Rapporti&Relazioni
Vive la France, oui la France

di Gian Paolo Ormezzano

È un giorno di marzo mi è rovinata addosso la Mila­no-Sanremo. Rovinata ad­dos­so in tanti sensi, lineari o contorti. Rovinata addosso perché ho dovuto constatare che era in rovina, davvero, nel sen­so di interessi abbandonati, me­morie trascurate, spazi ridotti sui giornali e alla televisione (e il passato per quanto glorioso considerato come un rudere). Rovinata addosso perché quasi quasi non mi ero accorto che era il suo giorno, e me ne sono un bel po’ vergognato, e la vergogna ha terremotato me e anche quello che la corsa ha significato per me in tanti anni di un giornalismo ciclistico che ogni tan­to mi fa pensare che mi sto aggirando fra le sue (appunto) macerie. Rovinata addosso perché non ho potuto fare a meno di notare che sulla strada dei corridori c’era poca gente, e abbastanza indifferente allo spettacolo che pure esisteva. Rovinata addosso perché ho fatto troppo in fretta a lasciarmela dietro, come appunto mi accade con un panorama brutto, un quadro-crosta, un detrito.

Sapendola senza gusto ho evitato di rimasticarla in qualche modo e mi sono concesso subito l’appetito per le altre grandi corse della primavera, intanto che mi apprestavo a festeggiare un altro mio anno superato di pé-pé-hache (pi-pi-acca nell’alfabeto francese), lettere iniziali di passe pas l’hiver, non passa l’inverno, definizione usata ironicamente e crudelmente dai giovani transalpini nei riguardi di noi vecchi quando arranchiamo nei freddi della stagione e della vita. Fe­steg­giando(mi) in francese ho pensato a come e quanto il mio giornalismo è stato influenzato da quella lingua, quei giornalisti, quelle ga­re, quel ciclismo. Cerco di spiegarlo qui, sperando che interessi a qualcuno.

Sono nato allo sport quando il francese era la lingua più parlata o comunque più usata nel mondo sportivo e magari non solo in quello, e ho seguito specialmente due sport molto in francese, il ciclismo e lo sci: il se­condo ha ceduto all’anglofonia per primo, nel ciclismo pink jersey al posto di maglia rosa è recente, e ancora non si osa parlare troppo di yellow jersey. Andavo il più possibile a Parigi per intervistare i giornalisti favolosi de l’Equipe ed anche per vedere les filles nues al Concert Mayol, il teatrino-localaccio che ha cresciuto ai misteri femminili anche tanta stampa italiana della bicicletta, tanti réputés techniciens come ci autodefinivamo prendendoci persino un poco sul serio. Una volta al peccaminoso Concert Mayol - dove nell’intervallo les danseuses nues giravano col piattino per un obolo dicendo à votre bon coeur, merci - ho beccato tutta la Nazionale italiana di ba­sket, gioco che allora si chiamava an­cora pallacanestro, intanto che loro, gli azzurri, beccavano me.
Da allora, seconda metà de­gli anni cinquanta, mi sembra di essere sempre stato in love con la Francia: mia prima Olimpiade, quella invernale del 1960 a Squaw Valley, Cali­for­nia, Usa, e uomo dei Giochi il di­sce­sista francese Jean Vuarnet, pri­mi sci in metallo, e lui poi citì della Nazionale italiana di Thoeni e Gros. Stesso anno, mio primo Tour de France e vittoria di Ga­sto­ne Nencini. Stesso favolosissimo 1960 con i Giochi di Roma, un solo oro per la Francia e all’ultima gara, quella di equitazione, e io triste. Mia prima tragedia vissuta da vicino la morte di Tom Simpson, ciclista inglese amico mio, sul Mont Ventoux nel Tour del 1967, per sole e alcol e doping. Lo sport francese vinceva poco nel mondo però conoscevo a Parigi, quattro anni prima che venisse a giocare a calcio in Italia, un certo Michel Pla­tini, del quale rimanevo e (spero) rimango amico. In testa ma più ancora in cuore le canzoni francesi più di quelle italiane, la Piaf più di ogni altra creatura canterina al mon­do.

E l’altra sera a Torino con Gianni Mura a parlare di sport al Circolo della Stam­pa, lui che non mi invidiava le mie persin troppe Olimpiadi e io che gli invidiavo i suoi mai troppi Tour de France. Perché se devo pensare, ancora adesso, con le tecnologie che ci danno tutto lo sport, anche dal didentro (Gio­van­ni Mosca il grande umorista me lo aveva profetizzato a Bordeaux, una sera di Tour: “Presto lo striptease non ci basterà e ci faranno vedere le ballerine in pancreas”), con non solo la non necessità di andare sul posto a vedere lo sport, ma addirittura con la necessità di stare davanti al video per non perderci qualcosa di quello che tutti vedono, ancora adesso se devo pensare ad un terreno ideale per quello che chiamavamo reportage - andare, vedere, raccontare – pen­so al Tour de France. In un paese a cui Dio in fase di creazione ha dato mari fiumi monti splendidi, terra opima di cibi e vini sontuosi, canzoni mirabili, senso profondo dell’amore, della poesia, della cu­ci­na, della libertà, della ragione, dell’eguaglianza, e quando si è ac­corto di avere esagerato ha cercato di rimediare all’ingiustizia verso il resto del mondo. E allora - lo dico ai tanti miei amici transalpini - ci ha messo dentro i francesi, che so­no bravi ma lo sanno e ce lo fanno troppo sapere e rompono. Anche e magari specialmente nel ciclismo, dove non vincono il Tour dal 1985 di Hinault, ma se ne fregano e lo amano e lo omaggiano sempre più.
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Polini Motori presenta oggi il nuovo E-P3+ EVO2, l’ultima evoluzione del sistema per e-bike E-P3+. Sia chiaro, trattasi di un aggiornamento in piena regola che dà ancora più corpo e consistenza al progetto proposto dall’azienda, una drive unit affidabile e...


Nalini presenta RAY, il kit maglia–pantalone–calza che non si limita a ridurre la resistenza aerodinamica: agisce attivamente sul corpo dell'atleta, migliorando la risposta fisiologica allo sforzo, accelerando il recupero muscolare e consentendo prestazioni più alte per più tempo. Non è...


La Berghem#molamia 2026 si prepara a tornare il 14 giugno 2026 sulle strade delle Prealpi Orobiche, ma per chi vuole partecipare il momento giusto per iscriversi è adesso. La quota agevolata è infatti disponibile solo fino al 31 marzo 2026,...


SIDI inaugura una nuova era di innovazione e performance con il lancio della Shot 3, la nuova scarpa road pensata per chi pretende il massimo, senza compromessi. Con il nuovo logo impresso sulla tomaia e la soletta, la Shot 3...


Con la Milano–Sanremo Q36® torna con la memoria allo spettacolare ed unico  attacco che ha portato alla vittoria Vincenzo Nibali sul Poggio nel 2018, un’azione solitaria  che gli permise di resistere al gruppo inseguitore fino a Via Roma e di...


Bikeflip, marketplace specializzato nella compravendita di biciclette usate e ricondizionate, componenti e abbigliamento da ciclismo, è un’assoluta certezza nel panorama europeo della ciclabilità. La piattaforma si conferma un punto di riferimento per gestire in sicurezza l’intero processo di vendita, dal pagamento...


Ecco la vera novità del pacchetto creato da HammerHead con Karoo, infatti, da oggi con la nuova funzione Karoo Share sarà possibile condividere istantaneamente percorsi e profili di guida direttamente tra i dispositivi Karoo, senza alcuna app per smartphone o connessione Internet richiesta! ...


È ufficiale,  le biciclette del World Tour del Team Visma | Lease a Bike,  da quelle di Jonas Vingegaard fino a quelle di Wout van Aert e Pauline Ferrand-Prévot,  saranno disponibili esclusivamente su Bikeroom! Bici premium nuove, usate e quelle...


Factor e Bugatti hanno appena annunciato l’arrivo di Bugatti Factor ONE, una bici in edizione limitata che rivoluziona e ridefinisce i possibili confini esistenti tra l'ingegneria automobilistica e il ciclismo ad alte prestazioni. In questa bici non ci sono compromessi, infatti,...


La nuova Lyra di Fizik è una scarpa da strada versatile, un prodotto che unisce prestazioni e comfort duraturo per soddisfare le esigenze di un atleta moderno sia nelle gare che nelle uscite quotidiane. Con una silhouette elegante e una...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024