Editoriale

di Pier Augusto Stagi

ALLA GANNA DEL GAS. Mai contenti? Forse. Vorremmo di tutto e di più. Ci stanno abituando così, è la legge del mercato, di un mondo che predica la lentezza ma insegue la velocità, il fatturato, il segno + ad ogni costo. Anche dopo un anno pazzesco come il 2021 in cui le aziende del ciclismo hanno registrato numeri superlativi, con crescite esponenziali a doppia cifra da far girare la testa (+40% o + 50 se non di più…), oggi non si accetta un modesto + 10. Ed è in questo clima di esasperazione collettiva che si inserisce anche il nostro sport, che cresce vistosamente su pista, ma soffre su strada. Vorremmo essere il meglio del meglio su ogni terreno e superficie, vorremmo avere l’uomo dei Grandi Giri e delle grandi volate, l’uomo del tempo e dell’ora, della velocità e del km, della Madison e del fango, del cross country e del downhill, il tutto chiaramente coniugato al maschile e al femminile. Siamo ingordi e impazienti, soprattutto mai contenti: questa è la verità.
Guardiamo gli altri senza saper guardare, perché se lo facessimo ci accorgeremmo che non siamo messi così male. Certo, lo so, l’ho scritto più volte anch’io, ci manca un Vincenzo Nibali, uno che quando corre un Grande Giro ci garantisca per lo meno un posto nella top cinque, ma sono in pochi ad averlo. In pochissimi. Chiaro che non dobbiamo sederci sugli allori, ma qualche alloro lo portiamo a casa, il ciclismo italiano qualcosa produce e ha. Su pista siamo una eccellenza, sia con i ragazzi che con le ragazze: queste ultime sono riferimento mondiale anche su strada. Insomma, siamo una nazione top (Ganna), che ha la fortuna di avere un ragazzo come Filippo ed Elia Viviani, oltre ad una nutrita schiera di fratellini che stanno crescendo bene e a vista d’occhio. Non è vero che sia tutto da buttare. Non è assolutamente vero che siamo alla Ganna del gas.

C’È QUALCOSA DI NUOVO? Tadej Pogacar ha rilasciato qualche settimana fa una intervista molto interessante sulla precocità dei ciclisti, sul fatto che le carriere potrebbero anche accorciarsi e il periodo di grande splendore non potrà essere superiore ai sette/otto anni. Per la serie: se cominci a vincere presto, la parabola discendente sarà anticipata. Tutto vero, tutto giusto, fino a prova contraria, anche se la storia ci dice che nulla è cambiato. Beppe Saronni ha cominciato a vincere a 19 anni, proprio come il fuoriclasse sloveno e a 21 vinse il primo dei suoi due Giri d’Italia, e il meglio l’ha fatto vedere in sette/otto stagioni, trascinandosi fino a tredici anni di professionismo, per abbandonare a 32 anni, come tantissimi. La storia dei Moser e dei Merckx, ma anche di Hinault è di ragazzi prodigio che hanno vinto per sette/otto anni e poi hanno iniziato la loro parabola discendente. Vale per quasi tutti, anche per il nostro ultimo grande interprete del pedale, Vincenzo Nibali, che ha corso per diciotto anni filati tra i professionisti, ma il meglio l’ha raccolto in quel lasso di tempo: sette/otto stagioni, con il botto della Sanremo nel 2018, a 34 anni. Da sempre, il picco atletico, il periodo di raccolta è quello lì. Non si sgarra. La storia è sempre quella. Per dirla con il poeta, c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico.

FUORI DAL MONDO. Ridiamo degli inglesi che hanno ancora la guida a destra e poi procediamo contromano convinti di essere dalla parte della ragione. Procediamo contromano per quanto riguarda la camera ipobarica vietata solo nel nostro Paese, in quanto considerata pratica dopante. L’ultimo a far sapere che presto ne avrà una è il campione del mondo Remco Evenepoel che, stufo di soggiornare all’hotel Syncrosfera, gestito dall’ex professionista Alexander Kolobnev, ha pensato di trasferirsi a vivere in Spagna, nella zona di Alicante, dove un architetto è già al lavoro per allestire la casa del campione belga con una particolarità in più: predisporre una stanza che simula l’alta quota.
Di fatto, grazie alla tenda ipossica, gli atleti riescono a simulare le stesse condizioni che trovano in altura, con l’indiscutibile vantaggio di limitare spese e tempo. Per noi è una pratica pericolosa, quindi vietata, per il resto del mondo, in particolare per la Wada (organizzazione mondiale dell’antidoping) che tutto muove e decide, è assolutamente lecita. Io, molto più semplicemente, vorrei che il nostro Paese ne prendesse atto: dalla Commissione di Vigilanza Doping al Coni, dal Governo al Ministero della Salute e dello Sport. Se davvero pensiamo che queste pratiche sono pericolose, allora opponiamoci. Facciamo qualcosa. Davvero per noi è sufficiente dire: per noi è un pericolo e garruli e felici corriamo con atleti che regolarmente ne fanno uso? Davvero ci sentiamo dalla parte della ragione? La verità è che un regolamento mondiale c’è ed esiste da tempo: le camere ipobariche non sono vietate. Punto. Per il mondo e la Wada queste sono pratiche più che lecite: siamo noi, fuori dal tempo, forse anche fuori dal mondo.

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Ci sono persone che sono estremamente del proprio operato e tra queste troviamo  di certo i responsabili di Cyclowax. L’azienda ha appena messo a punto insieme alla Lidl-Trek una cera speciale per lubrificare le trasmissioni che ha del miracoloso, una...


Alé è partner dell’Abu Dhabi Sports Council per l’UAE Tour e l’UAE Women Tour 2026, due delle più prestigiose competizioni del calendario UCI WorldTour maschile e femminile. La 4ª edizione dell’UAE Tour Women ha preso il via il 5 febbraio...


Alzi la mano chi non ha ancora compreso quanto sia importante avere con sé un gilet nelle varie uscite! A mio parere non esiste un capo tecnico più versatile e magico di questo, utilissimo come vuole la prassi nei più...


MVC Group, leader nell’abbigliamento tecnico per il ciclismo e gli sport outdoor, annuncia l'acquisizione di Wolvenberg, storico partner per la distribuzione nel Benelux dei brand Castelli e Sportful. L’acquisizione porta alla nascita di MVC Benelux, nona filiale estera del gruppo...


È iniziato l’UAE Tour Women, la corsa che lo scorso anno ha segnato il debutto in gara della Colnago Y1Rs. Come allora, torna la sfida tra il vento del deserto degli Emirati — una costante di questa competizione — e...


L’iconico marchio italiano Bianchi ha unito le forze con la squadra di triathlon più vincente al mondo per lanciare il nuovo progetto Bianchi Pro Triathlon Team. Fin dal suo ingresso nell’élite mondiale della disciplina nel 2014, la squadra ha vissuto...


Nei giorni scorsi siamo stati a Barcellona e abbiamo avuto la possibilità di testare il casco portato in trionfo al Tour de France da Pauline Ferrand Prevot e Wout van Aert, che dal 15 febbraio sarà disponibile sul mercato per...


Non facciamone un mistero, i team come la UAE Team Emirates hanno tanto potere in questo momento e possono anche permettersi di scegliere in base alle proprie analisi per adottare i componenti che reputano migliori. Questo accade anche con BIKONE,...


È stato il primo, il vero punto di riferimento per l’intero movimento ciclistico ed oggi il nuovo Varia™ RearVue 820 si presenta più potente, affidabile e luminoso che mai! L’iconico radar con luce di Garmin sfrutta un rilevamento avanzato dei...


Oggi più che mai il mercato del ciclismo è saturo di bici dalle altissime prestazioni, prodotti esclusivi sia per l’alto costo d’acquisto, ma anche e soprattuto per caratteristiche race che li rendono idonei per un ristretto gruppo di atleti. Massima...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024