“I quattro azzurri curvi sul manubrio, stretti in un gruppo, che spicca sul bianco del cemento, in breve sono completamente lanciati e iniziano la loro offensiva. E’ in testa Gaioni che impone una severa andatura; pedalata elastica; nessuna impressione del durissimo sforzo, tenuta di pista perfetta. Gaioni e i suoi compagni sembra che marcino su una sola rotaia invisibile”.
Olimpiade di Amsterdam 1928. Emilio De Martino, nato oggi 131 anni fa, segue i Giochi per il “Corriere della sera”, poi raccoglie racconti di sport in “Vita al sole” (Libreria d’Italia, del 1929). Scrive e detta “da lontane cabine telefoniche nella notte del giornale – come spiega Orio Vergani nella prefazione –, pensava alla folla innumere del domani, alla folla che voleva saper da lui le imprese proprie attraverso le prove dei propri migliori, non abbandona, nemmeno raccogliendosi in un libro, la folla”.
“Gaioni fa acquistare alla squadra una decina di metri di vantaggio; poi nel battere il passo gli succedono ordinatamente Lusiani, Tasselli e Facciani. Gli Olandesi riescono a riprendere qualche metro e tutto il pubblico è in piedi, fremente, seguendo col più vivo interesse la lotta veramente magnifica. Facciani, allorché passa al comando ha uno strappo e lentamente la squadra olandese perde nuovamente terreno”.
Ciclismo su pista, inseguimento a squadre, la finale. L’Italia ha superato la Lettonia nelle eliminatorie, la Germania nei quarti e l’Inghilterra in semifinale. De Martino avverte “molta elettricità”. Cinquemila atleti di quarantasei nazioni, finora lui ha seguito atletica, nuoto, pentathlon moderno, ginnastica e scherma, e qui nel capitolo intitolato “Scintillio di lame” narra dei trionfi azzurri. Poi il ciclismo, la sua passione.
“A Facciani succede Tasselli che evidentemente si deve trovare in un critico momento perché in un giro gli Olandesi, con bellissima ripresa, riacquistano quasi tutto il perduto. Il pubblico vive un altro momento di intensa commozione. Ma dal gruppo italiano balza Gaioni e la squadra azzurra ancora compatta, raccolta dietro la sua insuperabile guida, comincia a riguadagnare”.
Vergani sostiene che “lo sport parla di fatti, di concreti fatti, misurati con il sistema metrico decimale e con la lancetta del cronometro. Non ammette malafede. Non esistono campioni incompresi, nelle pagine sportive, come esistono i geni incompresi nelle pagine della critica letteraria”. Ribadisce: “Lo sport è realtà, inebriata di fede nella giovinezza e nella gagliardia della razza. Lo sport è anti-retorica. Non ci si salva con le chiacchiere”.
“A un nuovo tentativo di ritorno olandese risponde poi energicamente Facciani. A tre giri dalla fine la gara è però ancora indecisa. Gli Olandesi, che erano rimasti per quasi mezzo giro in tre, perché uno di loro aveva perduto leggermente contatto, scattano per l’estrema controffensiva. Il loro svantaggio si riduce a non più di due o tre metri. L’urlo incitatore della folla è incessante. I campioni dalla maglia arancione raccolti sulle macchine compiono l’ultimo sforzo”.
Anche i libri remano, corrono, nuotano, tirano, pedalano. Questa copia porta i timbri dell’Istituto di Cultura Italiana di Bucarest, poi quello della Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra. Qui, per una selezione prima di un trasloco, veniva offerto gratuitamente e immediatamente accolto sugli scaffali della Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza di Bracciano.
“Ma l’Italia risponde con grande autorità. Tasselli parte di scatto, compie quasi mezzo giro a grande velocità e trascina i compagni pronti al serrate finale”. “Tasselli poi cede e si stacca: ma che importa?”. “Prima Lusiani poi Facciani, alternandosi al comando, mantengono al traguardo una trentina di metri di vantaggio. La gara è vinta. La squadra italiana è la prima al mondo”.
De Martino alterna cronaca a racconto. “Vita al sole” comprende automobilismo, alpinismo, volo, canottaggio, motociclismo e ancora ciclismo, ma su strada. Il Mondiale. La prossima volta.
(fine della prima puntata – continua)