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GIRO. L'ULTIMA VOLATA DELLA CORSA ROSA. LIVE
di Giuseppe Figini | 30/05/2019 | 07:25

 

Non c’è nulla d’aggiungere per la bella tappa di ieri, tutta in Trentino-Alto Adige, con la costante di splendide immagini fra il verde della natura e i sempre piacevoli centri attraversati dalla striscia grigio-scuro di strade ben curate dove i corridori hanno inscenato la loro vivace recita di giornata, come anticipato da tuttobiciweb.it nell’esauriente commento e nella cronaca di Paolo Broggi.

È bastato un solo colpo, ben sparato, al momento giusto, a una quindicina di chilometri dall’arrivo nello stadio del Biathlon di Anterselva dal giovane francese Nans Peters, per prendere adeguato vantaggio sui compagni di fuga, con nomi anche di notevole caratura, per firmare la sua prima vittoria in assoluto, e in un grande giro, con azione che ha messo in luce le sue notevoli qualità.

Il lavoro di squadra della Movistar ha consentito, nel finale in salita, a Landa di recuperare 19”, alla maglia rosa Carapaz e a Lopez di guadagnare 7” su Nibali e Roglic. Sono confermate tutte le maglie dei vari leader delle speciali graduatorie prima della presumibile ultima volata di domani del Giro 2019 a Santa Mario di Sala.

 

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Dopo tanta montagna la tappa odierna propone un tracciato che, in pratica è in continua discesa nella prima parte e poi sempre e solamente pianura nella seconda parte. E’ l’ultima occasione per le ruote veloci del gruppo per quest’edizione del Giro d’Italia per puntare al successo.

E’ sempre nella provincia autonoma di Bolzano che avviene la partenza nella bella e piacevole Valdaora, comune sparso che riunisce le località di Valdaora di Sopra, Valdaora di sotto e Valdaora di mezzo, nella val Pusteria, ai piedi del massiccio di Plan de Corones, a forma di panettone, a quota m. 2275, che offre una meravigliosa e vastissima vista a 360 gradi, notissima località sciistica, già visitata dalla corsa rosa in varie occasioni. Il comune di Valdaora confina con il Parco naturale Fanes-Sennes e Braies e lungo la delimitazione costituita dal passo Furcia, si determina il confine linguistico fra la zona germanofona e quella ladina stabilitosi già nel periodo medievale. Le tre frazioni di Valdaora, accomunate dall’eccellenza del paesaggio alpino, propongono edifici religiosi e civili di tipico stile. Alle preminenti attività legate al turismo, sia estivo, sia invernale, sono collegate quelle riguardanti l’artigianato vario, significativa è quella del legno e pure la tradizione agricola e d’allevamento.

Il nome di Valdaora, nello sport, è intimamente legato allo slittino con una lunga serie di eventi organizzati e protagonisti, di primo livello internazionale, con titoli olimpionici e mondiali e la pista, con ghiaccio naturale, conosciuta come “Panorama”, è nel suo genere una fra le più moderne al mondo, con impianto d’illuminazione per le gare notturne. Diffusi sono anche i campi di pattinaggio, piste da fondo e cinque per slittino con uno sviluppo totale di km. 15. La bicicletta, nelle sue varie versioni, trova strade e sentieri di vario interesse. Il lago artificiale di Valdaora, nella frazione di Valdaora di Sopra che fino alla metà del 1300 era naturale, è alimentato dal fiume Rienza.
Valdaora, nuovo arrivo nella speciale geografia della corsa rosa, è ricca di tradizioni e usanze specifiche che preserva con costanza e passione.

La corsa prevede il passaggio da Monguelfo, la dizione ufficiale del comune è Monguelfo-Tesido, con l’omonimo castello sede di varie manifestazioni, poi Villabassa, località in aperta posizione paesaggistica con vari motivi d’interesse turistico e originale struttura per il benessere secondo la teoria sull’idroterapia di Sebastian Kneipp, abate e sacerdote tedesco del 1800. Si giunge a Dobbiaco, detta anche ”la porta delle Dolomiti”, all’incrocio d’importanti vie di comunicazione, con la parte più antica raccolta attorno alla chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista di metà 1700 e al vicino castello Herbstenburg del XVI secolo, il lago situato fra il versante settentrionale delle Tre Cime di Lavaredo e il parco naturale Fanes-Sennes e Braies. Dobbiaco ha sviluppato turismo nei differenti periodi con agricoltura, allevamento e selvicoltura, settori assai importanti nel suo piacevole territorio. Il noto e plurimedagliato bobbista Eugenio Monti (1928-Belluno 2003) era nato qui.

Dopo la sua frazione di Carbonin e il vicino lago di Landro, nell’omonima valle, il percorso entra in Veneto, provincia di Belluno, per Cimabanche e Ospitale nel territorio della celebre Cortina d’Ampezzo, “la Regina delle Dolomiti”, nella verde conca della valle del Boite, in Cadore, nello scenario dolomitico incorniciato dalle celebri Tofane, Cristallo, Sorapiss, Cinque Torri, Croda del Lago e altre notissime montagne, patrimonio UNESCO. E’ percepita e ricercata come l’eccellenza per le vacanze estive e invernali, con frequentazione internazionale, cosmopolita, di persone e personaggi di notorietà in diversi settori con eventi sportivi e culturali di valore e risonanza. Gli sport della neve del ghiaccio e dell’alpinismo trovano qui situazioni e impianti per manifestazioni di respiro e rilevanza internazionale, ai massimi livelli, così come eccellenti interpreti e protagonisti di varie epoche. Per il prossimo futuro nel 2021 si disputeranno qui i campionati del mondo di sci alpino mentre è atteso e auspicato il bis dei Giochi olimpici invernali del 2026, in abbinata con Milano, dopo di quelli del 1956.

Il Giro d’Italia ricorda le vittorie di tappa di Vittorio Magni nel 1939, 1948 impresa di Fausto Coppi, 1951 Luison Bobet, 1955 Angelo Conterno, 1977 Giuseppe Perletto e, infine, nel 2012, Joaquin “Purito” Rodriguez oltre agli storici passi dolomitici della zona entrati nella storia delle due ruote.

Si continua a scendere per San Vito di Cadore, con la vista dei gruppi dell’Antelao e del Pelmo, rinomata villeggiatura in bella conca, sede di partenza della 18^ tappa, con arrivo a Vedelago e vittoria di un giovane Andrea Guardini davanti a Cavendish, poi Venas che anticipa il capoluogo comunale, Valle di Cadore, con testimonianze d’insediamenti romani e il quasi nascosto lago artificiale. Si va poi a Tai di Cadore, frazione della vicina Pieve di Cadore, “capitale” storica del Cadore, patria del grande pittore Tiziano Vecellio, Perarolo di Cadore, già località di lavorazione del legno, Ospitale di Cadore il cui nome deriva all’antico ospizio che ricoverava i numerosi viandanti che passavano per la valle del Piave, edificio tuttora esistente e dove termina il Cadore. Si raggiunge quindi, su uno sperone roccioso, Castellavazzo con la sua rocca, ora frazione di Longarone.

Il comune è tristemente legato al disastro del Vajont del 9 ottobre 1963 quando una frana, staccatasi al monte Toc, tra Friuli e Veneto, precipitò nell’invaso artificiale del Vajont. L’onda provocata scavalcò la diga e travolse la sottostante Longarone e altri paesi lungo il Piave causando 1917 vittime e danni immani. Longarone è stata ricostruita e conserva la memoria nel Museo interno al comune. E’ nota anche per la lavorazione del gelato artigianale, così come la vicina Val di Zoldo, con famiglie di gelatieri che hanno, da lungo tempo, esportato la specialità in molteplici nazioni anche extra-europee e la Mostra internazionale del Gelato Artigianale, manifestazione di rilevante importanza per il settore.

Qui, un arrivo di tappa nel 1976, registrò il successo del veneto Simone Fraccaro con il gruppo che nel finale attuò il fair-play non attaccando la maglia rosa Felice Gimondi vittima di caduta che, alla fine, vinse il suo terzo Giro d’Italia. Nel 2013 c’è stata la partenza della Longarone-Treviso con sprint vincente di Cavendish.

Si prosegue per Ponte nelle Alpi, con lo storico ponte sul Piave e la sua frazione di Santa Caterina con l’omonima chiesa del 1200 e Cadola, località della sede del comune e passare quindi nella zona della conca dell’Alpago, regione storica fra il lago di Santa Croce e l’altopiano del Cansiglio. Si prospetta l’unico e facile GPM di giornata, di 4^ cat., a Pieve d’Alpago, quota m. 691, poi leggera discesa per Farra d’Alpago, sulla riva nord-occidentale del lago ampliato artificialmente negli anni 1930, partenza della tappa con arrivo a Corvara Alta Badia del Giro 2016 vinta dal colombiano Esteban Chaves e, dopo Sella di Fadalto, scavalcando la dorsale principale delle Prealpi Bellunesi, approdare nella provincia di Treviso. E qui il tasso di pratica e passione ciclistica registra un picco alto, altissimo.

E’ Vittorio Veneto, preceduta dalla sua frazione di San Floriano, il primo comune che s’incontra. Deve il suo nome all’unione, nel 1866, quando il Veneto si unì al regno d’Italia, dei due borghi d’impronta veneziana di Serravalle che ha conservato il suo nucleo antico medievale a nord e Cèneda a sud, da allora indicati in Vittorio in omaggio al re d’Italia fino a quando nel 1923 si aggiunse Veneto. Qui, fra il 24 ottobre e il 3 novembre 1918, si svolse la battaglia che determinò il definitivo successo della controffensiva italiana sulle truppe austro-ungariche e da qui il generale Armando Diaz diramò il bollettino della vittoria. Notevoli sono i monumenti civili e religiosi che testimoniano della sua storia e delle sue attività in vari settori in un sempre vivace ambito.

Il Giro d’Italia ha proposto qui l’arrivo nel 1937 con vittoria di Glauco Servadei, 1947 Adolfo Leoni, 1961 Renato Giusti, 1966 Pietro Scandelli, 1968 Lino Farisato, 1985 Emanuele Bombini, 1988 Urs Freuler e Lech Piasecki furono i primi nelle due tappe conclusive di quell’anno e Vittorio Veneto festeggiò, in occasione dei settant’anni dalla vittoria, il primo successo di un corridore non europeo nella corsa rosa, lo statunitense Andrew Hampsten. Fra i molti corridori della zona merita il ricordo Renato Longo (1937), cinque volte iridato e con dodici maglie tricolore nel ciclocross. La corsa prosegue per Ogliano, località di vigneti, comune di Conegliano, il secondo per abitanti della provincia di Treviso con prospera attività in vari settori produttivi e di specifico rilievo è quella del settore vitivinicolo, soprattutto con il famoso Prosecco. Il nucleo costitutivo dell’abitato si sviluppa sotto il Castello e conserva l’impronta medievale e vari palazzi di specifico valore, tutti con portici e con affreschi. E’ nato qui il pittore rinascimentale Giovanni Battista Cima (1459/60-1517/18), conosciuto anche come Cima da Conegliano. Diversi sono i corridori della zona di varie epoche, così come altri personaggi di vari settori. Teofilo Sanson, nato nella frazione di Scomigo (1927-Verona 2014), ha sponsorizzato a lungo una famosa squadra di ciclismo con l’omonimo marchio e non solo. In continuità d’ambiente e caratteristiche di paesaggio della zona che accomuna e contempera sviluppata attività agricola con differenti e più recenti realizzazioni industriali, manifatturiere e artigianali in vari settori, con centri distinti da numerosi edifici di culto e monumentali di valore come numerose ville di tipologia veneta, ricche di motivi artistici.

In tale ambito si passa per Susegana, Spresiano, Paderno, frazione capoluogo del comune di Ponzano Veneto, dove ha sede il gruppo Benetton, Paese, Quinto di Treviso e Zero Branco. Qui il ricordo è per Silvano Schiavon (1942-1977), solido corridore scomparso per un incidente mentre era alla guida del trattore.

C’è il passaggio nella provincia di Venezia per Scorzè, popoloso centro agricolo, industriale e artigianale, fra le quali la sede dell’Acqua Minerale San Benedetto e dell’Aprilia, noto marchio motociclistico nato da un’azienda di costruzione di biciclette del secondo dopoguerra, con la bella villa Soranzo Conestabile. Scorzè è pure assai legata alla specialità del ciclocross, e incontrare quindi Noale, con la rocca del Tempesta, il Castello, la torre dell’orologio e quella delle Campane che caratterizzano il centro costitutivo originario, unitamente agli edifici di culto. C’è quindi un brevissimo passaggio nella provincia di Padova toccando San Dono, frazione del comune di Massanzago con ville venete, così come Zeminiana, e rientrare subito nella provincia di Venezia, dove s’incontra Sant’Angelo di Sala, frazione del comune d’arrivo della tappa, Santa Maria di Sala. E’ centro di fervente passione ciclistica questo popoloso comune della zona del comprensorio miranese, che nel secondo dopoguerra ha affiancato alla fino allora preminente attività agricola, varie nuove iniziative  nel settore dell’industria manifatturiera e artigianale, polo molto attivo nell’ambito territoriale di tutta la provincia di Venezia. La chiesa parrocchiale di Caselle, costruita a cavallo fra il 1700 e il 1800, in stile neoclassico, a navata unica, con la chiesa arcipretale della natività di Maria, sono gli edifici religiosi di maggior valore. La struttura del Castello di Stigliano risalente al 13° secolo, ora riattato in pubblico esercizio, e l’importante Villa Farsetti, sorta per volontà dell’abate Filippo Farsetti verso la metà del 1700, è stato completamente recuperato dall’amministrazione comunale in tempi recenti, l’esteso parco compreso. Numerose sono le frazioni e le località comprese nel territorio comunale di S. Maria di Sala.

Nutrito è l’elenco di corridori che qui sono nati e, fra questi, spiccano i nomi di Antonio “Toni” Bevilacqua (1918-Mestre 1972), potente passista, due volte campione mondiale dell’inseguimento nel 1950 e 1951, vincitore della Parigi-Roubaix 1951, di 11 tappe del Giro d’Italia e diverse altre classiche, tricolore della strada nel 1950. Morì per le conseguenze di una banale caduta mentre passeggiava in bicicletta e la cui figura è descritta nel libro di Claudio Gregori “Labron”, il suo soprannome per via delle grandi labbra. Altre eccellenze ciclistiche di Santa Maria di Sala sono Mario Vallotto (1933-1966), medaglia d’oro alle Olimpiadi 1960 nel quartetto inseguimento, i fratelli Alfredo (1936-2016) e Arturo (1939) Sabbadin, campione italiano fra i professionisti nel 1961, e Attilio Benfatto (1943-2017), tutti professionisti di buon livello. Un ricordo è anche per Chiara Pierobon (1993-Ingolstadt 2015), promettente e giovanissima ciclista su strada e pista, prematuramente e improvvisamente scomparsa durante il trasferimento con le compagne di squadra per una corsa in Germania.

Un gruppo d’appassionati locali ha sempre testimoniato e vissuto un costante interesse per le due ruote realizzando diverse iniziative nel settore giovanile e celebrare il ricordo dei pedalatori del luogo. Nell’edizione del 2019 il sogno, a lungo cullato, di una tappa rosa si avvera.

da Tv Roadbook

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