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MONICA TRINCA COLONEL: «OTTIME SENSAZIONI NELLE ARDENNE, ORA SONO PRONTA PER LA VUELTA»
di Giorgia Monguzzi | 03/05/2025 | 08:20

Monica Trinca Colonel è il nome nuovo del ciclismo femminile italiano: arrivata al professionismo solo l’anno scorso, la valtellinese della Liv Alula Jayco sta facendo i passi da gigante anche nel World Tour. Nel 2024 erano state le prove generali, ma questa volta sta dimostrando di avere le carte in regola per arrivare lontano anche perché è mossa da una passione sfrenata per il ciclismo. Quarta nella generale all’Uae Tour, top ten sfiorata alle Strade Bianche e poi una campagna delle Ardenne corsa sempre davanti, quasi come se fosse un’atleta navigata, insomma un inizio di stagione veramente super.

«Sono molto contenta dei risultati ottenuti nelle classiche anche perché erano una prova fondamentale in ottica Vuelta. Venivo direttamente dall’altura, con la squadra sono stata 18 giorni a Sierra Nevada facendo un bel carico di lavoro sopra i 2000 metri, volevo capire come stessi e mi sono trovata subito bene. Dopo un buon Brabante volevo fare bene alla Freccia Vallone, purtroppo poco prima dell’imbocco del muro di Huy ho avuto un problema al cambio, non so esattamente cosa sia successo, ma facevo fatica a pedalare; quando ho ripreso ormai era tardi. È davvero un peccato, ma non mi demoralizzo perché credo che siano cose che possono capitare, nel mondo del ciclismo mi ritengo ancora giovane, ,sto prendendo tutto con il sorriso, con la voglia di imparare e di migliorarmi» ci racconta Monica mentre si gode qualche giorno nella sua Valtellina prima di ripartire per la Vuelta

Ciò che maggiormente ci ha colpito di Monica è stato il suo essere sempre presente nelle prime posizioni del gruppo, agile, pronta a non farsi cogliere impreparata Domenica alla Liegi non solo si è classificata ancora una volta come miglior italiana (era successo lo stesso a marzo alle Strade Bianche), ma c’è sempre stata in ogni momento cruciale, soprattutto sulla Roche au Faucons e sullo strappo di Boncelles. «Credo che La Liegi sia una gara che mi si addica, è di oltre 150 km e io tengo molto bene sulle lunghe distanze. Non sono partita al meglio, ma sul finale ho avuto ottime sensazioni, ho sempre cercato di andare con il mio passo anche quando nel finale la corsa è completamente scoppiata. Sull’ultimo strappo c’era un caos tremendo, non si capiva chi ci fosse effettivamente davanti e a che punto ero io, poi tutto d’un tratto mi sono trovata a superare la campionessa del mondo e lì ho capito che ero messa bene. Forse in queste fasi mi manca un po’ di esperienza, tendo molto a concentrarmi sul mio e a leggere un po’ meno la corsa, ma credo comunque che gara dopo gara la dimestichezza arrivi. Alla fine è stata la mia prima volta alle classiche e spero di poterci ritornare l’anno prossimo».

Fa strano pensare che fino a due anni fa la valtellinese del team Liv Alula Jayco vedesse le corse solo in televisione, poi nel 2024 l’esperienza nella Be Pink di Walter Zini, il primo a vedere in lei del talento, e il salto nel world tour. Una storia incredibile che ricorda molto quella di Kimberley le Court Pienaar, la vincitrice della Liegi, sia come tempi che modalità. La crescita di Monica è stata esponenziale, ma soprattutto non si è mai fatta sopraffare dell’aumento di responsabilità e dell’approdo in una realtà molto più grande. Il piano con il preparatore Marco Pinotti è stato non stravolgersi, ma aumentare il carico e migliorarsi, costruirsi poco per volta abituando il corpo alla vita di un atleta a 360°. Sicuramente il periodo di altura nel mese di aprile è stata un’importante novità che ha portato già i suoi frutti, ma il test più importante è quello in Spagna con la Vuelta. Trinca Colonel sarà al via con la responsabilità di essere una pedina fondamentale dello squadrone australiano. Sulla carta il piano è chiaro: tutti per Mavi Garcia che corre in casa, ma l’imprevedibilità della corsa potrebbe aprire a molteplici scenari.

Già al Uae Tour ad inizio febbraio avevamo visto Monica alle prese con il ruolo da capitana arrivato da un giorno all’altro, la valtellinese aveva risposto con fermezza all’impegno concludendo l’avventura emiratina con un bel quarto posto nella generale. Questa volta però i giochi cambiano, le tappe sono 7 e ancora più dure, ma soprattutto ci sono molti squadroni pronti a lottare.  «Mavi è un’atleta super, mi sono trovata subito molto bene con lei e so quanto ci tenga a fare un ottimo risultato in Spagna. Tante volte mi fermo a pensare a quello che sto facendo e mi sembra tutto veramente strano, fino a qualche anno fa la vedevo in tv e invece ora sono in squadra con lei, pronta a supportarla, ma non solo – ci dice la valtellinese – l’obiettivo come squadra è sicuramente fare la corsa con lei, tenerla al sicuro ed essere pronta ad intervenire nel caso qualcosa vada storto. Personalmente mi piacerebbe provare a giocarmi una tappa, magari prendere una fuga buona o provare ad attaccare, diciamo che cercherò di non perdere mai troppo terreno». Il terreno per attaccare non manca, escludendo la prima tappa a con una cronometro a squadre e la sesta, quasi sicuramente riservata alle velociste, ci sono molte frazioni mossa con un finale da capogiro, 150 km intensi e difficili da interpretare, in pratica il terreno di caccia ideale per Monica.

 

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