Scripta manent

L'OMAGGIO AI MILANO DI NAPOLI

di Gian Paolo Porreca

Come tutti gli innamorati veri, di almeno due contesti siamo  pro­fondamente gelosi: le donne di casa, diciamo, e il ciclismo.
E così storicamente, con il di­ritto di chi frequenta le due ruote senza motore da sessanta anni e un lustro e più, siamo stati sempre estremamente diffidenti sulle di­chiarazioni di amore sperticato per la bicicletta, sinonimo di revanche ecologica e di budget in conto Unione Eu­ropea, espresse in carattere cubitale e dovizia di nu­me­ri dagli amministratori delle nostre Grandi Città.

Viva la bicicletta, come brand di futuro atossico, con bonus di sconto acquisto fuo­ri l’angolo, a favore di un coacervo ro­cam­bolesco di bici e para-biciclette. City-bike, bici con pedalata assistita, e-bike, ohi­bo, bici ul­tra-pieghevoli, bici da barca, pinzillacchere a peso d’oro, bici da molo di Capri, un am­miccamento alla idiozia colposa dei mo­no­pattini - mia sorella a Ro­ma inciampando su uno di questi marchingegni si è ap­pena sfasciata un gomito -, il business ulteriore e perfido del bike-sharing.
Noi diffidiamo, da emarginati, di questa riscrittura post-mo­derna della bicicletta esente dal sano sudore, vantato con la penetrazione subdola di una fiction dalla no­stra economia applicata al set­tore, tanto più in una stagione falcidiata dalla pandemia. E sia. Restiamo, noi, dal­­la parte dei contadini che tornavano dai campi in sella ad un arnese di ferro e borbottavano contro quei pochi ciclomotori che li sorpassavano in tromba... E sia. Viva la «bicicletta» e onore al guiderdone, e sia, ma il ciclismo che c’entra ?

E in questo ambito, del tutto convinti che l’amore altrui per la bicicletta non si identifica ormai minimamente con l’amore nostro per il ci­clismo, ci è par­sa illuminante e lodevole l’iniziativa promossa a Na­poli dall’egregio Rino Nasti, un ciclofilo per vocazione antica e assessore allo sport in passate amministrazioni cittadine. In accordo all’investimento istituzionale a fa­vore della mobilità sostenibile, e in primis dunque della ciclabilità in senso lato, nel tessuto urbano di Na­poli, così martoriato dal traffico e dall’inquinamento, Nasti ha promosso una petizione pub­blica alla cittadinanza, nella finalità di creare una inedita sintonia fra la Na­poli del 2020, che pretende ci­viltà a due ruote senza motori, e la “sua” storia ciclistica.

In questa prospettiva, che non sentiamo di parte, ma solo di corretto ri­guar­do al passato, l’amico Nasti invita tutti i pigri o i rassegnati del­la città, o chi non ha mai sfogliato un fo­glio di sport locale oltre il calcio e il nuoto, e in un contesto metropolitano che dà tanto - se non troppo - rilievo alla toponomastica di na­poletani illustri o soltanto po­polari, a fare intitolare una tratta del percorso ciclabile di Napoli alla famiglia Milano, la fucina di ciclismo a corso Novara, oggi ge­stita da Carlo, l’ultimo della dinastia. E il nome primo di riferimento lo daremmo ad En­zo Milano, il fratello maggiore di Carlo immaturamente scomparso qualche anno fa, figlio di Mimì e nipote di quel “don” Vincenzo Milano che fu nel dopoguerra capostipite della famiglia e del ci­clismo, al Borgo Sant’An­to­nio Abate. Quei Milano lì, senza campanilismo partenopeo all’incontrario, senza ri­corso ad uno sceneggiato di co­modo, che furono grandi amici di Fausto Coppi e te­stimoni della rinascita di un dopoguerra nazionale, solidalmente inteso.

Sarà una petizione vincente, o solo convincente, non sappiamo an­cora. Ma intanto la ap­plau­diamo sinceri, dal ba­stione di un tempo in cui l’amore per la bicicletta e l’amore per il ciclismo, oggi di­ventati voci discrepanti, sigillavano senza equivoci un co­mune batticuore.

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