Scripta manent

Cuore e malore

di Gian Paolo Porreca

Ha due facce ancora, ancora e sempre, questo nostro ciclismo, da anni. Ma vissuto, dibattuto, amato, trascorso, in Campania, realmente al giorno di oggi, è ancora di più conflittuale, per la narrazione leale fra un presente liliale e un passato ferito, tuttora prossimo. Cuore e ma­lo­re. 
E ci confonde stasera - il di­battito cuore e malore - che scriviamo, non c'è più da po­che ore Ornella Vanoni e la ascoltiamo. E l’altro pomeriggio siamo stati alla cerimonia di premiazione della Challenge “Crescenzo D’A­mo­re”, dedicata al ciclismo giovanile e promossa a Bru­scia­no, giustappunto il paese dell' hinterland napoletano città natale del campione del mondo juniores a San Se­ba­stian del ’97, tragicamente scomparso in un incidente stradale l’anno scorso di que­sti tempi, dalla famiglia e dalla Feder­ci­cli­smo campana, guidata da Umberto Per­na. Quel Perna, gentiluomo della pista, fra l’altro, che di D’Amore, morto a 45 neanche compiuti era stato il coach...

E lì era stato bello ritrovare i volti di un ciclismo campano, e in primis partenopeo, che negli anni brevi e lunghi dal 1995 alle prime stagioni del 2000 si era di fatto disegnato una magica enclave di passione fiamminga trapiantata sul Tirreno solatìo, altro che le brume del Mare del Nord....
Do you remember ? Già, sfilavamo, con l’affetto delle righe di allora, i volti di An­tonio Salomone, Filippo Per­fetto, Pasquale Muto, A­nto­nio D’Aniello, per ognuno un applauso e un distinguo. Fino a quello dominante di Giuliano Figueras, il ragazzo di Arzano che nel 1996, a Lu­gano diventò il campione del mondo Under 23, e da­vanti a tre altri azzurri: Sgam­belluri Sironi, e ai piedi del podio addirittura Bettini. Tanta Italia, il c.t. Antono Fusi, troppa quel giorno, troppo azzurra. E ci sovveniva l’attacco dell’articolo, su Il Mattino qualche tempo dopo, quando passato professionista con la Mapei Giuliano avrebbe subito vinto in Malesia, a Genting Highlands: «un Merckx campano, dal cognome all’in­crocio fra uno sprinter cubano del ’60, e un tennista spagnolo dell’80...». Già, che bravo, e intrigante quella crasi che esaltò il redattore capo fra Figuerola e Hi­gue­ras.
Tutti un po’ di addome ad­dos­so, non muscolare, i ra­gazzi ex ragazzi, e il physique du role perfetto, un sorriso intelligente ed ammiccante scansadomande, certo Filip­po Perfetto.

Sarebbe volato via quel ciclismo di gloria, e c’erano al tempo Sal­va­tore Commesso campione europeo nel ’97, due volte tri­colore e vincitore di altrettante tappe al Tour, Raffaele Illiano, Do­menico Romano e An­to­nio Varriale, e Salvatore Scamardella, assenti l’altro pomeriggio, nel clamoroso turbinio del ciclismo incoerente dei primi anni 2000 e delle sue scorciatoie: tanto azzurro campano una buriana, sarebbe così finito di lato all’ordine e alle regole costituite, talora male, come d’altronde tanto e troppo ciclismo azzurro nazionale. 
Storie singolari che avrebbero costruito certo una sconfitta tricolore al plurale. Pazienza, altrimenti non sa­remmo qui, così, abbiamo tutti - non solo loro - pagato di persona, a recuperare in bicicletta da corsa e credibilità l’equivoco di un quarto di secolo millantato.
E sia, ma al sentimento personale non si comanda, la predilezione del vecchio scrittore disilluso affiorava nell’abbraccio per ciascuno. «Ti ricordi, Giuliano, il bar Picnic di Arzano, e mamma e papà, allora?». E con An­to­nio Salomone parlavamo di Piotr Wadecki e dell’incidente al traguardo di Sor­rento e della Cape Epic... E a Tony D’Aniello avrei ricordato, non ho fatto in tempo, o forse mi mancava la stabilità del cuore, il timbrino rosso del tappo di spumante sulla gota, non il bacio della miss, per una Magnum di bollicine che non aveva atteso il tempo giusto, al Tri­colore per élite 2003... Non mancheremo ai loro giorni, l’onestà culturale è una stretta di mano.   
E di ciclismo a Napoli cuore e malore, per una volta ancora - alla nostra età di autunni, chi ci può giudicare? - con Ornella Vanoni avremmo preferito Domani è un altro giorno a La musica è finita. E non solo perché ar­riverà per tutti il Natale.

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