Evenepoel, il nuovo fenomeno

di Danilo Viganò

Una stella? Un Cannibale? Una meteora? Impossibile dirlo oggi, ma Remco Eve­nepoel è sicuramente il nuovo fenomeno del ciclismo mondiale. Remco vive a Schepdaal, un piccolo cen­tro nel municipio di Dilbeek, nelle Fiandre, che da Meensel-Kieze­gem, il paese natio di Eddy Merckx al quale ovviamente è stato subito accostato, dista soltanto 67 chilometri. Il paragone con il Cannibale non è casuale anche perchè Remco le grandi doti le possiede davvero. Un prodigio del ciclismo di oggi, questo ragazzo belga che ha la­sciato il calcio per il ciclismo e che in bicicletta ha l’anima e la forza del campione.
«Quando giocavo nell’Anderlecht ho capito che nessuno credeva veramente in me - racconta Remco -. Mi sentivo escluso, non ero più me stesso e la de­pressione si stava impadronendo del mio corpo. A gennaio dello scorso an­no sono stato ingaggiato dal Malines ma, nonostante il contratto già firmato, ho preso la decisione di chiudere col calcio. Per i miei compagni era una stranezza che a 16 anni abbandonassi il football visto che ero anche capitano della nazionale Under 17, non c’era nessuna spiegazione sensata per loro, ma è stata a tutti gli effetti una mia scelta. Non mi preoccupava intraprendere una strada nuova, non mi preoccupavano le difficoltà e quindi ho scelto il ciclismo, seguendo le orme di mio padre che è stato professionista negli anni Novanta. Ora a 18 anni mi sto finalmente di­vertendo e sono due volte Cam­pione del Mondo».
Per correre in bici, Remco ha dovuto perdere otto chili e nel primo periodo di lavoro gli allenamenti gli avevano distrutto completamente il fisico: dolori all’inguine, tendiniti, anche perchè i suoi muscoli non erano abituati agli sforzi richiesti dall’attività ciclistica.
Come detto, Evenepoel viene dal calcio: è cresciuto nelle giovanili dell’An­der­­le­cht, poi ha giocato per tre stagioni in Olanda al PSV Eindhoven, e con la maglia della Nazionale giovanile belga Under 15 si è misurato anche contro l’Italia. Rem­co è il figlio di Patrick che fu professionista con la Collstrop, la Sigma e la Histor dal 1991 al 1994. Una breve carriera interrotta dall’arrivo in gruppo dell’EPO, che papà Eve­nepoel non ha mai voluto accettare.
A gennaio 2017 la decisione di cambiare sport, il 2 aprile 2017, a Zoutleeuw nel Brabante fiammingo, Remco fissa sulla schiena il suo primo numero senza sapere bene a cosa andasse in­contro. Fermo sulla linea di partenza, in attesa del via, gli si leggeva nello sguardo emozione e stupore per la nuova avventura: tanto ingenuo e avventato da sorprendere tutti sin dalle prime pedalate. Tre mesi dopo (2 luglio) la prima vittoria, a Bollebeek-Asse, sei giorni dopo ecco il bis in Spagna in una tappa della Bizkaiko Itzulia. Per il talento belga è solo l’inizio: una volta prese le misure e trovata la consapevolezza delle proprie forze, il giovane Remco infila una nutrita serie di successi. In dieci giorni fa sua la Piccola Amstel Gold Race a Val­ken­burg, la Corsa dei Giganti in Francia e La Philippe Gilbert in Belgio, uno tra i traguardi più ambiti del calendario internazionale della categoria Juniores. In totale saranno sette le af­fer­mazioni complessive nella prima stagione.
Trentuno invece quest’anno tra cui i due mondiali, l’europeo e il doppio campionato nazionale crono e strada. La sua forza mentale per ora ha la me­glio sull’aspetto tecnico e tattico, e l’atteggiamento e la concentrazione sono le armi vincenti di questo ragazzo che sopporta benissimo la pressione, e ha tutto per diventare un grande corridore. Di­cono tutti bene di Remco, che davanti a sé ha un grande futuro: avrebbe do­vuto correre nel 2019 per la Hagens Berman Axeon, formazione americana diretta da Axel Merckx (figlio di Eddy), ma dopo la straordinaria impresa al Cam­pionato Europeo su strada (50 km fu­ga, quasi 10 minuti di vantaggio sul secondo classificato) la Quick Step Floors ha bruciato sul tempo la concorrenza: il team World­Tour belga lo segue, Patrick Lefevere lo invita al Tour de France dove Remco fa una foto con il suo mito Philippe Gilbert, e firma a 18 anni il suo primo contratto da professionista.
«Al mio primo anno disputerò corse mi­nori, mi allenerò spesso in altura per ve­dere come reagirà il mio corpo in mon­tagna. Ho scelto la Quick Step Floors perché questo team è come una grande famiglia. Lo scorso inverno ho fatto uno stage con loro a Calpe (Spa­gna) e mi hanno subito fatto sentire parte del gruppo. L’atmosfera è davvero magica, una compagnia di amici. Per quanto mi riguarda, ho l’ambizione di poter partecipare ai grandi giri e mi­gliorare le mie qualità soprattutto in sa­lita, la strada da percorrere è ancora lunga».
Evenepoel è il nuovo che avanza. Non al­tissimo e velocissimo, vederlo pedalare è qualcosa di speciale, sfreccia a doppia ve­locità dei suoi avversari che spesso sembrano rincorrerlo senza speranza. È uno che rischia molto, ha coraggio e grinta da vendere. Abbiamo chiesto a Remco quali emozioni ha provato nell’indossare per la prima volta la maglia iridata.
«Avevo le lacrime agli occhi per quelle emozione indescrivibili. Fissavo gli sguardi pieni di passione dei miei genitori appostati sotto il palco delle premiazioni, è stato bellissimo... . L’inno del mio Paese, gli applausi le urla di gioia dei tifosi belgi, una giornata che ricorderò per sempre. È magnifico pensare di rappresentare la mia nazione nell’ambito sportivo. Indossare la maglia della Nazionale del Belgio mi ren­de fiero di quello che sto facendo».
E pochi giorni dopo, il bis nella prova su strada.
«Gara difficile, perché sono rimasto coinvolto in una caduta a settanta chilometri dal traguardo. Siamo finiti a terra in tanti, ho dovuto aspettare l’arrivo del meccanico che non si era accorto che anch’io ero caduto, quindi ho perso quasi due minuti ma non mi sono mai scoraggiato né perso d’animo, ho co­minciato a rincorrere, ho ripreso gli avversari e alla fine sono riuscito a vincere».
Nel tuo futuro, se dovessi dire come sarà tra 5-6 anni, come pensi di essere e dove?
«Spero di competere ad alti livelli nei grandi giri a tappe perché questa passione la coltiverò fino all’ultimo respiro. So di essere lontanissimo dalla perfezione: i campioni sono quelli come Merckx e Contador, che hanno vinto tanto tra i grandi. Ma non dite che sono un altro Merckx, perché io sono il nuovo Evenepoel. E l’unica cosa che voglio è continuare a divertirmi in sella a una bicicletta».

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