Arnaud De Lei, il campione contadino

di Francesca Monzone

Lescheret è un piccolo borgo nelle Ardenne dove vivono poco più di 100 persone, si trova a sud di Bastogne, ed è in questo luogo con fienili e case in pietra che è cresciuto Arnaud De Lie, il fiore all’occhiello del ciclismo vallone. Tra queste colline non lontano da quelle che vengono chiamate le Ardenne Blue, vive la famiglia De Lie, proprietaria di una fattoria dove vengono allevate più di 400 mucche da latte, che contribuiscono alla produzione casearia del consorzio delle Ardenne. Le stagioni in questa regione si alternano lentamente e gli inverni sono caratterizzati dalla nebbia e dalle temperature rigide.
Per tutta la Vallonia, che si sta ancora riprendendo dal ritiro di Philippe Gil­bert, Arnaud rappresenta il futuro del ciclismo e a dimostrazione di questo all’ingresso della sua fattoria c’è una  scritta enorme con il suo nome. A farla è stato papà Philippe, quando nel 2019 suo figlio conquistò il titolo na­zionale nella categoria juniores. «Devo dipingere di nuovo questa scritta - ave­va detto - : lo farò quando vincerà il titolo nazionale tra gli élite e so che non dovremo at­ten­dere ancora molto tempo».
Arnaud De Lie non vuole rinnegare le proprie origini contadine e ammette di essere un corridore forte proprio perché ha conosciuto la fatica del lavoro in campagna. Per il vallone il ciclismo e la campagna hanno il sacrificio come pun­to comune e ogni giorno lo ricorda a se stesso: «Queste due professioni ri­chiedono lo stesso rigore. Se non mun­gi gli animali con regolarità, puoi andare incontro a grossi problemi. Allo stes­so tempo se non ti alleni tutti i giorni, ti accade la stessa cosa. Nel la­voro in fattoria ho imparato a non contare mai i miei sforzi. Probabil­mente non sarei diventato un corridore così bravo se non fossi stato anche un contadino».
In questa stagione appena iniziata De Lie ha già fatto vedere le sue doti straordinarie, e adesso nella lista dei favoriti delle gare veloci il suo nome è sempre presente. Ha corso per appena dieci giorni ma i risultati sono già brillanti e al suo esordio stagionale in Spa­gna ha subito ottenuto la vittoria alla Clasica Comunitat Valenciana, superando nella volata il connazionale Bier­mans e il potente Boasson Hagen. Alla Etoile de Basseges, dopo il successo nella prima e nella terza frazione, il potente belga ha portato a casa la ma­glia verde della classifica a punti, ma è nelle Classiche di primavera che tutti attendono di vederlo. Ama la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix, ma pensa di essere troppo giovane per il Giro delle Fiandre.
«Il Giro delle Fiandre è troppo lungo e troppo nervoso, ma so per certo che voglio brillare nelle Classiche. Ho im­parato molto lo scorso anno e penso che in una corsa come la Ronde conti più la testa che il fisico. Ho capito mol­to in un anno e so che mi piace essere ad una gara quando so che posso lottare per la vittoria».
Roubaix e Sanremo sono nel suo futuro prossimo ed è in queste due Clas­siche Mo­numento che sogna di tagliare per primo il traguardo.
«La Sanremo è una gara che sento nel­le mie corde, posso affrontare il Poggio davanti, è una di quelle corse che ti dà adrenalina. La Parigi-Rou­baix è la mia preferita: è piatta, ci vuole forza, tutto sembra possibile in questa corsa e per me  sarebbe meglio se il tempo fosse brutto».
Ci sarà tempo per questo ragazzone che compirà 21 an­ni il prossimo 16 marzo, esattamente due giorni prima della Milano-San­remo, che per la prima volta correrà quest’anno.
Soprannominato il “Toro di Le­sche­ret” per quel suo modo simpatico di imitare le corna di un toro quando passa il traguardo vittoroso, il ventenne talento della Lotto Dstny spesso viene paragonato a Philippe Gilbert, il suo idolo, insieme al quale ha corso inella scorsa stagione.
«Arnaud è un corridore di grande ta­lento - ha commentato Gilbert al termine del suo ultimo anno alla Lotto -. È un corridore che unisce alla straordinaria forza fisica la capacità di saper in­terpretare bene la corsa e lo fa con una calma naturale».
La pace di Arnaud arriva da quella terra in cui è vissuto e al suo rapporto speciale con la natura e gli animali. «Non potrei mai abitare in una grande città come Monaco o simili. Quando esco con la mountain bike e incontro un cervo, resto incantato e non potrei mai sostituire queste emozioni con la vita in città».
Nella sua fattoria a Lescheret, De Lie tra­scorre il suo tempo con il cane Oscar e le 4 mucche che lui definisce speciali e che ha chiamato Simone, Wa­chaute, Sidonie e Noisette, preferisce i suoi animali anche alla compagnia de­gli amici nel paese.
Vincitore alla sua terza giornata tra i professionisti lo scorso anno al Trofeo Playa de Palma, Arnaud ha raccolto da solo quasi un terzo dei punti UCI totalizzati dal’'intera squadra Lotto-Soudal nel 2022. Quest’anno siamo solo all’inizio ma l’astro nascente del ciclismo belga è al sesto posto del ran­king mondiale e non è difficile immaginare che scalerà ancora posizioni.
Una vittoria che gli è sfuggita dalle ma­ni è stata la Omloop Het Nieuwsblad, vinta dall’olandese della Jumbo-Visma Van Baarle, dove è arrivato secondo anche a causa di una caduta nella quale ha riportato una ferita al ginocchio.
«Naturalmente devo essere felice del mio secondo posto - ha detto dopo la premiazione -. Ho commesso io un errore e sono finito a terra in una curva dove ho trovato l’asfalto bagnato. A vent’anni non puoi essere deluso di sa­lire sul podio di una corsa World Tour. Il Mur mi ha sorpreso, è diverso da come lo avevo visto in televisione. Alla fine ha vinto il più forte e non so se senza caduta sarei riuscito a vincere».
Il vallone ama le Classiche più di qualunque altra cosa e per il momento i grandi giri non sembrano essere nel suo futuro. «Ad oggi sono certo che non fanno parte dei miei piani. Pre­fe­risco fare grandi gare di un giorno, da­re il massimo in eventi come le Flan­drien­nes, la Bretagne Classic o il Gp de Québec e aspettare fino al 2024 per cimentarmi in una corsa dura di tre settimane».
ll suo titolo di campione nazionale juniores l’aveva ottenuto dopo aver percorso 110 chilometri di fuga sui 120 totali, andando all’attacco prima della fine del primo giro. Fu dopo questa sua prestazione che i tecnici della Lotto Soudal lo misero nel mirino e riuscirono a portarlo poi in squadra. Adesso la Lotto-Dstny deve lavorare bene, perché con il sistema dei punteggi è retrocessa e, anche se parteciperà a quasi tutte le gare del World Tour, è in una posizione scomoda e ha bisogno di vittorie importanti per mantenere gli sponsor. Nel team sponsorizzato dallo Stato, De Lie viene considerato già un leader e verrà aiutato a crescere senza bruciare le tappe, seguendo l’andamento naturale dell’atleta. Arnaud è giovane ma le sue idee sono chiare e rispecchiano un carattere maturo. È consapevole del suo talento e sa dove vuole arrivare. È convinto che la campagna cambierà, e che non sa­rà più quel luogo dove si vive a contatto di una natura ancora libera. Per questo sa che non farà l’allevatore una volta finita la carriera da corridore e allo stesso tempo sa che continuerà a correre finché troverà divertente farlo e che smetterà quando non sentirà più quelle sensazioni meravigliose che oggi lo portano a cercare la vittoria.
«Se a 20 anni non sai attaccare, non sa­rai mai attore principale a 25 o 30 an­ni.  Che corridore potrei diventare se il mio unico obiettivo fosse quello di sta­re sulle ruote degli altri? Lo sport do­vrebbe essere divertente. Devi divertirti, anche quando non vinci: alla fine della scorsa stagione avevo smesso di vincere e tutti si chiedevano perché, ma io non ero preoccupato, sentivo che andavo fortissimo e che non rimanevo indietro e solo questo per me era im­portante. Infatti, sono tornato. E adesso...».

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