Visma Lease a Bike, tutti i segreti dei calabroni

di Giulia De Maio

Quest’anno dalla Milano-Sanremo sono tornata a casa con una borraccia, gellini, barrette e... un salame. Non mi sono fermata in ga­stronomia durante la Clas­si­cissima, ma andiamo per ordine e tutto troverà un senso, perfino il salame.
Grazie a Garmin ho seguito la prima corsa Monumento della stagione all'interno del Team Visma Lease a Bike per svelare ai lettori di tuttoBICI i se­greti della squadra che nel 2023 ha scritto la storia vincendo tutti e tre i grandi giri e nel 2024 è partita altrettanto forte, con nel mirino il tris consecutivo di Jonas Vingegaard al Tour de France. La formazione olandese - che mentre scriviamo insieme alla Uae Emirates è la più vincente dell'anno do­po aver conquistato la Parigi-Nizza e la Tirreno-Adriatico, doppietta mai riuscita nella storia finora a nessuna squadra -, si è presentata al via di Pavia con un team molto giovane e, per una volta, senza godere dei favori del pronostico.
Alla vigilia della Classica di Primavera con gli altri ospiti presenti, tutti belgi a parte la sottoscritta, abbiamo incontrato il direttore sportivo Arthur van Don­gen che ci ha spiegato la tattica di gara, quindi siamo saliti sul bus prima della riunione dei corridori, abbiamo ammirato i meccanici sistemare a puntino le bici Cervélo per i 300 km in programma l’indomani e abbiamo rivolto qualche domanda a Richard Plugge, amministratore delegato dei “calabroni”. Ex editore, ci confida che preferisce il la­voro di oggi anche se è più impegnativa di quello che svolgeva prima di en­trare nella massima categoria del ciclismo alla fine del 2012, quando fondò la so­cietà Blanco, che ha ereditato la li­cenza della Rabobank e da quest’anno ha cambiato nome in Yellow B (ape gialla, ndr) ma non il motto Beyond Victory (oltre la vittoria, ndr).
«Il lunedì ero felice quando avevamo venduto tante copie della rivista Fiets ma vincere le corse dà un’altra soddisfazione. Ognuna va celebrata, il successo non è mai scontato e non dura per sempre» racconta Plugge.
Quando il Team Sky dominava in lungo e in largo si è iniziato a parlare di marginal gains. Ora cosa fa fare la differenza alla Visma Lease a Bike che, soprattutto nelle corse a tappe, sembra avere una netta marcia in più rispetto ai rivali?
«La nostra forza sta nel curare le basi, stiamo attenti al 99% e non solo all’1% finale della performance. La differenza si fa nel dettaglio, ma se trascuri l’abc puoi avere studiato l’aeorodinamica e ogni aspetto che può farti guadagnare un secondo prezioso e non vincerai comunque - continua il manager olandese, che di recente ha lasciato la presidenza dell’associazione mondiale che riunisce le squadre di ciclismo professionistiche (AIGCP) al collega Brent Copeland della Jayco Alula. - Da noi vige una sola legge: mangiare, ri­posare e allenarsi bene. Per esempio avere un nostro cuoco sempre presente alle corse e allestire una stanza per i pasti solo per i nostri corridori fa la differenza, altri team si riforniscono ai buffet degli hotel ma non sempre questi propongono cibo adeguato alle esigenze di atleti professionisti e per noi questa è un’accortezza a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare».
La cura dell’alimentazione è davvero un must per questa squadra e uno degli incontri più interessanti che abbiamo avuto infiltrandoci al suo interno è proprio quello con la performance chef e dietista sportiva Janneke Ensing, ex pattinatrice e ciclista (élite dal 2009 al 2021, due anni alla Alè Cipollini, l’ultima stagione in forza all’australiana BikeExchange, ndr) che ci ha aperto le porte del camion cucina del team e ci ha fatto dare una sbirciata alla sacca che 24 ore più tardi i corridori avrebbero trovato una volta tagliata la linea del traguardo di via Roma. Tutti i prodotti alimentari che utilizzano in corsa e fuori corsa gli atleti della Visma Lease a Bike provengono dai supermercati Jumbo, che restano sponsor e preziosissimi partner del team, e sono catalogati nella app The Athletes Foodcoach che ogni corridore ha sul suo smart­phone, per sapere sempre quante calorie deve ingerire. L’apporto calorico ovviamente varia dal periodo dell’anno e dagli sforzi richiesti dal calendario: oggi alla vigilia di una corsa non durissima ma estremamente lunga l’app disponibile per tutti in abbonamento su www.theathletesfoodcoach.com in­vita i prof in maglia giallonera ad au­mentare il carico di carboidrati.
«Per la Sanremo già un mese fa avevamo calcolato cosa deve ingerire ciascun atleta in base al proprio obiettivo, con la app e l’immancabile bilancia al ricco buffet riservato ognuno sceglie se optare per della pasta, del riso, le uova, l’avena o quant’altro. Le quantità sono prestabilite, ma preferiamo far comporre i piatti agli atleti così che possano scegliere ciò di cui hanno voglia. È importante che rispettino il piano alimentare per non rischiare di trovarsi senza benzina quando serve in corsa. Il discorso si fa più complesso e ancora più cruciale durante le lunghe corse a tappe, durante le quali la stanchezza porta molti ad avere meno appetito e a rischiare di non recuperare al meglio» ci spiega Janneke, che su loro richiesta ha preparato una torta per i gemelli Mick e Tim Van Dijk, che hanno compiuto 24 anni proprio alla vigilia della Classicissima.
Janneke ci racconta che in base alla lo­calità in cui si gareggia trae ispirazione dai piatti della tradizione per offrire cibi gustosi e diversi. Non è un caso quindi che il campione europeo Chri­stophe Laporte dopo l’arrivo troverà un recovery drink alla nocciola ma an­che dei cannoli ripieni di verdura e formaggio. Oggi con i suoi compagni do­po una ricca colazione da 300 kcal per rispettare il carbo load studiato dal nu­trizionista, ha mangiato per spuntino un budino di riso e omelette con marmellata e una spolverata di meringhe oltre ai canonici pranzo e cena.
«I corridori devono sempre mangiare a sufficienza, a volte per loro non è semplice, ma ormai sono almeno otto anni che usiamo questa app e sanno che alimentarsi correttamente è la base per poter stare bene e pedalare forte. Avere Jumbo come partner ci permette di usare prodotti conosciuti e di qualità, è una garanzia» conclude Janneke, che prima di tornare ai fornelli ci svela qual è il piatto preferito di Wout van Aert. «Un carbo snack molto dolce, una sorta di crumble che ricorda lo stoofvlees, piatto a base di carne di so­lito accompagnato con patatine fritte e cucinato con birra scura e ciliegie, ov­viamente da noi rivisto con il riso e meno zuccheri».
Se i corridori curano le calorie con comprensibile maniacalità, noi per fortuna possiamo concederci qualcosa in più quindi apprezziamo cioccolatini e biscotti trovati in camera e ci godiamo la cena con un classico della cucina mi­lanese, risotto allo zafferano e osso buco. Con il no­stro carbo load as­solutamente non ne­cessario, andiamo a dormire pensando alla gara di domani e all’avventura che ci aspetta nel gran giorno della Classicissima.
Scortati dal gentilissimo Eddy Bouw­mans, professionista dal 1990 al 1997, vincitore della classifica dei giovani al Tour de France 1992, e da anni responsabile dell'hospitality della formazione olandese, raggiungiamo la partenza. Lì dopo aver scoperto che Eddy ha corso con Fondriest e Bon­tempi e aver girovagato tra i bus delle varie squadre, diamo il nostro in bocca al lupo ai corridori in gara.
La Visma Lease a Bike schiera una squadra giovane con tanti debuttanti alla Classicissima come i fratelli Van Dijk, il norvegese Johannes Staune-Mittet, talento per le corse a tappe che un anno fa si è imposto al Giro Next Gen, i più esperti belgi Tosh van der Sande e Julien Vermote che sorridono e ringraziano il cielo per il bel tempo, e i due capitani, il veloce Olav Kooij e Christophe Laporte, già scuro in volto al mattino per colpa di alcuni problemi di stomaco che gli hanno rovinato la nottata e, scopriremo nel giro di qualche ora, la giornata. Si può stare attenti alla dieta e curare gli allenamenti alla perfezione, ma la variabile emozione prima di un grande appuntamento può giocare brutti scherzi. L’imprevisto è sempre dietro l’angolo, soprattutto quando si tratta di una corsa di un giorno così ambita e difficile da conquistare.
Con una playlist italiana realizzata per l’occasione con il contributo di staff e corridori, anticipiamo la partenza del gruppo e ci dirigiamo verso il primo ri­fornimento. Con il massaggiatore Do­minic Beresole, lo specialista dei “ma­terassi” (per più stagioni ai grandi giri ha avuto il compito di portare i materassi degli atleti da un hotel all’altro per garantire il loro miglior riposo, ndr), impariamo a dare le borracce agli atleti. Con l’app VeloViewer il personale al seguito della corsa sa esattamente dove posizionarsi e come raggiungere le varie zone rifornimento.
Con Speedy Eddy al volante ci spostiamo dall’una all’altra e con un’altra app, Tour Tracker, seguiamo le gare live per non perderci nulla di rilevante. I corridori a loro volta, grazie ai dati salvati sul loro computerino Garmin, san­no dove saremo ad attenderli e quando è meglio mangiare e bere in base al tracciato e in vista della bagarre finale.
Grazie alla destrezza di Eddy alla guida e alla mia esperienza nella “corsa di casa”, riusciamo anche a ritagliarci una veloce sosta a Masone per l’immancabile risotto ai funghi di Gigi Belcredi, storico autista de La Gazzetta dello Sport. L’intera carovana approfitta di questo appuntamento fisso e gustoso che ormai è diventato una vera e propria tradizione per chi segue la Clas­si­cissima. I miei compagni di brigata Marijke, Marjolein, Arvin e Kristof restano affascinati dall’ospitalità e dal calore italiani ed Eddy ricambia la ge­nerosità di Gigi regalandogli una sacca del rifornimento Visma Lease a Bike piena di gadget da far perdere la testa a un grande appassionato di due ruote come lui, che a quel punto sfodera uno dei salami fatti da lui e ci ordina tassativamente di portarlo a casa. Che spettacolo!
Tornando alla gara, come aveva previsto il diesse nella riunione del mattino il Team Alpecin Deceuninck non sbaglia e con Jasper Philipsen supportato da un fenomenale Mathieu van der Poel in maglia iridata sbanca Sanremo.
I calabroni vivono forse la giornata peggiore dell’anno (giuriamo, non per colpa nostra!, ndr) e devono accontentarsi del 14° posto di Olav Kooij, se­condo della volata alla spalle del gruppetto di testa, a 35” del belga vincitore.      Un buon risultato per il velocista classe 2001, alla sua prima Sanremo e alla sua prima Monumento in assoluto, che ha corso soprattutto con la voglia di imparare. Rispettata la filosofia del team di andare oltre alla vittoria, i calabroni ci salutano promettendo di pungere fin dalla prossima corsa.

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