Giro 2023: tanta crono, tanta salita

di Paolo Broggi

Signori, ecco il nuovo Giro. Per la seconda volta nella sua storia (la prima fu nel 2021) la corsa rosa partirà dall’Abruzzo: una grande partenza che propone la prima frazione a cronometro quasi interamente sulla Ciclovia dei Trabocchi che ripercorre la ferrovia adriatica dismessa. A seguire una tappa adatta ai velocisti, con partenza da Teramo e un percorso ondulato nella prima parte per tornare poi sulla costa fino alla volata sul lungomare di San Salvo Marina.
Dall’Abruzzo il Giro punta verso Sud: la terza tappa par­te da Vasto e arriva a Melfi e si presenta divisa in due parti. La prima, fino all’ingresso in Basilicata, è completamente pianeggiante, poi si attraversa il massiccio del Monte Vulture toccando i Laghi di Mon­ticchio prima di scendere su Rionero e Rapolla, in vista della risalita finale a Melfi. A seguire, la prima tappa appenninica con 3500 metri di dislivello per andare da Venosa a Lago Laceno, dove ci sarà il primo arrivo in salita del Giro.
Mercoledì 10 e martedì 11 spazio alle ruote veloci del gruppo a Salerno e Napoli, dove comunque gli sprinter puri dovranno conquistarsi la volata visto il percorso non pianeggiante.
Secondo arrivo in salita del Giro e primo sopra i 2000 metri quello a Cam­po Imperatore sul Gran Sasso d’Italia con partenza da Capua. Prima della lunghissima ascesa finale si affrontano quelle di Roccaraso e del Piano delle Cinque Miglia.
Sabato 13 maggio da Terni a Fos­sombrone, una tappa mossa con diversi a decidere il finale: si scalano le ascese dei Cappuccini (3 km circa con pendenze fino al 19%), il Monte delle Ce­sane (7 km circa con pendenze fino al 18%) e, dopo lo strappo di Monte­felcino, nuovamente la salita dei Cappuccini.
Infine, per chiudere la prima settimana, una cronometro completamente piatta, per specialisti, che da Savignano al Rubicone porta a Cesena (Techno­gym Village) dopo 33,6 km.
Dopo il primo giorno di riposo, martedì 16 e mercoledì 17, il gruppo af­fronterà due tappe adatte alle ruote ve­loci del gruppo: la Scandiano - Via­reggio e la Camaiore - Tortona. Si cambia registro con la Bra - Rivoli: nel finale si affronta l’impegnativo Colle Brai­da transitando accanto alla Sacra di San Michele.
Il giorno seguente tappone alpino da Borgofranco d’Ivrea a Crans Montana in Svizzera per quello che sarà l’unico sconfinamento di questo Giro. Si scalano il Colle del Gran San Bernardo (2469 m - Cima Coppi) lungo ben 34 km pur senza pendenze eccessive. Si supera quindi la Croix de Coeur (15 km per 1350 m dislivello) anche questa sopra quota 2000. Dopo una discesa di oltre 22 km e un breve piano, si affronta la salita finale a Crans Montana da un versante inedito rispetto al consueto. Altra frazione adatta ai velocisti quella che partirà da Sierre a Cassano Magnago, prima della tappa della “montagna in città”, la Seregno -Ber­gamo: dopo pochi chilometri si scala la Valcava, con le sue pendenze arcigne, poi il primo passaggio in città (non sull’arrivo) per scalare i tornanti del Selvino. Discesa su Bracca e Sedrina per rientrare in Ber­gamo e passare sul traguardo (strappo della Boccola). Si affronta quindi la Roncola dal versante di Barlino per ridiscendere su Bergamo fino all’arrivo in città.
Dopo l’ultimo giorno di riposo, si riparte affrontando il secondo tappone del Giro. La Sab­bio Chiese - Monte Bon­do­ne si svolge tutta a quote relativamente basse, ma presenta più di 5000 metri di dislivello: si scala il Passo di Santa Barbara (media attorno al 10%) e in rapida successione il Passo di Bordala. Discesa veloce su Rovereto da dove si entra nella Vallarsa per poi svoltare verso l’altopiano di Folgaria passando da Serrada. Discesa impegnativa fino alla valle dell’A­di­ge a Calliano e poi si scala il Monte Bondone dal versante di Aldeno con i suoi cambi di pendenza con punte fino al 15%. Una tappa molto dura, più di quanto si possa pensare.
Si rifiata mercoledì 24 maggio con una tappa completamente pianeggiante da Pergine Val­su­gana a Caorle prima di una tre giorni in crescendo.
La 18a frazione porterà la cor­sa da Oderzo alla Val di Zoldo con 3.700 m di dislivello: è una tappa di montagna breve ma intensa. Dopo pochi chilometri dalla partenza si scala il Can­si­glio per entrare nel territorio dell’Alpago e proseguire fino alla valle del Piave. Dopo Longarone si tocca Pieve di Cadore per scalare la Forcella Cibiana e, inedito 2023, la salita di Coi con i suoi quasi 4 km oltre il 10% e punte al 19%.
Ed eccoci al tappone dolomitico, quello di venerdì 29 maggio, da Longarone (nel 2023 si commemoreranno i 60 an­ni dalla tragedia del Vajont) alle Tre Cime di Lavaredo (182 km e 5.400 me­tri di dislivello). Dopo l’avvicinamento attraverso l’Agordino si affrontano oltre 100 km che racchiudono praticamente l’intero dislivello della tappa senza alcun tratto di riposo tra una salita e l’altra. Giunti ad Arabba si scalano il Passo di Campolongo, il Passo Valparola che immette nella “Scala Santa” delle salite dolomitiche: Passo Giau (versante Selva di Cadore), Passo Tre Croci e Tre Cime di Lavaredo con le sue pendenze fino al 18%.
Sabato si torna ad affrontare una cronometro estremamente impegnativa, quella da Tarvisio al Monte Lussari (1050 metri di dislivello). Dopo una prima parte pianeggiante, iniziano 8 km pavimentati in cemento che portano al Santuario: il tratto di salita vera e propria in 7,5 km propone pendenze attorno al 12% medio con i primi 4,8 km al 15% (paragonabile al tratto centrale dello Zoncolan).
Poi tutti in aereo per volare a Roma e giocarsi l’ultima tappa sullo spettacolare arrivo dei Fori Imperiali.

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