Editoriale
FATE QUALCOSA. Del caso Cannavaro-Juventus si è disquisito non molto, ma abbastanza. Del capo della Procura Antidoping del Coni, Ettore Torri, precipitatosi a Torino al capezzale della vecchia Signora per capire cosa fosse successo ne ha parlato molto chiaramente un collega su tutti, Eugenio Capodacqua, che solitamente non le manda a dire al mondo del ciclismo e questa volta - tutti noi lo ringraziamo - non ha risparmiato nemmeno il mondo del calcio e gli inquilini del Coni. Un solo appunto, non a Capodacqua e tantomeno a Torri o agli inquilini del Coni, bensì al sindacato dei corridori: cosa deve succedere ancora per far sentire la propria voce?
Bastavano due righe, educate ma ferme, per ribadire che il martoriato mondo del ciclismo - con tutte le sue colpe - a certe regole si attiene e il mondo del calcio no. È un sindacato e come tale dovrebbe comportarsi. Ah già, forse il mondo del calcio e soprattutto il Coni non l’avrebbero presa molto bene. Basta saperlo: l’ACCPI non è più il sindacato dei corridori ciclisti professionisti, è molto più semplicemente un organismo inutile che ha bisogno di un presidente, di un paio di vice, di cinque consiglieri, qualche probiviro e alcuni segretari. D’altra parte basta dare un’occhiata al sito www.accpi.it: l’ultima news è datata 21 settembre, Progetto Abruzziamo. Dopo il terremoto, per loro, non è più successo nulla.

NON CREDO PIU’ A BABBO NATALE. Ufficial­mente è sul mercato da marzo di quest’anno, molto probabilmente è in gruppo da molto prima. È un nuovo prodotto, il Retacril: è usato per stimolare la produzione dei globuli rossi. È un evoluzione dell’Epo e da quanto ci è dato sapere, non è rintracciabile: nelle urine, perché su internet è rintracciabilissima. Perché dico questo? Perché è largamente in uso in gruppo, alla faccia di chi dice che il ciclismo sta cambiando. A Babbo Natale e a Gesù bambino noncredo più da tempo, al ciclismo che sta cambiando anche.

I MEDICI TORNINO A FARE SQUADRA. Lo si dice, ma spesso nessuno lo fa. In uno stato di emergenza occorre fare squadra: il ciclismo non è capace. Siamo al tutti contro tutti, ogni giorno e in ogni momento. Corridori contro corridori, squadre contro squadre, federazioni contro organizzatori, meccanici e massaggiatori, pronti a denigrare il vicino. Segnali preoccupanti arrivano anche dal mondo della scienza, quello dei medici sportivi, messi in pratica all’angolo dalla Commissione Tutela Salute della Federciclismo. I primi sospetti di movimenti che nulla hanno a che vedere con l’etica ma molto più semplicemente con la politica, sono arrivati in occasione della presentazione del progetto “GiroBio”, il giro dei dilettanti. Nella sostanza il dottor Luigi Simonetto, referente medico per la Federciclismo, disse: “I medici sociali stiano alla larga, ai corridori e alle loro squadre ci penserà il nostro staff”. Un segnale forte e deciso, che non poteva passare sotto traccia e che ha prodotto i suoi effetti: uno stato di malessere generale. In pratica Simonetto, a capo della CTS, la Commissione Tutela Salute della Federciclismo (il
paradosso: come funzione primaria questa commissione ha proprio quella di regolamentare e gestire l’attività dei
medici sociali), ha voluto dare un segnale forte e chiaro: adesso si fa come dico io. Il problema è che non si capisce cosa voglia fare, mentre si intuisce chiaramente dove va (nei Ministeri) e dove voglia andare a parare: centralizzare tutto attorno alla propria figura. Senza per altro fare quello a cui è deputato: sollecitare i controlli del Coni, soprattutto nelle categorie minori. Mi si dirà: i controlli ci sono. Mi si conceda il diritto di dissentire. Tra i dilettanti e ancor peggio tra gli juniores si fa poco più di nulla. Mancano i fondi? Che si adoperi Simonetto, per trovarli.
Brutta situazione, piena di rancori, pasticci, errori ed omissioni. Qualche esempio? Piuttosto illuminante è il caso di un ragazzino juniores (A.Z.) fermato questa estate per valori sanguigni fuori dalla norma e in un secondo tempo riabilitato a suon di certificati. In questa circostanza l’errore lo commettono in pratica un po’ tutti: sia il medico di società - tenuto a sollevare il problema non ad agosto, come ha fatto, ma a inizio stagione -, e in qualche modo anche la stessa CTS, che avrebbe dovuto supervisionare, visto che gestisce direttamente l’ALPI, il software della FCI nel quale i medici sociali di squadre juniores, under 23 ed élite sono tenuti a riportare periodicamente tutti gli esami. Il CTS avrebbe potuto se non proprio dovuto, notare in tempo le anomalie che questo ragazzo presentava e chiedere immediatamente lumi, prima che questi restasse vittima di una vicenda poco edificante. Ancor meno edificante è l’apprendere che questo ragazzino fosse seguito da un medico a dir poco chiacchierato, ma ancor più
imbarazzante è scoprire che il suddetto medico - radiato dall’albo dei medici sportivi e non presente tra gli iscritti di alcuna associazione di medici del ciclismo -, risplendeva fino a qualche settimana fa proprio nella pagina web della CTS della Federciclismo. A che titolo? Quello di medico iscritto al ruolo dei medici sociali abilitato e consigliato. Questo per dire che cosa? Che Simonetto farebbe bene a dialogare con i suoi colleghi, oggi più di ieri. Farebbe bene anche a pretendere maggiore rigore, senso etico e correttezza, ma farebbe bene anche a non fare di tutta l’erba un fascio, visto e considerato che lui stesso è il primo a dimenticarsi di mettere ordine in casa propria. Se è per questo farebbe bene anche Renato Di Rocco a gestire una situazione che mi sembra gli sia sfuggita di mano. Consiglio: Simonetto torni serenamente a pensare più alla medicina sportiva e un po’ meno alla politica. Per questo, basta e avanza Renato Di Rocco.

Pier Augusto Stagi
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