Lorenzo Milesi: cchi clesti, gambe potenti, maglia iridata...

di Nicolò Vallone

Dal macinare chilometri sulla fascia sinistra nella squadra di calcio del paese, a macinarli sulle strade di tutto il mondo in sella a una bici per un team internazionale, togliendoti magari lo sfizio di indossare tricolori e iridi, il passo può esser breve. Almeno se ti chiami Lorenzo Milesi.
Gli Allievi per lui erano infatti una ca­tegoria calcistica, da affrontare con la maglia del San Pellegrino, finché a inizio 2018 la rottura dei legamenti di una caviglia va a costituire la “sliding door” di una vita. Qualche mese di riposo, poi alle porte dell’estate una vacanza in Slovenia nella quale scopre la bicicletta. Lui il ciclismo non ce l’ha nel dna: papà Mauro è pasticciere, mamma Lau­­ra è infermiera, nessun ciclista nell’albero genealogico (gli altri Milesi che conoscete sono solo omonimi, è un cognome diffuso nella Bergamasca). Ce l’ha però negli occhi e nel cuore, ama seguire il Giro d’Italia in tv: Ni­bali, che infinito campione! Ma mica male an­che Roglic... e proprio nella terra di Primoz, un altro che cambiò sport durante la riabilitazione da un infortunio (il calabrone sloveno faceva salto con gli sci), per iniziare il completo recupero Lorenzo si mette a pedalare. E non smette più: se magari non gli è genetico, il ciclismo gli scorre nelle vene e nelle fibre muscolari. Appena torna in Italia prova una BMC da corsa con la Brembillese, e nel mese di lu­glio, alla “veneranda età” di 16 anni, da aspirante calciatore diventa aspirante corridore.
Se inizi così tardi un minimo dazio lo devi pagare: in quelle prime corse da allievo (che sono anche le ultime, carta d’identità alla mano) cade spesso, rompe bici e clavicola, ma si rialza e “mena” forte. A stare in gruppo ha difficoltà, è normale, ma quando c’è da gareggiare da solo contro il tempo tut­to svanisce per lasciar spazio a po­tenza e coraggio. È posato e maturo, timido e testardo il giusto per farsi apprezzare in un ambiente agonistico. Se ne accorge subito la Trevigliese: il direttore sportivo orobico-albanese Redi Halilaj decide di puntare su quel Milesi che fisicamente sta anche venendo su bene, e lo plasma come cronoman per il biennio Juniores. Nei campionati italiani a cronometro 2019 in Toscana, dopo ap­pena un anno di attività, il ragazzone dagli occhi celesti è secondo solo ad Andrea Piccolo; nel 2020 è terzo nella crono europea di Plouay e conquista il tricolore in Ve­neto, rifilando mezzo minuto a Ga­rofoli e all’amico Pi­gan­zoli, quasi un minuto a Germani e Oli­vo. Ras­segne nazionali e continentali a parte, giungono vittorie a crono e piazzamenti nei dieci in linea: Lorenzo soffre un po’ gli strappi, ma si mostra affidabile quando c’è da andar di passo su salite regolari. Non è uno scalatore co­me il concittadino Ivan Gotti, ma le basi per il rinnovato lustro ciclistico di San Pellegrino Terme ci sono.
Tanto basta per... scalare rapidamente la rampa di lancio degli Under 23. Nel 2021, ripresosi da una frattura al gomito patita durante l’inverno, corre in Beltrami TSA sotto l’esperta guida di Orlando Maini: pronti via, è l’unico della sua squadra a portare a termine il Laigueglia. Non arrivano vittorie, c’è peraltro da conseguire una maturità in meccatronica: un indirizzo di scuola superiore sempre più in voga tra i ciclisti del futuro.
Ci sono però altre partecipazioni di prestigio come Cop­pi&Bartali e Giro Giovani, dove le sue doti colpiscono gli attentissimi scout della DSM. È il mo­mento di cambiare non solo regione, ma zona dell’Europa: ne parla con Gian­marco Garofoli, che nel vivaio della DSM ci sta correndo. Gianmarco medita di cambiare aria e infatti si trasferirà in Astana, Lorenzo invece è affascinato dalla prospettiva di cambiare stile di vita e, per il suo secondo anno “under”, firma convinto con la struttura olandese. La scelta estera, sempre più in voga tra i virgulti di casa nostra almeno quanto la meccatronica, si rivelerà la più giusta dato che Milesi sfodererà progressi più che incoraggianti.
L’impatto col Nord non lo soffre, anzi: già ad aprile 2022, nel Trip­ty­que des Monts et Châteaux, in Val­lonia, vince sia una tappa a cronometro (battendo Alec Segaert...) che una in linea (prima affermazione non-crono nella sua vita ciclistica). Poco dopo viene investito da un’auto in allenamento sulle strade d’Olanda, si rompe la mandibola e de­ve saltare la Liegi U23, ma la sua evoluzione prosegue imperterrita. Al Giro Giovani è spesso in fuga, al Valle d’Aosta arriva secondo in una tappa con quattro GPM, fino al culmine della frazione conclusiva del Tour de l’Avenir, in cui s’impone a Villaroger con 37 secondi di vantaggio su... Segaert, ancora lui.
«Se non centravo la fuga sulle Alpi francesi chi lo sentiva il c.t. Amadori poi! - dichiara un quasi ventunenne Milesi dopo quel successo in coda all’Avenir - Scherzi a parte, so bene quanto valgo e sono felice di averlo mostrato a tutti».
Di sicuro l’ha ben mostrato allo staff della DSM: al termine della stagione è uno dei sei ragazzi promossi nella squadra World Tour, insieme al danese Andresen, all’olandese Van Uden, al ceco Bittner e ai britannici Poole e On­ley. Dice di lui il capo dell’area tecnica Rudi Kemna: «Ci ha davvero impressionato, anche come persona: è uscito in fretta dal guscio, è motivato e ama ascoltare e imparare».
Nel frattempo, al Mondiale di Wollon­gong si piazza decimo nella cro­no U23 vinta da Waerenskjold; nell’omologa prova femminile trionfa invece Vittoria Guazzini, e tra i due nasce un amore tra specialisti contro il tempo.
L’annata da neoprofessionista per Mi­le­si fila via tra Milano-Torino ed Esch­born-Francoforte, Volta Catalunya e Tour of the Alps, Giri di Norvegia e Del­finato... una graduale presa di confidenza con la massima categoria: le difficoltà a stare in gruppo sono acqua passata, anche perché più alto è il livello più il peloton sa stare ordinato; c’è magari da affinare la gamba per i ritmi infernali di oggigiorno. In Trentino a giugno paga un minuto e dodici da Bryan Olivo nella crono tricolore U23, il mese successivo lo passa ad allenarsi in Tirolo, dopodiché warm up pre-Mondiale col Giro di Polonia e infine rotta sulla Scozia!
Siamo all’attualità. Mercoledì 9 agosto, tra Flanders Moss e Stirling Castle, Lo­renzo svolge una crono perfetta: spinge a turbo costante il suo 58-46 davanti e 11-32 dietro, per poi aggredire il muro finale misto asfalto-pavé («Dolore pu­ro!» lo descriverà nel post-gara) e fissare l’orologio su 43 minuti netti. Non un secondo di più, non un secondo di meno, per completare i 36 chilometri abbondanti di percorso. Sulla hot seat siede tranquillo, sa che quasi nessuno può batterlo. Quasi. L’attenzione è ri­servata interamente a uno degli ultimi ragazzi a scattare dai blocchi, uno che nella crono nazionale belga è stato sconfitto solo da Van Aert: il già citato Segaert, classe 2003 (un anno più giovane di Milesi) della Lotto Dstny. Messo sotto pressione dalla top performance dell’avversario italiano, Segaert parte fortissimo ed è il migliore al pri­mo intertempo, ma successivamente perde terreno e finisce dietro per undici secondi. L’iride è di Milesi, una sor­ta di bestia nera per il gioiellino fiammingo. È l’unico oro dell’Italia su strada nel super-Mondiale scozzese, ed è il primo oro a crono Under 23 da quindici anni a questa parte (prima di lui, Adriano Malori a Varese 2008). E per ventiquattro ore, cioè dal trionfo di Lorenzo alla prova femminile dell’indomani (dove la miglior under sarà la tedesca Niedermaier) lui e la sua Vit­to­ria condividono la maglia di campione del mondo a cronometro U23.
I festeggiamenti possono attendere, sa­bato 12 si compete in linea. Milesi è il più vivace tra gli azzurri fin dal Loch Lomond e partecipa alla fuga di giornata che si gioca la vittoria nel discusso e spettacolare circuito cittadino di Gla­sgow. A 27 km dall’arrivo il francese Axel Laurance piazza l’attacco vincente, complice il mancato accordo tra i quattro inseguitori rimasti alle sue spalle: Milesi e Svrcek tirano per davvero, Morgado si unisce a loro tardivamente, Rootkin-Gray ha esaurito la benzina. Il più generoso del lotto è Lo­renzo, e come spesso prevede in questi casi il copione del ciclismo, è quello che sul traguardo termina in fondo al gruppetto. Un quinto posto che, in ogni caso, sa di esperienza e belle sensazioni.
In Polonia, il suo compagno di squadra in DSM Oscar Onley ci aveva detto con un sorrisone «Oh, lui vi assicuro ha un gran motore...». Non ci poteva essere riscontro migliore e più immediato. Con Milesi abbiamo invece parlato al telefono a rassegna mondiale finita, per la puntata ferragostana di BlaBlaBike.
«A Glasgow avrei dovuto giocarmi bene la volata per l’argento anziché provare ad anticipare i miei avversari nel tentativo di riprendere Laurance. Per quanto riguarda la crono, beh, è un’emozione grandissima! Ma adesso sono concentrato sul far bene la Vuelta...» e non sono parole tanto per: primi passi in un grande giro in carriera, prima maglia rossa in terra di Ca­talogna!
Il suo contratto con la DSM vale anche per le prossime due stagioni. La nostra “conversazione podcast” l’abbiamo chiusa con un’ampia riflessione sulle differenze tra formazione dei talenti in Italia e all’estero. Un tema su cui lui non ha dubbi: «Onestamente, penso che potermi confrontare con un calendario molto più internazionale e coi migliori prospetti al mondo quando sono passato nel team sviluppo DSM abbia fatto la differenza. Capisco non sia facile per le realtà italiane garantire la stessa cosa, sia per i budget sia perché se cominci a privilegiare le corse fuori dall’Italia metti in seria difficoltà le numerose gare del nostro Paese. Un altro aspetto, comunque, è che all’estero si seguono molto più accuratamente la preparazione e l’alimentazione: riuscire ad aggiornarsi su questo, cercando magari di stilare a inizio anno il programma degli obiettivi stagionali, sarebbe un passo avanti.»
Suggerimenti costruttivi da parte di chi, per essere protagonista, ha ritenuto più utile completare la propria crescita altrove e sta mettendo a frutto tale decisione.

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