Mazzoleni: Per il Giro attenti a Lopez
di Giulia De Maio

Avete mai visto un colombiano sciare? Per preparare il Giro d’Italia Miguel Angel Lopez ha fatto anche questo. Non letteralmente, ma quasi. Agli sci ai piedi ha preferito la tavoletta propriocettiva, sua fedele compagna da un anno a questa parte.
«Dopo il suo ultimo infortunio doveva risolvere un problema al ginocchio, l’or­topedico gli ha consigliato di continuare a svolgere degli esercizi propriocettivi per tutelare le articolazioni an­che in futuro: ci siamo quindi posti il problema di come inserirli nella sua ruotine di allenamento. Ho avuto l’idea di tramutarli in giochini da svolgere con la tavoletta propriocettiva collegata alla tv. In sostanza, da allora ogni giorno o quasi Lopez svolge un percorso di 15 minuti a livello posturale, a volte giocando con delle palline, altre volte cercando la via d’uscita da un labirinto oppure sciando immerso nella realtà virtuale. Potete immaginare le prese in giro dei compagni in bus...» ci racconta Maurizio Maz­zoleni, preparatore del Team Asta­na.
Il ventiquattrenne colombiano si sta preparando al meglio per il Giro d’I­ta­lia, che correrà con i grandi di capitano della formazione kazaka. Miglior giovane un anno fa alla Vuelta a España, suo pri­mo Grande Giro in carriera, Superman ora punta a un piazzamento di prestigio nella classifica generale della corsa rosa.
Maurizio, che tipo è Miguel?
«Come tutti i giovani, ha voglia di fare. Questa “foga” va gestista e organizzata. Ho la fortuna di conoscerlo fin dal primo anno che è passato professionista, nel 2015. Da allora purtroppo ha dovuto confrontarsi con vari infortuni, ci sono state quindi parecchie fasi in cui abbiamo lavorato a stretto contatto, visto che è stato per lunghi periodi in Italia per farsi visitare da specialisti nostrani (tra cui l’ortopedico Combi, ndr) e svolgere la riabilitazione presso il nostro centro Modus Vivendi a Ber­ga­mo. In questi momenti difficili si è cementato il nostro rapporto. All’inizio non capiva la necessità di programmare gli allenamenti, ora invece è ligio al do­vere perché ha compreso che per ar­rivare al massimo della condizione nel momento giusto servono dei passaggi in­termedi».
Com’è lavorare con lui?
«Stimolante. Come si sta formando a livello ciclistico, sta maturando anche a livello caratteriale. Sa quello che vuole, ha lasciato casa da piccolo per inseguire il suo sogno. In generale è un ragazzo solare, va d’accordo con tutti i compagni, nessun aggettivo negativo può essergli associato. Fisicamente anno do­po anno è cresciuto tanto, fino ad arrivare a far classifica alla Vuelta e vincere due belle tappe un anno fa. Nel 2014 si è fatto conoscere vincendo il Tour de l’Avenir, l’anno successivo ha vinto una tappa alla Vuelta Burgos e ri­cordo che in quell’occasione Scarpa (Mi­chele Scarponi, ndr) mi disse di tenerlo d’occhio, perché aveva intravisto in lui già buone doti. In effetti già alla prima stagione nella massima categoria finì settimo allo Svizzera, dimostrando di essere uno scalatore portato per fare classifica».
Da quando è passato professionista non è stato molto fortunato.
«Come dicevamo, ha avuto più di un infortunio. Ripartire ogni volta non è stata una passeggiata, ma anche in questo senso ha dimostrato carattere. Do­po l’inverno trascorso in Italia per ri­solvere la patologia al ginocchio di cui soffriva, nel 2016 vinse una tappa al Tour de San Luis, una al Tour de Lang­kawi, la classifica finale del Giro di Svizzera e la Milano-Torino. L’inizio dell’anno scorso è stato tribolato perché in inverno era caduto rompendosi il piatto tibiale e allo Svizzera era finito ancora a terra, ma nel finale di stagione è andato davvero forte, vincendo una tappa al Giro d’Austria, una alla Vuelta a Burgos e due tappe alla Vuelta a Espa­ña. Per un ragazzo di 24 anni risultati niente male e, per me importantissimo, sono frutto di una crescita costante».
Che tipo di corridore è?
«Ha qualità di scalatore indiscusse. Fi­sicamente è longilineo ma allo stesso tempo compatto (59 chili per 164 cm le sue misure, ndr). È esplosivo, ha un bello scatto e buona tenuta in salite re­golari. A cronometro, essendo giovane, ha margini di miglioramento, ma ci ha già dato buoni segnali. Per il futuro do­vremo lavorare soprattutto sulla te­nu­ta sulle tre settimane. Avendo fatto solo un grande giro in carriera finora, è tut­to da scoprire. Per questo ci siamo po­sti come obiettivo il Giro, ma senza troppo stress. Ci avviciniamo alla corsa rosa con un approccio graduale, tutto quello che arriverà di buono dalle singole tappe sarà positivo e importante in prospettiva».
Come procede la preparazione?
«Molto bene. Siamo stati in ritiro a di­cembre e a gennaio si è preparato in Co­lombia. In inverno abbiamo accumulato più base possibile, gli servirà per essere competitivo durante il Giro. A febbraio tra Tour of Oman (ha vinto la tappa regina e si è piazzato secondo nella classifica generale dietro al suo compagno Lutsenko) e Abu Dhabi (nella frazione più impegnativa è stato battuto solo da Valverde) si è già dimo­stra­to pronto. Anzi posso dire che meglio di così non poteva iniziare, co­me d’altronde tutta la squadra. Alla Tirreno-Adriatico ha avuto un po’ di sfortuna, ha sofferto per crampi nell’arrivo in salita dopo aver attaccato, ma ha dimostrato di poter lottare con i migliori. Dopo la corsa dei due mari è tornato a casa. A inizio aprile an­drà sul Teide con Jakob Fuglsang (che poi sarà impegnato alle classiche delle Ardenne e al Tour de France, ndr), Jan Hirt, Alexey Lutsenko, Tanel Kangert, Da­vide Villella e Andrey Zeits (che lo scorteranno al Giro) per preparare il Tour of the Alps, step importante in vista della corsa rosa. In questo ritiro in altura finalizzeremo il volume di lavoro fatto nei mesi scorsi con esercizi più specifici come il “dietro moto” per cercare maggiore brillantezza».
Quali saranno le giornate chiave per lui?
«Dovremo stare attenti all’Etna, arrivo inedito e insidioso perché a pochi giorni dal via da Gerusalemme. In generale tutti i primi 10 giorni saranno temibili per un corridore delle sue caratteristiche, che arriverà al top della condizione nella terza settimana. Se al suo pri­mo grande giro ha centrato la top ten (ottavo alla Vuelta 2017, ndr), al secondo è giusto che punti alla top 5. Se arriverà un piazzamento migliore sarà ben accetto ma, come detto, con gli atleti giovani mi piace andare per grandi. Come valori siamo davvero vicini a ra­gazzi che hanno già vinto grandi giri, se il suo percorso di crescita continuerà così, nulla gli è precluso».
Contro gente come Dumoulin e Froome come dovrà correre?
«Dovrà avere rispetto. Nelle giornate in cui saranno più brillanti dovrà difendersi, in quelle in cui sta­rà bene ci proverà. Ormai si sa, lui non è uno che ha paura di attaccare. Vedremo il da farsi giorno per giorno senza porci alcun ti­more reverenziale nel confrontarci con certi nomi».
Quale può essere la sua arma in più?
«La freschezza. La giovane età equivale a velocità nel recupero rispetto a chi ha qualche anno in più di lui. E l’imprevedibilità, non è ancora conosciuto e affermato come avversari più blasonati di lui. Detto questo, vi assicuro che ha dati da scalatore di prima fascia. È giusto che una squadra di primo piano come l’Asta­na punti tutto su di lui».
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