Rapporti&Relazioni
Com'era il paradiso

di Gian Paolo Ormezzano

Mi accorgo, accingemdomi al consueto ap­puntamento “di rubrica”, che mi sono in qualche mo­do qui impegnato, negli articoli ultimi, a parlare del giornalismo ciclistico e di riflesso del ciclismo dei miei tempi, soprattutto anni Sessanta e Settanta, che pe­rò sembrano tempi vivi, da quel­lo che molti mi chiedono, in svariate occasioni, di ricordare e raccontare. Ho già riesumato molto e molti, con tanto riconoscente rispetto, e ora mi permetto di essere amorevolmente dissacrante. Comincio con lo scrivere che la maggior parte dei celeberrimi giornalisti che han­no davvero creato con i loro scritti il ciclismo eroico e poi il ciclismo nazionalpopolare han­no visto poco o niente i ciclisti in azione.
Strade brutte, automobili precarie, voglia di ristorante poi evolutasi nella enogastronomia da culto, tutto ha concorso perché le tappe venissero trasformate in spostamenti automobilistici da una località all’altra con sosta al ristorante celebre o comunque allertato, prenotato, gratificato, servizievole. Ricordo bene il trauma al mio primo Giro d’Italia, anno 1959: volevo ve­de­re corridori in azione, mi si fa­ceva notare che era pericoloso e che poi le tagliatelle speciali scuocevano. E dire che stavo, da uomo in più dell’équipe di Tutto­sport, sull’auto di un settimanale chiamato Il Campione, diretto formalmente da Felice Pla­cido Borel II detto Far­fal­lino, grande calciatore della Ju­ventus iperscudettata e della Na­zionale campione del mondo 1934 e soprattutto amicone mio.
Felice, uomo del calcio, ci stava ad avvicinare in ga­ra i ciclisti dei quali era curioso, però la sua greve automobile, una seriosissima Fiat 1400 scura, veniva acremente cacciata via o meglio avanti dal­la polizia stradale e degli addetti dell’organizzazione. Così mi convinsi in fretta che voler se­gui­re con gli occhi i corridori era reato e peccato insieme, e ac­cettai di felicemente soccombere ai ristoranti, gettando le basi del mio da allora progressivo ingrassaggio.

Ho fatto in tempo a conoscere alcuni dei giornalisti cantori, che erano ta­lora sgrammaticati e ostivi regolarmente al club del congiuntivo, ma sempre sinceri, fervidi, appassionati, tanto è vero che spesso rimproveravano a se stessi e ai loro voraci autisti l’abbandono della corsa a pro di qualche mangiata sublime. Ho vissuto in pieno l’epoca che per co­mo­dità e non solo (anche per rispetto, e debito) chiamerei di Gianni Brera, che seguiva il Gi­ro d’Italia e, a segmenti, anche il Tour de France, mobilitandoci con la notizia del suo arrivo, trasmessaci da Mario Fossati suo fratello di scrittura, non solo di testate. Mi prenotavo per stare a cena con lui nel dopotappa, mi appuntavo in testa le sue parole, le sue frasi, sempre geniali an­che se spesso paradossali, e pa­viacentriche, nel senso che tutto ma proprio tutto ruotava intorno alla storia della città longobarda, il resto tutto del mondo era al massimo un villaggio sa­tellite chiamato Milano, felicemente vicino a Pavia. Brera ave­va qualche voglia in più degli al­tri di vedere i corridori in azione, e questo mi sembrava molto bello e rafforzava il mio tifo quasi religioso per lui. Anche se non spartivo un atomo dei suoi giudizi sul mio Piemonte, colpevole di avere fatto un’Italia che non era tutta Bassa Padana, non­ché a parer suo regione da rispettare soltanto per i vini, che arrivavano persino ad essere simili a quelli delle colline pa­vesi. “E la Fiat?”, provavo a dirgli/chiedergli. “Gli Agnelli so­no lombardi di origine comasca”, mi diceva rabbuiandosi. Perché davvero mi voleva bene, e non tollerava queste mie smagliature.

Quando ho avuto abbastanza tacche di Giri e di Tour per non dover pa­gare nessun dazio da matricola o quasi, ho sempre rispettato e amato i figli minori (essì) dei cantori, epigoni ancora su piazza. Potrei fare tanti nomi e co­gnomi, ma sono tutti morti e pa­re non porti buono. Ho comunque succhiato anche da loro quel che potevo ancora di amo­re per il ciclismo. Perché anche il grande celebre scrittore, quan­do veniva spedito sul Giro (idem lo scrittore celebre francese spedito sul Tour) si riteneva un privilegiato, un unto dal singore della bicicletta, e scriveva da umile giornalista-gregario di quelli che anche in Italia chiamavamo i “réputés”, abbreviando il “réputés techniciens” con cui loro stessi, si autodefinivano su L’Equipe e dintorni giornalistici.

Che tempi. Bei tempi. Ogni tanto gioco al gioco di pensarmi all’ultimo istante di vita con un dio benigno, assai comprensivo dei miei peccati abbondanti, che mi chie­de qual è il mio ultimo desiderio da giornalista, visto che sono stato soprattutto giornalista. E dico “seguire un altro Tour de France”, persuasissimo come sono che quella sia l’ultima oc­casione (sperando che tut­to non sia evoluto cioè mutato in questi ultimissimi miei anni di latitanza) perché uno, se ha voglia vera di fare il giornalista sportivo che batte gli altri per dedizione e umiltà e attenzione e spirito di ricerca, possa farcela ad esser come aspira, mentre al­trove an­che nel nostro mestiere trionfa il troppo comodo, l’eguale per tut­ti, la routine. Ma forse sono ridotto anch’io come i cantori buone anime, per i quali il paradiso era un italiano che pedalava e vinceva in Fran­cia, mentre loro stavano seduti a tavole da re.
Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Questa è una buona notizia per tutti quelli che desiderano partecipare alla Chianti Down Country, ovvero la seconda tappa del Circuito Gravel Maxxis che prenderà il via il 17 maggio a Greve in Chianti (FI). Ad accogliere i partecipanti ci saranno ben cinque percorsi...


Prendete la Corretto Jersey, abbinatela ad un pantaloncino Espresso 2 ed il gioco è fatto: ecco a voi il Saturday Morning Skinsuit, il body che Castelli ha prodotto unendo le prestazioni offerte dai due prodotti appena citati. Sia chiaro, questo body non è...


Prologo si appresta a vivere un altro grande giro da protagonista. Il marchio italiano di selle e accessori di alta gamma sarà presente al Giro d’Italia 2026 con ben 10 squadre professionistiche. 80 saranno in totale i corridori in...


Specialized presenta la nuova Sworks Recon EVO, una scarpa offroad progettata per chi cerca massima trasmissione della potenza, stabilità assoluta e comfort di livello mondiale, dalle competizioni XC più esplosive alle lunghe avventure gravel e marathon. La SWorks Recon EVO nasce come sintesi...


L’occhiale 030 è una delle novità Salice per il 2026 ed è un prodotto moderno e versatile dotato di una montatura leggera e comoda, ma soprattutto di una singola lente che si comporta in maniera ottima in ogni sua versione...


Si è chiusa a Girona, in Spagna, l’edizione 2026 di The Traka, uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario gravel europeo svoltosi dal 29 aprile al 3 maggio, che ha visto Northwave al debutto come sponsor ufficiale.   A firmare questo esordio è stata...


LEGO Italia scende in pista al Giro d’Italia 2026 portando l’energia dei mattoncini LEGO® lungo le strade della Corsa Rosa. In occasione della 109esima edizione di una delle competizioni ciclistiche più iconiche e amate al mondo, il brand sarà partner...


La velocità conta e conta moltissimo, inutile girarci tanto attorno, ma non tutti possono aspirare ad un top di gamma caratterizzato da contenuti esclusivi. Rapida, la nuova proposta Wilier Triestina, non rappresenta solo la porta di ingresso al mondo road per l’azienda veneta,...


Oggi a Milano il cielo è grigio, ma non per questo se fossimo usciti in bicicletta non avremmo dovuto usare una valida protezione solare. Ce lo ha ricordato la presentazione di questa mattina organizzata da Cantabria Labs Difa Cooper che...


In occasione del Giro d'Italia, la Bardiani-CSF 7 Saber correrà con una bicicletta speciale: la De Rosa 70 Ogni Maggio, un tributo alla storia e ai valori del ciclismo italiano. De Rosa è partner ufficiale del Giro d’Italia 2026 e...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024