La 19esima tappa del Giro d'Italia, l'attesa competizione dolomitica da Feltre ad Alleghe, rende fede al suo status di "tappa regina" con 5000 metri di dislivello concentrati tra 6 GPM e 151 chilometri: Giulio Ciccone (Lidl Trek) sogna il colpaccio ma si deve accontentare di piazzarsi 3° e di diventare il legittimo proprietario della maglia azzurra con 57 lunghezze di vantaggio sulla maglia rosa Jonas Vingegaard. A vincere infatti, per la quinta volta in questo Giro, è un uomo Visma Lease a Bike: non il leader Jonas Vingegaard, bensì Sepp Kuss che sembra partecipare al fugone di giornata come "testa di ponte" e invece si rivela implacabile finalizzatore. Secondo tra Kuss e Ciccone è... il capitano dell'abruzzese: Derek Gee, che recupera una posizione in classifica generale ed è quinto.
Perde il podio generale Thymen Arensman (Ineos Netcompany) che si vede scavalcare da Jai Hindley (Red Bull Bora) grazie al 6° posto odierno a ruota del duo Gall-Vingegaard. Settimo l'eterno Damiano Caruso (Bahrain Victorious), ottavo Davide Piganzoli, che non sfila ancora la maglia bianca ad Afonso Eulalio (Bahrain Victorious) ma gli prende 1 minuto e 14. Nono Einer Rubio (Movistar) e, chiudendo la top-10 di tappa, Michael Storer (Tudor) conserva la settima posizione nella generale. Andando in crisi sulla Cima Coppi del Giau, Ben O'Connor (Jayco AlUla) perde 9 minuti e soprattutto perde il 10° posto nella generale: al suo posto ora c'è Egan Bernal.
Bello vedere finalmente pimpante Giulio Pellizzari, che fa una gara d'avanguardia e sulle rampe conclusive fornisce un aiuto decisivo a Hindley: per Giulio un 15° posto che dice più del mero piazzamento. Bello vedere anche un Ludovico Crescioli (Polti VisitMalta) che, una volta riassorbito dal gruppetto maglia rosa, vi resta incollato a lungo e finisce 19°.
CRONACA
Si parte alla presenza di due leggende come Nibali e Sagan, e con l'assenza di Valgren e Shaw della Education First, che si evitano il durissimo finale del Giro per preparare al meglio i prossimi obiettivi. Non c'è un metro di pianura, poiché il primo terzo "pianeggiante" del percorso è in realtà un'ondulazione continua. La ricerca della fuga è una meravigliosa ossessione per tanti e qualcuno comincia a farne le spese: reduce da un singolare infortunio occorso ieri (andato addosso a un bus… nel post-tappa a Pieve di Soligo!) si ritira Jhonatan Narvaez, vincitore di tre tappe per la UAE e fiero contendente della maglia ciclamino di Paul Magnier. A proposito di velocisti, una caduta costringe all'abbandono Ethan Vernon, privando così la NSN di un importante sprinter per la domenica di Roma.
Al km 37 vanno via in cinque, che al km 44 vengono raggiunti da altri undici corridori; sul passo Duran perdono terreno in otto, ma se ne aggiungono in quindici; nel prosieguo della scalata si staccano in nove, ma cinque di loro si accodano a sette contrattaccanti finché al km 69, sulla salita di Coi, si registrano ufficialmente 26 battistrada: Damiano Caruso (Bahrain Victorious), Sepp Kuss (Visma Lease a Bike), Jan Hirt (NSN), Wout Poels (Unibet Rockets), Embret Svestad (Ineos Netcompany), Johannes Kulset (Uno X), Ludovico Crescioli (Polti VisitMalta), Alberto Bettiol (XDS Astana), Giulio Pellizzari (Red Bull Bora), Chris Harper e David De la Cruz (Pinarello Q36.5), Jan Christen e Igor Arrieta (UAE), Jardi Van der Lee e Darren Rafferty (Education First), Matteo Sobrero, Giulio Ciccone e Derek Gee (Lidl Trek), Florian Stork, Will Barta, Michael Storer e Mathys Rondel (Tudor), Einer Rubio, Juanpe Lopez, Lorenzo Milesi ed Enric Mas (Movistar).
Con così tanta qualità in avanscoperta, il sempre più scremato gruppo principale viene tirato sia dalla Visma Lease a Bike che da Decathlon CMA CGM e Ineos Netcompany, col risultato di non andare mai oltre i 2-3 minuti di ritardo. Là davanti, intanto, la bagarre è immediata. Un paio di chilometri dopo il ricongiungimento, sul medesimo ripido strappo, vanno via Giulio Ciccone ed Einer Rubio, che ingaggeranno un aspro duello per i punti della montagna. Alle loro spalle, sulla forcella Staulanza i 24 inseguitori si selezionano parecchio e, con degli autentici numeri sulla successiva discesa, rinvengono prima Chris Harper e poi Ludovico Crescioli.
Sul Giau, la Tudor fa valere la superiorità numerica e al km 93 sono in 13 al comando: al quartetto si riaggregano Damiano Caruso, Sepp Kuss, Jan Hirt, Embret Svestad, Giulio Pellizzari, Michael Storer, Mathys Rondel, Derek Gee e un sontuoso Matteo Sobrero, che presto si stacca insieme a Crescioli. Su un sussulto d'orgoglio di Pellizzari in vista della vetta più alta del Giro, inoltre, si staccano Svestad, Rondel e Harper. Sono quindi in 8 a imboccare in testa la penultima asperità, il pedalabile passo Falzarego. Qui Gee si prende gli abbuoni del Red Bull KM, mentre allo scollinamento del km 122 stavolta Rubio anticipa Ciccone. A seguito di animata discussione tra i due, Ciccone si butta in picchiata di pura rabbia e pare involarsi verso un'agognata vittoria. Tuttavia il sogno dura 27 chilometri e sfuma ai -2 dal traguardo: a metà dell'ascesa ai Piani di Pezzè accelera Kuss, qualche attimo più tardi si muove Gee ed entrambi scavalcano Ciccone. Nel frattempo, dallo sparuto manipolo dei big, rompe gli indugi Felix Gall (rimasto col maggior numero di gregari rispetto ai diretti avversari) con l'esito descritto in apertura e fotografato dalle classifiche in calce all'articolo.
Trionfo solitario del "calabrone" di Durango (Colorado) che s'iscrive al novero dei vincitori di tappa in tutte e tre i grandi giri e centra il 13° successo in carriera. Su alcuni siti magari leggerete 12: noi contiamo pure la seconda tappa del Tour de Beauce, corsa 2.2 canadese, che conquistò dieci anni fa con la Continental americana Rally. Per Vingegaard, d'altro canto, sfuma la prospettiva di pareggiare le 6 vittorie nello stesso Giro che conseguì Pogacar nel 2024. Domani la ventesima fatica, in Friuli, più lunga ma con meno dislivello rispetto a quella odierna, nel cinquantenario commemorativo del terremoto. Sarà grande fuga come oggi o sarà l'ultimo show degli uomini classifica?
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