessi giardini reali. Anche Piazza San Carlo, altra nota e piacevole piazza torinese è’, in pratica, unita a Piazza Castello, dall’elegante direttrice di Via Roma con caratteristici portici.

Il tracciato si sviluppa lungo Corso San Maurizio, poi il lungo Po Cadorna e quindi l’ingresso nel grande, vastissimo e spettacolare Parco del Valentino, ridisegnato nel 1830. Al suo interno si trova il grande Castello del Valentino, eretto alla metà del 1600, sul modello dei manieri francesi. Prossimi alla sponda del Po sorgono il “borgo” e i castelli medievali, fedeli riproduzioni di costruzioni e castelli della valle d’Aosta realizzato in occasione  dell’Esposizione internazionale di fine 1800. Il parco comprende pure un complesso di padiglioni espositivi, “Torino Esposizioni”, alcuni progettati da Pierluigi Nervi e Riccardo Morandi. L’area, ricca di verde, ospita pure facoltà universitarie e offre svariate possibilità di pratica sportiva nel cuore della città.

Si attraversa il Po al Ponte Balbis (ex Ponte Vittorio Emanuele III) e si approda alla sponda destra percorrendo, dopo il Corso Galileo Galilei, il lunghissimo Corso Moncalieri, Piazza Zara, quindi l’incrocio con Corso Lanza. Infine si giunge al traguardo posto alla Gran Madre di Dio, uno dei più importanti luoghi di culto cattolico di Torino, nel quartiere Borgo Po, progettata dall’architetto Ferdinando Bonsignore in stile neoclassico-adrianeo, a pianta circolare, per commemorare il ritorno del re Vittorio Emanuele I di Savoia dopo il periodo d’occupazione napoleonica e terminata nel 1831. Lì vicino c’è il ponte Vittorio Emanuele I, il più vecchio in muratura dei ponti torinesi con i noti “murazzi” di costruzione ottocentesca che arginano il corso del fiume. E’ uno scenario di vasto respiro, suggestivo, che saluterà la prima maglia rosa nella regale Torino.

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