Tiberi, il futuro d'Italia

di Giorgia Monguzzi

Antonio Tiberi è sempre stato considerato come il futuro del nostro ciclismo, in particolare per quello che riguarda le corse a tappe; un’etichetta pesante che quasi rischiava di intralciare la sua carriera: con il tempo non solo ha imparato a conviverci ma addirittura a confermarla. È impossibile dimenticare il suo trionfo iridato a cronometro nel 2019 ad Har­rogate, una vittoria bellissima che lo ha proiettato direttamente in quel­l’olim­­po dei grandi con cui presto ha do­vuto confrontarsi. Antonio, a differenza di molti altri, non si è mai montato la testa: è andato avanti a piccoli passi dimostrando che la sua forza non era solo un’intuizione di qualcuno. Nel 2022 è arrivata la prima vittoria tra i professionisti, una tappa del Giro di Ungheria dalla quale sembra passato tantissimo; poi nel 2023 il fattaccio (ave­va sparato con una carabina al gat­to del ministro di San Marino), il licenziamento dall’allora Trek Segafre­do e un brutto stop che rischiava di interrompere la sua carriera in maniera definitiva. L’approdo nella Bahrain Victo­rious non è stata solo una ripartenza, ma una vera e propria rinascita di un giovane campione che sta crescendo. 
Per la prima volta nel 2024 Antonio Tiberi ha potuto affrontare una stagione completa e così, senza più intoppi extra ciclistici, abbiamo finalmente visto il laziale vincere in Lussemburgo la sua prima corsa a tappe. Quando lo chiamiamo per una chiacchierata è in viaggio verso Zurigo dove, dopo cinque anni, è tornato a vestire la maglia azzurra. È tanta l’emozione per l’esordio nella nazionale élite, ma soprattutto per quel Giro del Lussemburgo conquistato una manciata di giorni prima battendo un cliente molto scomodo come l’ormai ex campione del mondo Mathieu Van Der Poel. 
«Vincere il Giro del Lussemburgo è una gran bella soddisfazione, è la mia prima corsa a tappe della carriera e mi sono goduto tutto quel successo. C’e­ra­no nomi importanti come Mathieu Van Der Poel e Marc Hirschi e il percorso non era molto adatto a me, infatti nelle prime tappe ho sofferto sugli strappi, pagavo il momento iniziale più esplosivo, ed ero sempre costretto a rincorrere. Poco alla volta ho capito come ge­stirmi, già dalla seconda giornata di gara ho iniziato a pormi come obiettivo il provare a centrare tutte le top ten e sono felice di esserci riuscito» ci spiega Antonio. 
In un percorso per nulla adatto agli scalatori, il laziale ha fatto la differenza nella penultima tappa a cronometro (è arrivato secondo dietro ad Ayuso) e nella giornata conclusiva è riuscito a rifilare una ventina di secondi ai diretti avversari. 
«Non è stato facile interpretare l’ultima tappa, c’erano distacchi minimi ed era prevedibile che ognuno avrebbe dato tutto - prosegue Tiberi - subito, all’inizio mi sono trovato davanti in fu­ga con Van Der Poel ed Hirschi, c’è stata selezione ed abbiamo costretto il resto del gruppo con Ayuso a spendere tante energie per rientrare. Conoscevo bene il percorso perché lo avevo fatto qualche anno fa, è un tracciato impegnativo con vari sali e scendi, c’era poi una salita più lunga e regolare dove ho deciso di attaccare. Speravo di fare la differenza e di arrivare da solo al traguardo, purtroppo non è stato così: si è formato un gruppetto, nessuno mi ha mai dato cambi, mi sono ritrovato a fare una specie di cronometro individuale. Volevo raggiungere il bottino doppio con tappa e classifica finale, ma sono comunque contento per questa vittoria speciale».
La vittoria al Giro del Lussemburgo assume quasi i toni di una consacrazione per un corridore che nel 2024 ha dimostrato di avere i numeri giusti per giocarsi un grande giro. A maggio la conquista della maglia bianca ha fatto esultare tutta l’Italia e gli ha dato quella consapevolezza fondamentale per affrontare il resto della stagione. Ad agosto in Spagna il copione poteva es­sere il medesimo, ma poi nella nona tappa, con la maglia di miglior giovane ben cucita addosso, Tiberi è stato co­stretto ad alzare bandiera bianca.
«Quel giorno per me è stato terribile, la temperatura era altissima, praticamente inaccessibile, non riuscivo più a continuare, ho dovuto arrendermi. A posteriori forse avrei dovuto affrontare la cosa diversamente, provare ad adattarmi meglio al caldo, ma ormai è andata così. La delusione è stata tanta, ma ho pensato subito a ripartire, mi sono preso sono qualche giorno per rimettermi e ho ricominciato a prepararmi per gli appuntamenti successivi» ci dice Antonio facendo un po’ di autocritica e spiegandoci come quel pesante ritiro non l’abbia però fermato. 
Dopo un paio di giorni di stacco infatti si è messo subito al lavoro in vista de­gli appuntamenti successivi, prima in Toscana ha fatto delle sessioni di dietro moto con il preparatore Michele Bartoli e poi si è allenato a casa dai suoi genitori concedendosi anche un po’ di tempo con la famiglia. 
Analizzando la stagione del ventitreenne della Bahrain Victorious balza all’occhio non solo il numero di giorni di gara, ma anche la tipologia. Ad esclusione del campionato del mondo e della Ligi Bastogne Liegi, Antonio ha partecipato esclusivamente a corse a tappe, nove per l’esattezza, lasciando più che mai intendere la sua predisposizioni alle gare di più giorni. Una scelta particolare quella della sua squadra che ha puntato su di lui al Giro e vuole fare lo stesso anche nelle prossime annate. 
«È stata una stagione molto complessa, forse la prima che veramente ho potuto godermi al pieno, ma è anche stata mol­to stancante. Ho fatto quasi esclusivamente corse a tappe, ma nei prossimi anni mi piacerebbe un po’ cambiare, magari fare delle corse più brevi e non sempre con l’obiettivo di fare classifica. Dall’esterno non sembra, ma cercare di fare risultato ogni giorno, andare sempre a tutta, rischia di essere sfiancante, non solo a livello fisico, ma anche mentale. Sarebbe bello preparare delle corse di un giorno, anche per variare e provare nuove cose.» prosegue Antonio che intanto può contare su un contratto fino al 2027 con una Bahrain Victorious che ha scommesso totalmente su di lui. Sicuramente la maglia bianca del Giro è stata una svolta importante nella sua carriera, la conferma che tanto aspettava, ma come lui stesso ammette, accanto alla soddisfazione deve esserci necessariamente la spinta ad andare avanti e a migliorarsi ancora. 
Archiviata la prima esperienza al mondiale con la Nazionale del Ct Bennati, per Antonio è già il momento di ripartire con gli appuntamenti di fine stagione. Sabato 5 ottobre correrà il giro dell’Emilia con il mitico San Luca, una salita che ha affrontato più volte già quando era nella categoria allievi. Poi ci sarà il gran finale con Il Lombardia, l’ultima delle classiche che ha già corso due volte e in cui  proverà a dare battaglia al neo campione del mondo Tadej Pogacar.

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