Greg LeMond, plurivincitore del Tour de France, primo ciclista americano da grossi traguardi stradali, si è detto quasi sicuro del fatto che molti ciclisti ormai adottano in gara motorini integratori dello sforzo, congegni cioè abilissimamente dissimulati dentro le biciclette, in maniera tale da sfuggire ai controlli che peraltro, sempre secondo LeMond, sono tutt’altro che validi e invasivi. È chiaro che saremmo, che siamo di fronte ad una sorta di nuovo doping, che intriga LeMond ancor più di quanto lo intrigò il da lui sempre supposto (e poi da altri provato) doping del suo connazionale statunitense Lance Armstrong. Doping chimico degli uomini, doping meccanico anzi elettronico delle biciclette, che bello.
Premesso che ai giovani moderni e almeno un poco danarosi interessa non tanto di sapere se le bici dei corridori, da Tour e non solo, hanno la cosiddetta assistenza, cioè il motorino interno, ma come è questo motorino, se lo si può comprare e a quanto, se eventualmente serve anche come telefonino, telecamera, ipad, ipod, smartphone e cacciatore di pokemon. Perché i motorini sono da un po’ di tempo inseriti, con tanto di spiegazioni a giustificare anche il costo, nelle biciclette da turismo impegnato o facilitato (stessa cosa), però è chiaro che i motorini di un Tour sono meglio, anzi sono il meglio del meglio. Nessuno scandalo, comunque, e invece tanta curiosità.
Secondo LeMond i motorini non sono rintracciati semplicemente perché nessuno vuole davvero rintracciarli. Povertà accettata di mezzi, paura dello scandalo, timore riverenziale nei riguardi di atleti famosi iperapplauditi e santificati, e addirittura voglia inconscia di non fare del male allo sport tanto amato e già solcato dal doping… Tutto potrebbe concorrere all’ignavia giustificabile o quasi.
Qui molto semplicemente vogliamo cercare di precisare ulteriormente, con l’aiuto dei motorini e di LeMond, il concetto di doping, visto che insorge un nuovo elemento di tipicizzazione, di classificazione. Il doping classico è sommarissimamente definibile come qualcosa di estraneo all’organismo, introdotto nell’organismo stesso per spingerlo a produrre più energia, o a lavarsi più in fretta dalle tossine da fatica, paralizzanti. Si parla di prodotti chimici e di organismi fisici. Cosa si dovrebbe dire se il doping nascesse da un prodotto altamente naturale, un’erba, un fiore? In fondo esistono già certi prodotti della natura, non da sintesi chimica o da operazioni di laboratorio, che fanno un gran bene.
Il doping tecnologico è tutto da scoprire e dunque da catalogare, classificare, casomai limitare. Tecnologico è il doping di Pistorius con le sue protesi: ma è ipocrita vietare lo spot assoluto, quello delle classifiche senza limiti di cosiddetta disabilità, a chi sopperisce in qualche modo ad una grave ingiustizia, quale è (sarebbe) quella di gareggiare con le gambe amputate e però senza protesi. Cosa allora si fa domani con un maratoneta che si è cambiato il cuore malato semplicemente normale, trapiantandosene uno “special” di un suo simile o di un orango? O uno artificiale? Invece di applaudirlo per la sua intelligenza e il suo coraggio pionieristico, lo si condanna, o lo si relega in gare comunque di seconda fascia?
Questa dei motorini ci pare una tematica utile per immediate e appariscenti esercitazioni di demagogia, di farisaismo. E di approsimazione. Per esempio, la scoperta dei motorini secondo noi rischia di essere “soltanto” quella di campi magnetici in continuo spostamento, utili per esaltare l’effetto volano della ruota. Una innovazione tecnologica sicuramente di portata inferiore a quella della ruota libera o del cambio di velocità, che pure vennero celebrate come progresso puro e semplice.
A parte il fatto che il pissi-pissi bao-bao procura problemi soprattutto agli anziani, incapaci come invece i giovani di bypassare lo scandalo per appurare le qualità dell’innovazione, a parte il fatto che ormai un bel po’ di danno è comunque stato fatto all’immagine complessiva, già sfregiata, del ciclismo, chi scrive queste righe insiste nel fornire il suo parere rispettato o comunque bene ospitato. Quello per cui ci sono criminalizzazioni troppo facili di novità che invece meriterebbero studi per il loro sfruttamento più corretto e - massì - democratico.
Già ci è occorso di scrivere proprio qui che il prodotto che permise ad Armstrong autentici miracoli fisici dopo essere uscito dal tunnel del cancro dovrebbe essere studiato bene e distribuito a vecchi, bambini e malati, perché è chiaro che fa del gran bene all’organismo. Adesso ci chiediamo se, anziché demonizzare i motorini, non è il caso che li si derubrichi lessicalmente (motorini è troppo) e si pensi a innovazioni per tutti portate dai campi magnetici. Importante è che il progresso venga studiato e che ad esso abbiano accesso tutti: la vera criminosità di tanto cosiddetto doping consiste nella slealtà generata dal fatto che c’è chi ce l’ha a disposizione e chi no, per carenza di informazioni e di denaro.
E adesso tirate pure le pietre.
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