Editoriale
La storia di Alex Schwazer, tornata prepotentemente agli onori delle cronache, non è solo una storia che chiama in causa il marciatore altoatesino, ma riguarda il marcio che sta nel pianeta sport.
Una lotta al doping a due velocità: una di serie A e una di B. Lobby di medici che condizionano, guidano e orchestrano in maniera neanche tanto velata la sofisticata macchina antidoping: una vera gallina dalle uova d’oro.
La storia del dottor Fiorella, per esempio, entra a piedi giunti nel ciclismo perché a tutti gli effetti il blasonato medico della Fidal fa parte anche del ciclismo grazie al nostro “rottamatore” Luigi Simonetto, medico di riferimento della nostra Federazione, che ha deciso di avvalersi delle prestazioni di questo specchiato professionista per rilanciare un’intera categoria: quella dei medici, appunto.
Non è un caso che sia in atto un processo di Norimberga in piena regola a 58 medici del ciclismo, rei - secondo la nostra Federazione e il nostro Luigi Simonetto -, di non aver aggiornato correttamente le schede dei corridori; peccato che lo stesso Simonetto poi non sia stato capace di fare altrettanto quando si è trovato a dover aggiornare le schede mediche di corridori che erano in maglia azzurra. Finendo così, a sua volta, tra i giudicati.
In questi anni, in questi mesi, in questi giorni si fa un gran parlare di conflitto d’interessi: malvezzo molto italiano, che molti vogliono far passare come vizietto del solito Silvio Berlusconi, ma che riguarda da sempre e oggi più di sempre, il nostro sistema sport costruito su figure che collezionano cariche, dispongono nomine, sollecitano strategie e, spesso e volentieri, nel fantastico mondo della ricerca e della lotta al doping si trovano magicamente sia dalla parte dei controllori che dei controllati.
Ma andiamo per ordine. Luigi Simonetto, specialista in Medicina dello Sport è Componente della Commissione di Vigilanza Doping (CVD) del Ministero della Salute ma anche presidente della Commissione Tutela Salute (CTS) della Federciclismo, nonché medico della Federciclismo (insomma, controllore e controllato). Medico di tutte le nazionali della Federciclismo (controllato), medico addetto alla squadra Nazionale professionisti settore strada (controllato). Per non farsi mancare niente, è anche responsabile dell’accreditamento dei Centri di Medicina dello Sport riconosciuti dalla Federciclismo (ha accreditato anche il centro di Fiorella). Direttore Sanitario e Primario Responsabile del Centro di Medicina e dell’Esercizio Fisico (CeMEF) dell’Ospedale San Raffaele di Milano: centro accreditato dalla Federciclismo e da lui medesimo. E ancora: Componente della Commissione medica della UEC. Per non parlare poi della storia del finanziamento pari a 1.198.641 € piovuto dall’Unione Europea, dal nostro Governo e dalla Regione. Soldi quindi ripartiti tra il San Raffaele (vedi centro di Simonetto), altri enti e la società Bestsoft (sì, proprio quella del software bc.k della Federciclismo che consentiva, qualche mese fa, di far vedere tutti i dati sensibili senza alcun problema).
Portate un attimo di pazienza e passiamo ora agli innumerevoli incarichi di Pierluigi Fiorella, specialista in cardiologia e in medicina dello sport. Le schede ci dicono essere vice responsabile sanitario della Nazionale di atletica leggera (FIDAL, quindi controllato), medico federale della FIDAL insieme a Fischetto (quindi controllato), medico del settore mezzofondo, fondo e marcia della Fidal (controllato). Uno dei nove esperti (otto, perché Aschenden si è dimesso) Wada-Uci per il passaporto biologico (uno dei nove, appunto, che considerò i valori di Pellizotti fuori norma) e, grazie a questo incarico, è uno dei pochissimi medici al mondo che possono avvalersi del software WADA per l’interpretazione dei dati del passaporto biologico (quindi controllore). Cosa, questa, non di poco conto. A pensar male lo sappiamo si fa peccato, ma per il ciclismo il sistema può essere usato come mezzo di controllo, per quelli dell’atletica invece di sola consulenza. Ma andiamo avanti: è referente Wada per l’analisi dei formulari terapeutici che gli atleti Master di tutto il mondo inviano per approvazione (controllore). Membro della Commissione Tutela della Salute della Federciclismo (controllore, voluto da Simonetto e dal presidente Di Rocco), che quindi ha denunciato 58 colleghi del mondo del ciclismo alla Procura Federale della Federciclismo. Direttore Sanitario, Cardiologo e Medico della sport del centro Polisportivo Olympus di Ravenna, inserito - è superfluo dirlo - tra i Centri Accreditati dalla Federciclismo e dalla Commissione Tutela Salute e pertanto accreditato da se medesimo in qualità di membro della CTS, come polo di riferimento per i ciclisti italiani. Non solo, il suo Centro è tra i pochissimi “convenzionati” con la FMSI (Federazione Medici Sportivi Italiani). E non è tutto: Consigliere del Comitato della Federazione Medico Sportiva dell’Emilia Romagna in quanto rappresentante amministrativo dell’Istituto di Medicina dello Sport di Bologna, nonché componente dell’Associazione tra Medici che gestisce l’Istituto di Medicina dello Sport Coni-Fmsi di Bologna: anche questo “convenzionato” con la FMSI. Infine, visto che non ama stare con le mani in mano, è anche componente dello staff medico dell’Inter.
Insomma, penso che possa bastare per farsi un’idea di massima e comprendere che la vicenda Schwazer investa in pieno il mondo del ciclismo e che non ci possa lasciare indifferenti.
La vicenda è in piena evoluzione e noi sappiamo perfettamente di muoverci su un sentiero lubrico, difficile e pieno di insidie. Ma è giunto il momento di fermarsi per un attimo: e fare il punto. Quindi invito il nostro presidente Renato Di Rocco, che si è messo nelle mani di professionisti che forse si sono fatte prendere la mano, a sedersi ad un tavolo con persone fidate per riordinare le idee e sistemare le cose con assoluta serenità. Basta con le battaglie che mirano a screditare solo una parte dei medici di ciclismo in favore di altri che hanno ben poco da insegnare. Credete a me, con certi medici in cabina di regia, il doping è davvero il male minore.

Pier Augusto Stagi
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